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Pellegrinaggio: Pensieri da cassino a gerusalemme
Intro
Se desideriamo che il futuro non resti una semplice proiezione delle nostre ombre passate, allora siamo chiamati a interrogarci sul modo in cui abitiamo il presente. Non basta individuare una direzione: occorre assumersi la responsabilità del cammino. È in questo spazio, fragile e decisivo insieme, che l’uomo tenta di comprendere il proprio posto nell’ordine della Creazione, misurando i propri passi non sull’urgenza del mondo, ma sul silenzio della coscienza davanti a DIO.
PELLEGRINAGGIO: Pensieri da Cassino a Gerusalemme nasce da questa esigenza. Non come racconto eroico, né come diario spirituale edificante, ma come testimonianza di una ricerca vissuta con radicalità: un viaggio a piedi, senza denaro, lungo circa tremila chilometri, affidato alla Provvidenza e alla solidarietà umana. La teologia ne è stata la bussola, la storia una guida severa, la filosofia una compagna discreta; ma il vero terreno dell’indagine è stato il tempo stesso, offerto come sacrificio e come domanda.
In queste pagine, il cammino fisico diventa strumento di scavo interiore. Ogni passo sottrae qualcosa alla vita ordinaria, e proprio per questo apre uno spazio di ricezione inattesa. Il pellegrinaggio non promette risposte definitive, ma chiarifica le domande essenziali: quale senso ha il nostro succedersi sulla terra? La felicità è una meta o una disciplina dello sguardo? Fino a che punto l’uomo può elevarsi senza smarrire la propria misura?
Abrahamic Study Hall propone qui un’analisi e una selezione di passaggi significativi dell’opera, non per canonizzarne le conclusioni, ma per accompagnare il lettore dentro una riflessione che resta aperta. Perché il pellegrinaggio, come la fede autentica, non elimina l’incertezza: la educa. E forse è proprio in questa tensione onesta, tra passato interrogato e futuro solo intravisto, che l’uomo può ancora sperare di camminare davanti a DIO senza mentire a sé stesso.
MAPPA & Foto
Struttura
PELLEGRINAGGIO: Pensieri da Cassino a Gerusalemme si articola in dieci capitoli, preceduti da una Prefazione, seguendo un ordine che è al tempo stesso geografico, storico e interiore. Ogni sezione rappresenta una tappa concreta del cammino, ma anche un livello progressivo di maturazione della domanda spirituale.
Prefazione – p. 2
La soglia dell’opera. Qui viene chiarito il senso del voto, la natura del pellegrinaggio e l’intenzione profonda che muove il cammino: non dimostrare, ma interrogare; non affermare, ma cercare.
Capitolo 1 – La partenza (p. 3)
Il distacco iniziale: lasciare ciò che è noto per entrare nell’incertezza. La partenza non è solo geografica, ma ontologica: è l’atto con cui l’uomo accetta di esporsi, rinunciando alle sicurezze materiali e mentali.
Capitolo 2 – Il completamento dell’Appia (p. 26)
Il confronto con la storia romana e con l’idea di strada come opera umana ordinata. Qui il cammino si misura con il passato strutturato dell’Occidente e con il tema della continuità tra civiltà e responsabilità.
Capitolo 3 – Lungo la via Ignazia (p. 48)
Il passaggio verso l’Oriente. La strada diventa più essenziale, meno protetta, e il pellegrinaggio inizia a perdere riferimenti familiari, preparando l’animo all’alterità.
Capitolo 4 – Nel cuore dei Balcani (p. 64)
Il confronto diretto con la complessità umana: confini, ferite storiche, convivenze difficili. Qui emerge con forza il tema dell’unità possibile nonostante le fratture.
Capitolo 5 – Reminiscenze di correnti greche (p. 77)
L’incontro con la filosofia antica e con le grandi domande dell’essere. Il cammino esteriore si intreccia sempre più con la riflessione metafisica e sul senso del limite umano.
Capitolo 6 – Misticismo ad Athos (p. 87)
Una tappa di sospensione. Il silenzio, la preghiera e l’ascesi mostrano una via diversa alla conoscenza: non l’accumulo, ma lo svuotamento.
Capitolo 7 – Profumi di Istanbul (p. 114)
La città come crocevia di mondi, fedi e lingue. Qui il pellegrinaggio si apre al dialogo interreligioso vissuto, non teorizzato, attraverso l’esperienza concreta dell’incontro.
