Aldilà, resurrezione, reincarnazione: la vita del credente dopo la morte

Il tempo non fa distinzione alcuna, e per tutti prima o poi arriva il momento in cui si dovrà abbandonare la condizione terrena che è la vita, per passare nell’Aldilà, ovvero la continuazione dell’esistenza dopo la morte fisica ma in una diversa forma. Una delle pochissime certezze che ha l’umanità durante la vita è la consapevolezza futura della propria morte, e comprendere alcuni aspetti basilari in merito all’Aldilà permette di riuscire ad affrontare al meglio l’esistenza nel presente. Solitamente la morte spaventa perchè la sua forma risulta ai nostri occhi permanente, così come anche lo è per il corpo il dolore che genera nell’animo di chi resta. Risultando ovvio il perché tutte le culture umane del pianeta abbiano codificato rituali elaborati per riuscire ad affrontare la morte. Dalle antiche piramidi Egiziane, ai complessi rituali funebri al tempo dell’Impero Romano, fino a quelli dei nostri giorni, quando il corpo esurisce quella energia nascosta che ne permette il funzionamento e si spegne, non si riesce a credere che tutto sia davvero finito. E questa non è un voler negare una realtà troppo dura da affrontare, ma semplicemente un’istinto e una fede naturale in un creato in cui “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. Ebbene, quindi non solo è lecito farsi domande in merito a quello che avverrà dopo la nostra morte, ma è soprattutto necessario in quanto proprio in base all’idea che abbiamo di quello che segue la fine della nostra esistenza sulla terra deriverà il modo in cui decideremo di trascorrerla. Sarebbe davvero troppo banale per un universo così magnificamente complesso, semplificare l’esperienza della morte definendola una fine, e così le menti più illustri della storia si sono succedute nella ricerca di fare chiarezza e provare a rispondere a questa domanda dalle mille risposte.

In questo articolo si cercherà di sostenere il percorso personale di ognuno verso la conoscenza dell’Aldilà partendo dall’assunto che la vita sulla terra non è altro che una prova da affrontare per poter raggiungere una ricompensa temporanea nel presente, ma che può divenire eterna nel futuro.


Concettualmente quindi una ascesa consapevole, persistente e progressiva, come se si percorresse la Scala di Giacobbe, dove si smette di procedere incertamente “a vista”, decidendo invece di muoversi lungo la strada già battuta in passato dai nostri antenati che ne hanno riportato direzioni e dinamiche.

Concetti base

Esistono due tipi di morte, quella del corpo e quella dell’anima. Quest’ultima, quando lascia il proprio “contenitore” terreno non porta nulla con sé nell’altro mondo se non quell’impronta che le buone e le cattive azioni sono impresse su di essa. Nel viaggio verso l’Aldilà sono queste che possono assicurare una spinta verso l’elevazione, oppure un peso che opprime e fa regredire la persona che è appena morta. Ma anche per i vivi similmete accade un processo analogo, in quanto ci viene riportato in molti libri delle Sacre Scritture di diverse religioni differenti che, sebbene un corpo risulti vivo, l’anima al suo interno può rimanere morta. La Bibbia e il Corano sostengono che, sebbene alcune persone sembrino essere vive, le loro anime sono morte in un corpo che fa non più da semplice “contenitore” ma da tomba. Quindi finché quell’anima rimarrà “morta”, continuerà a rivivere anche dopo la morte reincarnandosi in altri corpi (tombe) finché quello spirito non si illumini, risvegliandosi e rompendo finalmente quella ruota che le religioni Orientali chiamano Samsara. Questi e i prossimi concetti che si proveranno a formulare non vogliono essere un banale pentolone pieno di concetti di differenti tradizioni, ma solo evidenziare le similitudini che accomunano tutte le religioni, a partire dalla regola fondamentale, la Regola d’Oro ma anche in merito all’escatologia, ovvero in quell’area della filosofia e della teologia che si occupa degli eventi che accadranno alla fine dei giorni (la venuta di un redentore o Messiah, l’Aldilà, e la rinascita dei giusti.

La vera base della religione non è la fede, ma l’esperienza personale e diretta, e chiunque affermi che una religione sia o no sbagliata, si è già allontanato lui stesso dalla Verità che è solo presso DIO.

