I Rotoli del Mar Morto: la più grande scoperta archeologica della storia

Il sito di Qurman, in Cisgiordania

Per un credente la scoperta fatta a Qumran sulla riva settentrionale del Mar Morto, non può che non essere la più importante della storia. La scoperta fatta nel deserto Giudaico, in Cisgiordania, rimane l’unica prova certa che i Testi delle Scre Scritture non sono stati modificati o compromessi almeno fino all’epoca della predicazione di Gesù, circa duemilla anni fa. Gli archeologi fanno risalire questi papiri e pergamene dal III secolo a.C. fino al I secolo d.C. e la cosa più incredibile non è solo che contegnono l’intera Bibbia del Vecchio Testamento (a parte il Libro di Ester secondo il canone Ebraico), ma anche che possono comprovare la veridicità dei contenuti delle traduzioni giunte fino ai nostri giorni.

La scoperta

Tra il novembre 1946 e il febbraio 1947 dei pastori beduini scoprono le prime sette pergamene. Questi adolescenti beduini mentre badavano alle loro capre e pecore vicino all’antico insediamento di Qumran in Cisgiordania, persero una pecora del gregge. Mentre la cercavano uno dei giovani pastori trovò una piccola insenatura, e non potendoci passare vi lanciò dentro una pietra rimanendo incredulo nel sentire un suono inaspettato. Il rumore di cocci che si rompevano li incuriosirono, e così chiesero aiuto per entrare nella grotta, e ne valse la pena. Quello che trovarono fu incredibile, una collezione di grandi vasi di argilla, sette dei quali contenevano dei rotoli di cuoio e di papiro.
Dopo che la notizia della scoperta si diffuse, i cacciatori di tesori beduini e gli archeologi dissotterrarono nella stessa area decine di migliaia di frammenti di pergamena da altre dieci caverne lì vicine, per un totale di circa mille manoscritti.

Furono rinvenuti dal sito di Qumram circa 1.400 documenti originali, alcuni completi o quasi completi (come la famosa Grande Pergamena di Isaia), e molti altri frammentati (circa 100.000 frammenti)

Gli Esseni

Quasi universalmente l’opinione dei ricercatori, attribuisce le pergamene rinvenute agli Esseni, un gruppo ebraico organizzato in comunità monastiche che conducevano una vita eremitica o cenobitica.
Quindi ben prima di qualsiasi scavo condotto a Qumran, era noto che in questa area del Deserto Giudaico erano presenti sette che durante la Rivolta ebraica tra il 66 e il 68 d.C. si insediarono nel deserto, fondando la loro vita principalmente sullo studio e sul lavoro per autosostenersi. Daltronde la vita monastica Occidentale nacque proprio con l’intenzione di voler emulare i tanti asceti presenti in Terra Santa, e i luoghi si sà, più lontani sono dalla civiltà e più favoriscono la pace interiore, elemento fondamentale per riuscire ad ascoltare la Parola di DIO.

A sostegno di questa teoria ci sono le sorprendenti somiglianze tra la descrizione della cerimonia di iniziazione dei nuovi membri nella Regola della Comunità e la descrizione della cerimonia di iniziazione di Essene menzionata nelle opere di Flavio Giuseppe, lo storico giudeo-romano del periodo del Secono Tempio di Gerusalemme. Inoltre anche altre regole della comunità come i bagni rituali ebraici (ebraico: miqvah = מקוה) sono stati scoperti a Qumran, offrendo la prova della presenza ebraica osservante in quel sito. Così come Plinio il Vecchio (il geografo che scrive dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C.) che descrive un gruppo di Esseni che vive in una comunità del deserto sulla riva nord-ovest del Mar Morto, vicino alla città in rovina di ‘Ein Gedi.