Capitolo 8 – Oltre le sponde del Bosforo (p. 138)
Il passaggio simbolico tra due continenti. L’Occidente è ormai alle spalle: il cammino entra in una dimensione più aspra, dove l’essenziale prevale sul superfluo.
Capitolo 9 – Deserto in Anatolia (p. 162)
La spogliazione finale. Il deserto, fisico e interiore, riduce l’uomo all’essenziale e costringe a fare i conti con la solitudine, la resistenza e la fiducia.
Capitolo 10 – Prossimo alla meta (p. 189)
L’avvicinamento a Gerusalemme non coincide con una conclusione definitiva. La meta è prossima, ma il senso del viaggio resta aperto: ciò che conta non è l’arrivo, bensì ciò che l’uomo è diventato lungo la strada.
Citazioni
(Prefazione)
Dai Re delle nazioni, fino ai più poveri del pianeta, da coloro che vivono dimostrandosi stolti, a quelli che invece annoveriamo tra i sapienti, ebbene non c’è distinzione alcuna: al cospetto della grandezza del Creatore, siamo di passaggio, solo un’ombra destinata presto a scomparire. Eppure, sarà solamente dopo aver compreso la nostra misera condizione di “pellegrini”, che potremo davvero incamminarci lungo il percorso di elevazione personale, lo stesso che può rendere chiunque parte attiva di un “Piano Eterno”. Questo conferisce valore a ogni vita, perché solo la fede può trasformare esseri umani senza speranza, in uomini e donne “immortali”.
Ho sempre sentito l’esigenza di correre, fin dalla giovinezza. Essere più veloce pensavo corrispondesse ad arrivare prima a destinazione, e quindi godere per più tempo dei raggiungimenti ottenuti, ma mi sbagliavo. Dopo l’ennesima meta duramente conquistata, mi aspettavo di trovare pace ed appagamento, ma invece osservavo che la soddisfazione nel mio Animo continuava a essere limitata a un periodo di tempo troppo breve, a confronto degli anni che avevo impiegato affaticandomi per raggiungerla. Così la felicità svaniva ancora, ritrovandomi presto a cercare una vetta più alta e più desiderabile, convinto che questa volta sarebbe stata quella giusta. Ma poi quella ruota si rivelò infinita, finché per Grazia iniziai a comprendere che per andare veloce, incontro al mio futuro, mi stavo perdendo la bellezza del percorso nel presente.
Quella velocità non mi permetteva di inquadrare uno “scopo”, non quantomeno uno che ritenessi veramente degno. Così iniziai ad approfondire in merito a cosa rendesse sensata l’esistenza, comprendendo presto che investigare nel passato aiuta a trovare risposte più chiare nel presente. «Non c’è niente di nuovo sotto il sole», eppure solitamente non comprendiamo la profondità di questa celebre frase di Salomone, considerato il più saggio dalla narrazione biblica. Ebbene, ciò che avveniva un tempo, accade similmente oggi, e quello che succederà domani, in un certo modo, è già avvenuto ieri. In tutto il mondo fisico, dal cosmico al subatomico, sono solo le forme che cambiano, e non l’essenza, passato, presente e futuro sono un’unica strada che si snoda davanti al ricercatore della Verità. Non servirebbe vivere cento vite, quando in una possiamo già apprendere dalle migliaia di esistenze ereditate dai nostri antenati. Naturalmente le Sacre Scritture restano il patrimonio più ingente dal quale possiamo attingere, i Testi più antichi, e maggiormente tradotti al mondo, dovevano contenere delle risposte.
Negli anni, questa mia ricerca, ha preso diverse forme, fino a quella di un vero e proprio “peregrinare”, in cui però l’attraversamento delle terre circostanti si è rivelato meno faticoso del percorrere la “via dell’Anima”. Eppure questo viaggiare a piedi mi ha insegnato a considerare i dettagli, e lo scorrere veloce del panorama che osservavo procedendo freneticamente, ha lasciato spazio a un ritmo lento, che mi ha portato a concentrarmi su tutto ciò che esiste ai margini della strada. Sapevo di non poter lasciare che il passato mi distraesse, e non volevo preoccuparmi eccessivamente del futuro, e il camminare, per così a lungo in solitaria, insegna proprio questo: a saper vivere e godere del tempo presente.