Il CREATORE è l’incarnazione della Verità, del Diritto e della Giustizia. Le religioni sono solo dei mezzi e delle strutture costituite dagli uomini e non da DIO per riuscire ad arrivare prima e più agevolmente all’illuminazione che rende ogni persona migliore e più vicina a DIO.

Reincarnazione e resurrezione

Per reincarnazione (in ebraico chiamata “gilgul” ovvero “ruota”), si intende una rinascita dell’Anima di un individuo in un altro corpo fisico, mentre la risurrezione (o resurrezione) è il ritorno alla vita dopo la morte, un risveglio successivo ad un “sonno” che riporta in vita la stessa Anima nello stesso corpo. Resta ovvio osservare una stretta relazione tra queste due “rinascite” e seppure la maggioranza delle dottrine le ritengono due cose separate se non addirittura opposte, esse sono invece due faccie della stessa medaglia e vanno considerate e studiate come un unico avvenimento.

Ebraismo

Nell’Ebraismo il Midrash Shmuel (Bereishit Rabba 56) afferma chiaramente che: “Non c’è generazione in cui non ci sia qualcuno come Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Samuele, ecc.” e questa è chiaramente una

Ibbur e dybbuk

Il dualismo tra il bene e il male nell’Aldilà e inteso con i termini Ibbur e Dybbuk. Il primo, Ibbur (in ebraico: עיבור, “gravidanza” o “incubazione”) è una delle forme di trasmigrazione dell’anima ed è simile a Gilgul neshamot. L’Ibbur è sempre la “conseguenza” positiva, mentre il dybbuk (דיבוק, dal verbo ebraico דָּבַק dāḇaq che significa ” aderire” o “aggrapparsi”) quella negativa in quanto in quest’ultimo caso è uno spirito malvagio a “possedere” o “dominare” l’anima della persona defunta. La tradizione presuppone che lo spirito lasci il corpo ospite una volta che ha raggiunto il suo scopo, ovviamente come oppositore per il bene del genere umano, ma non si può escludere che possa rimanere nel “contenitore” fino alla fine dei suoi giorni, o addirittura rimanendo attaccato all’anima nel corpo che la ospita dopo la reincarnazione.
L’ibbur invece è la stessa forma di “possesso” ma per un conseguimento del bene (per la persona e per l’umanità in generale), e che solo apparentemente sembra regolamentata da dinamiche più complesse, ma in realtà è solo stato (ovviamente dagli studiosi credenti) più elaborato come concetto, ma entrambi sono uguali ed opposti. Questa avviene quando un’anima retta (tzadik) decide di occupare il corpo di una persona viva per un certo tempo, e vi si riunisce spiritualmente all’anima esistente. L’Ibbur è sempre temporaneo, e la persona vivente può o non può sapere che ha avuto luogo, il fine, come già detto è prettamente benevolo, l’anima defunta desidera completare un compito importante, adempiere ad una promessa, o compiere un mitzvah (un dovere religioso) che può essere compiuto solo nella carne. L’anima del giusto entra e si diffonde in tutto il corpo, proprio come l’anima (נֶ֫פֶשׁ Nefesh) della persona ospitante. I due saranno una cosa sola, si compiaceranno per le cose meritevoli compiute e soffriranno i dolori insieme e in egual misura, rimanendo lì per un tempo determinato per rettificare e completare ciò di cui ha bisogno per poi dipartire mentre la persona è ancora viva.

Il tempo della fine

L’escatologia giudaica comprende una serie di temi interconnessi:

Il tempo della fine viene chiamato solitamente “la fine dei giorni” (aḥarit ha-yamim, אחרית הימים) ed è una frase che appare più volte nel Tanakh. La principale risorsa scritta per la credenza nella “fine dei giorni” e negli eventi che la accompagnano si trova nei testi profetici del pre-esilio (tra cui Isaia e Geremia) e in quelli dell’esilio (Ezechiele e Deutero-Isaia). I principali fondamenti dell’escatologia possono essere così elencati:

  • Fine del mondo (intesa come la fine di tutto così come lo conosciamo adesso)
  • DIO redime il popolo dei credenti dall’ultima grande prigionia iniziata durante l’esilio babilonese, atraverso un nuovo Esodo
  • DIO restituisce al popolo ebraico alla Terra d’Israele
  • DIO restaura la Casa di Davide e il Tempio di Gerusalemme
  • DIO crea un reggente della Casa di Davide (il Messiah) per guidare il popolo ebraico e il mondo, innaugurando un’epoca di giustizia e di pace
  • Tutte le nazioni riconoscono che il DIO Unico è l’unico vero Dio
  • DIO resuscita i morti
  • DIO crea un nuovo cielo e una nuova terra

Cristianesimo

Nel Cristianesimo la reincarnazione fu accolta solo presso ambienti cristiani poi ritenuti eterodossi, ovvero da quelle dottrine formulate su opinioni diverse da quelle accolte come veritiere dalla Chiesa come istituzione. Eppure padri della Chiesa come Origene sembravano accettare la possibilità di una preesistenza dell’anima anteriore alla nascita, egli infatti contestava solo che lo spirito umano potesse reincarnarsi nel corpo di animali, credenza comune in altre dottrine Orientali. Secondo Origene ed altri numerosi sostenitori della reincarnazione nel cristianesimo, alcuni passi del Vangelo confermerebbero questa teoria:

  • Quando Gesù chiede ai discepoli riguardo all’opinione della folla: “Chi credete che io sia?”, essi risposero: “Alcuni dicono che sei Giovanni il Battista, altri Elia ed altri Geremia o uno dei Profeti”. (Luca 9, 18-19) Ciò testimonierebbe l’accettazione della possibilità che un profeta del passato potesse reincarnarsi nel Messiah (Cristo)
  • L’episodio della trasfigurazione sul monte Tabor: “Ma io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto” […] allora i discepoli compresero che aveva parlato di Giovanni il Battista”. (Matteo 17, 11-13)
  • “Tutti i profeti e la Legge hanno profetato fino a Giovanni e, se volete accettarlo, egli è quell’Elia che doveva venire”.
  • Quando i farisei interrogano il cieco che annuncia la guarigione: “Tu sei venuto al mondo ricoperto di peccati e vuoi farci da maestro”. (Giovanni 9)
  • Quando i farisei interrogano il Battista su chi egli sia e con quale autorità compia il suo ministero, gli prospettano tre personaggi di cui uno sicuramente morto ovvero Elia, il Messiah o il Profeta.

Le Scritture del Nuovo Testamento non menzionano una “fine del mondo” ma piuttosto la fine di una società empia. Gesù afferma che l’evento avverrà nell’ora e nel giorno che nessuno conosce, e come Salomone avrebbe insegnato (“niente di nuovo sotto il Sole”) avverrà in un modo analogo a quello dei giorni del passato durante il Diluvio Universale:

36 Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li conosce, neppure gli Angeli del cielo, neppure il Figlio, ma solo il PADRE. 37 Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo. 38 Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39 e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo.
(Matteo 24, 36-39)

 

La fine dei Giorni

Gesù ha anticipato e spiegato i segni che indicano che la “fine dei giorni” si sta avvicinando, tra cui i disastri naturali, le carestie, le rivolte civili, le guerre, tutte cose che nel mondo di oggi sembrano affliggere l’umanità come unico essere, e non come insieme di stati. Il riscaldamento globale e dai danni causati all’ambiente dalla sfrenata attività del capitalismo, la sovrappopolazione, la carenza di acqua potabile sono solo alcuni dei segni che i credenti di oggi identificano come identificativi prima della venuta del Messiah. Ma riguardo al tempo preciso Gesù accenna soltanto che verrà come un “ladro nella notte” (Apocalisse 3,3), e se quindi nessuno può conoscere l’ora o il giorno, eccetto il PADRE, allora non si può giustificare la dottrina della Trinità. Se Gesù è “stessa sostanza del PADRE” non può non conoscere il Suo pensiero e le sue Verità per intero e questo passaggio non può non essere un invalicabile ostacolo alla pari identità delle figure trinitarie.

