Stele di Mesha: la più antica iscrizione del tetragramma

La Pietra Moabita, anche nota come la Stele di Mesha, contiene un’antica iscrizione di Mesha, il re di Moab risalente al tardo IX secolo a.C., i cui elementi corrispondono agli eventi narrati dalla Bibbia Ebraica.
La storia si riferisce al luogo corrisponde ad un regno situato nell’odierna Giordania, e la stele racconta cdi ome Chemosh , il Dio di Moab, fosse adirato con il suo popolo, permettendo che fossero soggiogati ad Israele. Alla fine però Chemosh intervenne in aiuto a Mesha per liberarsi dal dominio avversario e ripristinare le terre di Moab.

Mesha afferma inoltre di aver ricostruito o riparato molte città ed edifici, tra cui una fortezza, la residenza del re e delle cisterne per la conservazione dell’acqua. Purtroppo, le ultime cinque righe dell’iscrizione sono interrotte, quindi gli studiosi non sanno  come esattamente si concluda l’iscrizione.

La scoperta

La pietra fu scoperta intatta da Frederick Augustus Klein , un missionario anglicano , nel sito dell’antica Dibon (ora Dhiban, Giordania), nell’agosto 1868. Klein fu condotto alla stele dall’emiro Sattam Al-Fayez , figlio del re Bani Sakhr Fendi Al-Fayez, sebbene nessuno sapesse interpretare il testo a quel tempo. Gli archeologi erano, e sono tutt’ora, impegnatissimi nella ricerca di prove che dimostrassero la storicità della Bibbia, e quindi la notizia della scoperta ha scatenato una corsa tra Francia, Gran Bretagna e Germania per acquisire il reperto. Questo non semplicemente perchè la Stele di Mesha, è la prima importante iscrizione epigrafa cananea trovata nella regione della Palestina ( e la più lunga iscrizione dell’età del ferro mai trovata nella regione), ma perché la storia raccontata scorre parallelamente a un episodio Biblico del Libro dei Re ( 2Re 3, 4-28). Fa riferimenti al regno di Israele (la ” Casa di Omri “) ed il primo riferimento extrabiblico al Nome di DIO, il Tetragramma.

Riassunto della stele e traduzione

Questo reperto getta luce sulla storia della Terra Santa, le sue tradizioni, le sue politiche interne ed estere del tempo.
Gli epigrafi francesi , André Lemaire ed Émile Puech , suggerirono addirittura che una parte gravemente danneggiata della riga 31 avrebbe potuto contenere “Casa di Davide“, il che poterebbe csignificare la primo testimonianza extra biblica anche del padre di Salomone, Davide. 

È anche una delle quattro iscrizioni contemporanee conosciute che contengono il nome di Israele, le altre sono la stele di Merneptah , la stele di Tel Dan e il monolite di Kurkh .

La stele è attualmente esposta in Francia al museo del Louvre e la Giordania ne ha chiesto la restituzione.

Riassunto

La pietra moabita è scritta in prima persona e colui che parla è Mesha, re di Moab che regnò dall’850 a.C. circa fino alla fine del IX secolo a.C. Moab si trovava a est dell’antico Israele e di Giuda, attraversando il Mar Morto. A sud di Moab c’era Edom e a nord di Moab c’era Ammon.

L’iscrizione si apre descrivendo chi è Mesha ed chiarendo lo scopo della pietra stessa: “perché egli (Chemosh, la divinità moabita; scritto anche come Kemoš) mi ha liberato da tutti gli assalti e perché mi ha fatto vedere il mio desiderio su tutti i miei avversari”. L’avversario è specificato come Israele, perché il re Omri di Israele aveva catturato porzioni di Moab. Intorno al periodo in cui il figlio di Omri era re (circa 850 a.C.), Mesha cominciò a riconquistare il territorio perduto, ricostruendo, uccidendo gli abitanti e prendendo schiavi israeliti (righe 7-21). La sezione successiva del testo descrive varie cose che Mesha afferma di aver compiuto per il bene comune: ricostruire città, costruire cisterne per l’acqua, riparare strade e fornire terra per i pastori (righe 22-31). Sfortunatamente, le ultime cinque righe del testo sono poco chiare e interrotte. Sebbene sia congetturale, è molto probabile che queste righe dettagliano ulteriormente le alleanze stabilite da Mesha o altre campagne completate da Mesha.