Il pellegrinaggio, per definizione, è il viaggio intrapreso per devozione verso luoghi considerati Sacri, dove però la meta non è mai più importante del viaggio stesso. La mia fede mi ha ricondotto più volte a Gerusalemme, prima da ordinario visitatore e solo in seguito da pellegrino. Decisi quindi di incamminarmi, perché muoversi è l’unico modo per lasciarsi le cose alle spalle, uscire da sé stessi, abbandonando la quotidianità della nostra vita, concentrando ogni energia solamente sull’essenziale. Camminando non si guarda più alle singole cose, ma al mondo nella sua totalità, riscoprendo lungo queste terre i legami nascosti che abbiamo con DIO: il senso della vita. Solo conoscendo te stesso sarai in grado di raggiungere una felicità duratura, ma soprattutto di conservarla, e ritrovarla quando questa inevitabilmente sembrerà svanita. Una ricerca e una rincorsa che si svolgono in un succedersi ciclico di eventi, in cui l’umanità di qualsiasi epoca si è impegnata.
Percorrere un territorio a piedi significa essere pronti a sacrificarsi nel superare delle prove, comprendendo che ogni tribolazione arriverà sulla nostra strada, esclusivamente per innescare dentro di noi una crescita. Coloro che vengono messi alla prova saranno anche gli stessi che riusciranno a migliorarsi, per rendere così testimonianza a chi avrà il piacere di accoglierla.
Giorno dopo giorno, e città dopo città, durante tutto il pellegrinaggio ho trovato molti lumi di speranza, che aspettano solamente di essere “accesi”. Quando questo accadrà, tutte queste “fiammelle” illumineranno il più lieto dei Messaggi in nome della Pace, e sarà portato al Tempio di Gerusalemme.
Ogni incontro diveniva un vortice di sensazioni sprigionate nell’etere da persone solo apparentemente estranee, e che si ritrovavano a condividere i medesimi sogni, ambizioni e dubbi. Tutto questo succe-deva durante i numerosi confronti da pellegrino, collisioni di idee tra corpi che avevano viaggiato lon-tano, ma che in quel momento ritrovandosi nel presente impattavano, generando una potente energia. Non so esattamente come questa venisse impiegata dai miei interlocutori, ma di certo in me sentivo confluire andando ad alimentare un radicato convincimento: ce la stiamo facendo. Un’assoluta convin-zione di quanto noi, inteso come genere umano, rimaniamo proiettati e sempre più vicini al più impor-tante traguardo mai raggiunto, un’era di Pace. Come l’ago di una bussola, che per quanto possa essere dimenato e scosso torna sempre a puntare nella sua direzione naturale, così l’umanità nonostante i va-cillamenti e repentini arretramenti, continua inesorabile a tirar dritto verso il progresso dell’unità. Chiunque non riesca ancora a rendersi conto di quanto di buono sta accadendo non è in grado di fare valutazioni accurate con lo Spirito, e sommariamente le fa con la ragione. Così un vecchio detto mi tornava alla mente: “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.
Mentre procedevo, passo dopo passo, il mio ormai abitudinario fluire di pensieri mi fece tornare alla mente un racconto ascoltato appena pochi giorni prima a Tirana. La mia storia di pellegrino aveva fatto riaffiorare in alcuni miei coetanei che frequentavano la moschea il ricordo di una vecchia tradizione balcanica. La narrazione riguardava un viaggio che i giovani albanesi affrontavano per raggiungere Istanbul, città che ancora oggi rimane tra i centri religiosi più importanti al mondo.
Quasi mille chilometri in circa tre mesi di cammino, un’usanza divenuta presto un atto di fede obbligatorio almeno una volta nella vita di ogni uomo credente. Eppure, già dalla generazione dei nonni dei miei amici, quell’abitudine sembrava ormai essere caduta in disuso, e da questa perdita non era stata solamente la religiosità a uscirne mutilata. Quell’allontanamento da casa infatti non aveva solamente lo scopo di consolidare lo Spirito dei giovani, ma di forgiare le persone sia nel fisico che nel pensiero. Il superamento delle difficoltà incontrate lungo la strada, e la determinazione nel volersi sacrificare per raggiungere una destinazione lontana rappresentavano una vera e propria iniziazione alla vita da adulti. Ogni buon genitore rimane consapevole, che dopo aver fatto del proprio meglio per istruire e crescere i figli, non potrà esimersi un giorno dal lasciarli andare, liberi di poter fare le proprie esperienze.