Islam

Anche l’escatologia islamica tratta degli aspetti della teologia che riguardano avvenimenti che riguardano i giorni futuri. L’Aldilà e la Fine del Mondo sono argomenti enfatizzati nel Corano, ma si parla anche del Giudizio Finale, e dell’eterna divisione dei giusti e dei malvagi che avrà luogo nel Giorno della Resurrezione (in arabo: يوم القيامة, romanizzato: Yawm al-Qiyāmah) chiamato anche “Giorno del Giudizio” (in arabo: يوم الدين, romanizzato: Yawm ad-Dīn). Diversi versetti del Corano citano il Giudizio Universale e come in altre religioni abramitiche, l’Islam insegna che ci sarà una resurrezione dei morti che sarà seguita da una tribolazione finale e da un’eterna divisione dei giusti e dei malvagi. La Grande Tribolazione è descritta negli hadith e nei commenti degli ulama, tra cui al-Ghazali, Ibn Kathir e Muhammad al-Bukhari. Il Giorno del Giudizio è chiamato nel Corano con diversi nomi, “Giorno del Ricongiungimento” e l'”Ultimo Giorno e l’Ora (al-sā’ah)”. Gli hadith descrivono diversi eventi che accadranno prima del Giorno del Giudizio, e durante questo periodo, la terribile corruzione e il caos domineranno la terra, causati dal Masih ad-Dajjal (l’Anticristo in Arabo), poi apparirà Isa (Gesù) che insieme ad al-Mahdi sconfiggerà il Dajjal e stabilendo un periodo eterno di pace, liberando il mondo dalla crudeltà. A questi eventi seguirà un periodo di serenità, quando le persone vivranno secondo i valori religiosi. La letteratura apocalittica islamica che descrive l’Armageddon è spesso conosciuta come fitna, Al-Malhama Al-Kubra (Il grande massacro) o ghaybah in Shī’a Islam. I giusti sono ricompensati con i piaceri di Jannah (Paradiso), mentre gli ingiusti sono puniti in Jahannam (Inferno).

Per quanto riguarda il concetto di reincarnazione lo ritroviamo molto simile a quello ebraico della Cabala, e alcune dottrine Islamiche, come ad esempio i drusi, integrano anche concetti di reincarnazione simili al pitagorismo, il manicheismo e lo gnosticismo cristiano. Ma la resurrezione non è strettamente un concetto che rientra nelle religioni abramitiche, in quanto esiste anche nello Zoroastrismo, così come nell’Antico Egitto. Inizialmente i concetti di reincarnazione e resurrezione sembrano essere due filosofie che non possono coesistere allo stesso tempo, ma se si analizza testualmente e linguisticamente la Bibbia e il Corano per comprendere meglio questi concetti si comprende che invece esse sono due facce della stessa medaglia.
Il Cristianesimo e l’Islam sono le due principali religioni che predicano con zelo la resurrezione dei morti. È uno dei principi della professione di fede cristiana, in quanto è senza dubbio un insegnamento di Cristo e nei Vangeli è riportato che gli ebrei al tempo di Cristo erano divisi tra i farisei e i sadducei, i primi convinti della resurrezione, mentre gli altri contrari oppositori e non credevano nemmeno nella reincarnazione. Gesù Cristo si schierò con i farisei nella sua argomentazione contro i Sadducei in materia di resurrezione (Matteo 22, 23-33 ; Marco 12, 18-27). A differenza della Torah, che non sembra essere esplicita sull’Aldilà, il Corano è molto chiaro sul tema della vita ultraterrena e della resurrezione dei morti. L’argomento principale discusso dal Corano è il Giorno della Resurrezione e l’Aldilà. Per queste ragioni, il Cristianesimo e l’Islam hanno nelle loro rispettive Scritture riferimenti espliciti alla resurrezione dei morti che parlare di reincarnazione sembra assurdo. Tuttavia, per comprendere la resurrezione, la morte deve prima essere compresa. La resurrezione dei morti non può essere definita se la morte non è definita.
Nel Corano si parla spesso della morte (Corano l-‘Imrān 3, 185 ; al-Anbiyā’ 21, 35 ; al-‘Ankabūt 29, 57), tuttavia, in quasi tutti questi casi, si riferisce alla morte delle anime, non facendo mai mensione di morte corporale (badan) o (jasad).