La storia e il pensiero antico che riaffiorano

Le grotte dove sono stati trovati i Rotoli sono verosimilmente quelle dove i credenti hanno trovato rifugio durante la Terza Guerra Giudaica, ovvero quella della rivolta di Bar Kokhba. I rifugi hanno così preservato numerosissimi documenti, inclusi documenti finanziari, militari, legali ed amministrativi, nonché alcuni testi religiosi tra cui rotoli della Bibbia. Sono quindi contenute informazioni preziose sulle difficoltà economiche e personali sopportate dai rifugiati, tra i testi troviamo lettere da e verso il leader della rivolta di Bar Kokhba, e poiché molti dei documenti sono datati, risultano di estrema importanza per l’archeologia del periodo romano e talmudico.
Il messaggio dipinge un quadro della diversità e della complessità all’interno della vita religiosa e della filosofia ebraica nell’era del Secondo Tempio, rivoluzionando la nostra comprensione del mondo da cui emersero il giudaismo rabbinico e il cristianesimo primitivo. Sebbene i testi rabbinici e cristiani non siano stati scoperti tra gli antichi manoscritti, molti dei pensieri e delle pratiche scoperti nei Rotoli riaffiorano negli scritti ebraici e cristiani successivi.

Perchè il credente deve dare importanza ad antichi manoscritti, e frammenti di papiri? Perchè anche la fede più grande ha bisogno di capire se il suo credo è fondato su fatti davvero accaduti.


Prima della scoperta dei Rotoli del Mar Morto, la Giudea del Secondo Tempio era percepita come una società monolitica. Influenzati da nozioni preconcette, gli studiosi pensavano erroneamente che questa idea di uniformità fosse supportata da fonti primarie rilevanti, come Giuseppe Flavio e altri autori greci e romani, i Vangeli del Nuovo Testamento e testi rabbinici. In realtà, queste fonti offrono un’immagine della diversità che ora può essere identificata e supportata dai testi ritrovati sulle sponde del Mar Morto. Nello specifico, queste opere alludono a un certo numero di diverse sette ebraiche, come i farisei, i sadducei e gli esseni.
I Rotoli chiariscono la nostra comprensione delle differenze fondamentali tra queste sette e mostrano quanto fossero in contrasto le loro varie visioni del mondo e le loro pratiche. Tutti gli antichi gruppi ebraici sembrano concordare sulla centralità e l’importanza della Bibbia, sebbene le loro concezioni della letteratura sacra possano essere state differenti. Viene così fatta finalmente luce sulle controversie filosofiche sulle questioni come il Tempio e il sacerdozio, il calendario religioso e l’Aldilà.

Interno della caverna n.4 dove è stata rinvenuta l’Apocalisse Messianica, un testo del I secolo a.C che era andato ormai perduto: […] “Poiché il cielo e la terra ascolteranno il Suo Messia e tutto ciò che conterranno non si allontanerà dai Comandamenti dell’Altissimo. Fortificatevi, o voi che cercate il SIGNORE, nel Suo servizio… Il SIGNORE farà cose gloriose che mai sono accadute, proprio come Egli ha dichiarato. Egli guarirà i feriti gravi, risusciterà i morti, porterà buone notizie ai poveri, […], guiderà i poveri e gli affamati e arricchirà gli affamati” (Manoscritto 4Q521, colonna 2)