Traduzione

[1] Io sono Mesha, figlio di Kemoš-yatti, re di Moab, di Dibon. Mio padre fu re di Moab per trent’anni e io fui re dopo mio padre.

[2] E a Karchoh ho fatto questo alto luogo per Kemoš […] perché mi ha liberato da tutti i re e perché mi ha fatto guardare verso il basso tutti i miei nemici.

[3] Omri era il re d’Israele e oppresse Moab per molti giorni, perché Kemoš era arrabbiato con la sua terra. E suo figlio gli succedette, e anche lui disse “Io opprimerò Moab!”. Ai miei giorni lo fece, ma io guardai giù su di lui e sulla sua casa, e Israele è andato in rovina, sì, è andato in rovina per sempre!

[4] Omri aveva preso possesso di tutto il paese di Medeba e vi abitò ai suoi giorni e alla metà dei giorni di suo figlio, quarant’anni, ma Kemoš lo restaurò ai miei giorni. Costruii Ba’al Meon e vi feci un serbatoio d’acqua e costruii Kiriathaim.

[6] Gli uomini di Gad abitavano nel paese di Ataroth fin dall’antichità; il re d’Israele costruì Ataroth per sé; io combattei contro la città, la catturai e uccisi tutta la gente della città come sacrificio per Kemoš e per Moab; riportai da lì il focolare di [Daudoh] e lo trascinai davanti alla faccia di Kemoš a Kerioth e vi feci vivere gli uomini di Sharon e gli uomini di Maharith.

[7] E Kemoš mi disse: “Vai, prendi Nebo da Israele!”. E andai di notte, e combattei contro di essa dallo spuntare dell’alba fino a mezzogiorno, e la presi, e uccisi tutta la sua popolazione, settemila cittadini maschi e stranieri, cittadini femmine e stranieri, e ragazze della servitù; perché l’avevo messa al bando da Aštar Kemoš. E da lì presi le navi di YHWH e le trascinai davanti alla faccia di Kemoš.

[8] Il re d’Israele aveva costruito Jahaz, e vi soggiornò durante le sue campagne contro di me, e Kemoš lo scacciò davanti al mio volto, e io ho preso duecento uomini da Moab, tutta la sua divisione, e l’ho condotta fino a Jahaz. E l’ho presa per aggiungerla a Dibon.

[9] Ho costruito Karchoh, il muro del bosco e il muro della cittadella, ho costruito le sue porte, ho costruito le sue torri, ho costruito la casa del re e ho fatto il doppio serbatoio per la sorgente, nell’interno della città. Ora, non c’era una cisterna nell’interno della città, a Karchoh, e io dissi a tutto il popolo “Fate, ciascuno di voi, una cisterna nella sua casa”. E ho scavato il fossato per Karchoh per mezzo di prigionieri d’Israele.

[10] Ho costruito Aroer e ho fatto la strada militare nell’Arnon. Ho costruito Beth Bamoth, perché era stata distrutta. Ho costruito Bezer, perché giaceva in rovina.

[11] E gli uomini di Dibon stavano in ordine di battaglia, perché tutta Dibon era sottomessa. E io sono il re su centinaia nelle città che ho aggiunto al paese.

[12] Ho costruito la casa di Medeba, la casa di Diblathaim e la casa di Ba’al Meon, e vi ho portato […] i greggi del paese.

[13] E Horonaim, lì viveva […]. E Kemoš mi disse: “Scendi, combatti contro Horonaim!”. Scesi […] e Kemoš la restaurò ai miei tempi. E […] da lì […]

[14] e io […]

Conclusioni

La storicità della Bibbia è sempre stata una questione delicata. La relazione della Bibbia con la storia scorre parallela con la capacità di comprendere le forme letterarie della narrazione biblica. Come il Nuovo Testamento Cristiano, che non può essere comprovato che sia o meno una registrazione accurata del personaggio di Gesù storico e dell’età apostolica, così avviene per il Vecchio Testamento.

Ma fare riferimento a questa stele come documento archeologico, aiuta semplicemente il lettore credente a riuscire a “poggiare” i piedi per terra mentre la Sacra Scrittura lo fa “volare”. Quando studiamo i libri della Bibbia è importante esaminare il contesto storico dei passaggi, l’importanza attribuita agli eventi dagli autori e il contrasto tra le descrizioni di questi eventi. Solo così si riesce a creare nel proprio Spirito il contesto giusto per crescere ed elevarsi, perchè a volte anche la fede più incrollabile ha bisogno di caposaldi.

 


Referenze

 

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