وَلَا تَقُولُوا لِمَنْ يُقْتَلُ فِي سَبِيلِ اللَّهِ أَمْوَاتٌ ۚ بَلْ أَحْيَاءٌ وَلَٰكِنْ لَا تَشْعُرُونَ
E non dite: ”Coloro che sono stati uccisi [seguendo] la via di DIO sono morti”. No [loro sono] vivi, ma voi non lo percepite.
(Qur’an al-Baqarah 2, 154)

 

Come si può vedere chiaramente il Corano parla di morte e resurrezione, ma più precisamente ad una morte dell’anima, in cui nel Giorno della Resurrezione, quando i corpi saranno risorti, tutto ciò che è stato nascosto (o non compreso dalla mente umana) dagli uomini sarà reso manifesto. Il pellegrinaggio islamico (Hajj) descrive il viaggio di un’anima morta o per lo meno morente, verso la vita, Surah al-Hajj ed enfatizza la resurrezione di coloro che si trovano nelle loro tombe, che può anche essere intesa come anime morte in corpi in movimento per essere resuscitati. Dopo tutto, l’Hajj rappresenta corpi in movimento, ma che indossano ancora un sudario funebre, perché non è il corpo, ma l’anima al suo interno che è veramente morta.

Il termine per indicare l’agnello sacrificale in Arabo ‘ijl, che però significa anche “ruota” o “rotolare” e condivide lo stesso significato di gilgul in ebraico, che intende per l’appunto la “rotazione” delle anime attraverso la reincarnazione. ‘Ijl è usato più volte nel Corano, anche per indicare il vitello che gli Israeliti avevano preso mentre Mosè riceveva la Torah (Corano al Baqarah 2, 51).

Conclusioni

Le religioni orientali insieme alla Bibbia e al Corano possono essere viste come contenenti lo stesso messaggio: tutte definiscono l’ego come un nemico, e finchè questo nemico non viene riconosciuto e sconfitto, il ciclo di vita e di morte nelle reincarnazioni dell’anima continuerà. Per fermare la ruota della reincarnazione si deve ambire all’illuminazione personale, che conduce prima all’Era Messianica e poi alla conseguente resurrezione delle Anime.

L’anima è eterna, solo il corpo può cambiare attraverso le diverse “fasi” di vita dello Spirito che risiede dentro ogni uomo per mezzo. Così come esiste un Unico DIO, altrettanto l’umanità discende da un unico uomo e un’unica donna, quindi siamo parti di uno spirito più grande che si frammenta via via attraverso differenti cicli di vita, e resurrezioni dlle Anime. Reincarnazione e resurrezione sono spesse considerate differenti, ma di diverso hanno solo la loro interpretazione, in quanto entrambe riconducono l’Anima sulla Terra per completare (nel bene o nel male) quello che precedentemente si era iniziato. Credete in un solo DIO, corrisponde a riuscire a fare la cosa giusta, fare del nostro meglio affinchè lo Spirito che è bene, irrompa nei nostri corpi imperfetti e che conducono al male. Basta avere conoscenza  e tutto potrà davvero aggiustarsi per il bene di tutti. ll mondo sarebbe un posto migliore se ricercassimo DIO non solo ad di fuori di noi e attraverso le religioni, ma soprattutto l’uno nell’animo dell’altro.


Bibliografia

Translate into your language
Categorie
ASH’s Newsletter

Suggested
Suggested contents and articles.
Suggested Contents
5 citazioni confortanti da sapere sulla profezia di Isaia
Parole di conforto e di consolazione per il popolo di DIO, per la nostra sofferenza durante l’esilio dalla terra promessa che in passato era identificata in Israele, ma oggi si può considerare come il raggiungimento dell’era di pace, l’era messianica. Ecco cinque dei migliori passaggi di questa profezia che rassicura
The Shema (in ebraico: שְׁמַע “Ascolta”) è il titolo di una preghiera che funge da fulcro nel servizio di preghiera ebraica del mattino e della sera. Il primo verso racchiude l’essenza monoteista del giudaismo e i più osservanti considerano lo Shema la parte più importante del servizio di preghiera. (vedi
Il Profeta è un individuo ritenuto in grado si mettersi in contatto con un Essere Divino e affermando di parlare per conto di quell’Entità superiore, servendo da intermediario con l’umanità consegnando il Messaggio o l’insegnamento dalla fonte soprannaturale alle altre persone. Il Messaggio che il Profeta riferisce è chiamato profezia,

Let's stay connected...
Tu puoi fare cose che io non posso fare e anche io posso fare cose che tu non puoi fare, ma insieme possiamo fare grandi cose.