Quattro curiosità che molti non conoscono sui Rotoli

  1. L’ebraico non è l’unica lingua dei Rotoli del Mar Morto.
    La maggior parte dei testi rinvenuti a Qumram non sono stati scritti in ebraico. Alcuni frammenti sono stati scritti nell’antico alfabeto paleo-ebraico (in disuso intorno il V secolo a.C.) ed altri scritti in aramaico (la lingua parlata dagli ebrei del tempo, incluso Gesù) mentre altri scritti contengono traduzioni della Bibbia ebraica in greco, che alcuni ebrei usavano al posto o in aggiunta all’ebraico al tempo della creazione dei rotoli.
  2. I Rotoli del Mar Morto includono una mappa ad un tesoro.
    Uno dei manoscritti più incredibili forse ritrovati a Qumran è il Copper Scroll, una sorta di antica mappa del tesoro che elenca dozzine di depositi d’oro e d’argento. Mentre gli altri testi sono scritti con inchiostro su pergamena o pelli di animali, questo curioso documento presenta lettere ebraiche e greche cesellate su fogli di metallo, probabilmente anche per resistere meglio con il passare del tempo. Usando un vocabolario non convenzionale e un’ortografia particolarmente anomala, il rotolo di rame descrive 64 nascondigli sotterranei intorno a Israele che presumibilmente contengono delle ricchezze nascoste per essere custodite nel tempo. A detta delle autorità nessuno di questi tesori è stato recuperato, forse in quanto i romani saccheggiarono completamente la Giudea durante il I secolo d.C. Comunque secondo varie ipotesi, il tesoro apparteneva agli esseni locali, e fu portato via dal Secondo Tempio prima della sua distruzione.
  3. Alcuni rotoli venduti nella sezione “annunci”.
    Athanasius Yeshue Samuel, un arcivescovo siriano ortodosso di Gerusalemme, ha acquistato quattro dei sette Rotoli originali del Mar Morto da un calzolaio che si dilettava in collezionare antichità, pagandoli una cifra inferiore a 100 dollari americani del tempo. Quando scoppiò la guerra arabo-israeliana nel 1948, Samuel si recò negli Stati Uniti e li offrì senza successo a un certo numero di università, tra cui Yale. Infine, nel 1954, pubblicò un annuncio sul Wall Street Journal sotto la categoria “Articoli vari in vendita” che diceva: “Manoscritti biblici risalenti almeno al 200 aC in vendita. Questo sarebbe un regalo ideale per un’istituzione educativa o religiosa da parte di un individuo o di un gruppo “. L’archeologo israeliano Yigael Yadin, il cui padre aveva ottenuto gli altri tre rotoli dalla raccolta iniziale nel 1947, ha negoziato segretamente il loro acquisto per conto del nuovo Stato di Israele.
  4. Incredibili lunghezze dei rotoli.
    Alcune delle pergamene più grandi si estendono fino a quasi 10 metri. Il rotolo di Isaia è lungo circa sette metri ed è composto da 17 fogli di pergamena, cuciti da un capo all’altro.

Conclusioni

Il Messaggio di DIO non può essere compromesso. Per quanto il male, le guerre, l’usura del tempo possano provare a compromettere gli Scritti Divini, il CREATORE non permetterà che la Sua Opera possa essere intralciata. Queste pergamene ritrovate hanno permesso sia ai fedeli delle Religioni Abramitiche di fortificare le loro convinzioni in merito all’impeccabilità della Parola, ma anche agli archeologi di raccogliere un’immensa quantità di informazioni su come la Bibbia è stata trasmessa di generazione in generazione. Nella maggior parte dei casi, le pergamene mostrano una notevole somiglianza con il Testo della Bibbia ebraica attualmente in uso, nonostante siano state scritte in lingue in disuso che sono inevitabilmente soggette all’interpretazione per trascriverle nelle lingue odierne.
Le differenze tra le pergamene e il testo tradizionale ebraico rappresentano semplicemente le difficoltà, dell’attuale Bibbia ebraica e della maggior parte delle traduzioni moderne delle altre Bibbie, nell’interpretare i concetti espressi allora con le parole e i modi dire di oggi, per questo il lavoro dei traduttori che interpretano la Scrittura è davvero una cosa ardua. La traduzione rimane una delle poche attività umane in cui l’impossibile si realizza di continuo, per riportare in vita questi testi e renderli comprensibili nelle lingue utilizzate oggigiorno, una parte minima del testo andrà inevitabilmente persa.
Possa IDDIO sempre guidare tutti coloro che operano per la Verità, agevolandone il loro complesso ma magnifico cammino.

 


Bibliografia

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