Meditando riesci a distaccarti dalla realtà che stai vivendo, per osservarla e analizzarla da una prospettiva più oggettiva, mi concessi il tempo per ascoltare con attenzione ciò che il suono del respiro mi comunicava, solo apparentemente una semplice occupazione, perché nel vuoto c’è chi riesce a trovare l’infinito. Riordinai così tutte le mie emozioni, allontanai le inutili illusioni create e feci spazio nuovamente alla Verità presente, ancora una volta più preparato ad affrontarla rispetto a prima. Ristabilire una connessione con la propria Anima è ciò che di semplice ci divide a volte dal sentirci appagati, mentre invece ci ostiniamo a cercare una soluzione nel caos.
(148-149)
Ci sono luoghi che riescono a risvegliare nello Spirito sentimenti che sembravano ormai scomparsi, ma che invece erano semplicemente nascosti, magari dietro la miriade di pensieri e preoccupazioni che giornalmente ci gravano.
È necessario per il benessere del credente riuscire a ricreare intorno a sé le condizioni ideali che stimolano la pace dei sensi, purificando mente ed Anima. Più cose vedevo lungo la strada in pellegrinaggio, più persone incontravo, e maggiormente sentivo che stavo procedendo lungo la scala del mio ritrovato essere. Mi sentivo ricompensato per mezzo di un maggiore ordine dentro di me, una disciplinata disposizione che prendeva sempre più forma nella testa. In quel tipo di equilibrio interno riuscivo anche a rigenerare il corpo stanco, intenzionato a non arrendermi fino alla mia destinazione Gerusalemme.
(Pag. 17)
I credenti possono anche essere inferiori come numero rispetto al passato, eppure con certezza posso testimoniare che la forza di queste Anime insieme non è affatto diminuita nel tempo. Nella nostra unità siamo più forti che mai, apparentemente fermi solo perché siamo in preparazione, nell’attesa della grande avanzata, nell’ora in cui i giusti finalmente si uniranno, come da Promessa.
(Pag. 19)
Su tutti anche a Monte Athos in Grecia, in cui la penisola monastica era arrivata ad ospitare fino a quaranta mila monaci, ma nel presente il numero è sceso a meno di mille. Differente Stato ma identico problema, e questo faceva giungere ad una medesima conclusione, le istituzioni hanno necessità di cambiare insieme con la società. Solo in questo modo si riuscirà a preservare l’unico insegnamento e Legge che non potrà mai passare e cadere in disuso, la Parola. La Sacra Scrittura rimarrà attuale ad eternum, ma la dottrina invece dovrà sempre essere vivificata con interpretazioni terrene ed opere che vivono di presente. Se la comprensione perennemente insufficiente del Verbo eterno ed immutabile non evolve, allora la Conoscenza e la giustizia per il popolo periscono. Si può accogliere e far proprio un insegnamento solo se è chiaro e condiviso, eppure se oggi ci ritroviamo sempre più sconosciuti con noi stessi, meno liberi e soli nel profondo, la colpa rimarrà sempre dell’essere umano e mai della propria spiritualità. MESSA IG
(Pag. 19)
ma ritengo che la preghiera debba condurre il credente verso una riflessione più individuale, tendente al silenzio e che si allontana da schemi eccessivamente codificati.
(Pag. 19)
Il momento più alto di questa mia davvero misera esistenza lo considero la mia vocazione, una chiamata, ma che allo stesso modo potrei definire risveglio, salvezza, maturazione, o in moltissimi altri modi con i quali si potrebbe provare senza risultato a concettualizzarla. Un momento in cui l’infinito è stato finalmente arginato, seppure solo per un istante.
(Pag. 20)
Da quel giorno in avanti dedicai più tempo nel ricercare sulla mappa la presenza di istituti religiosi, nella convinzione che i credenti avrebbero potuto comprendere più nel profondo le motivazioni del mio viaggio. Eppure nel corso dei miei novantaquattro giorni da pellegrino ebbi modo di ricredermi, la bontà e l’altruismo che trovai si rivelarono a me in ogni contesto, a prescindere dal credo, l’etnia o lo stato sociale dei miei benefattori
(Pag. ?)
Dal completamento del pellegrinaggio, posso affermare con certezza che mai, in tutti i miei novantaquattro giorni di cammino, ho attraversato una regione, una Nazione, o un popolo particolarmente avverso o incline alla solidarietà. Ho incontrato sia buoni che cattivi italiani, generosi e meno sensibili greci, altruisti e più egoistici turchi, così come buoni e cattivi cristiani, musulmani ed ebrei. Questo semplicemente perché esistono solo due tipologie di esseri umani, quelli che operano a favore del bene promuovendolo, e tutti gli altri.
(Pag. ?)
Dopo un lungo viaggio a piedi, non si potrà mai più affermare di aver conosciuto un luogo, se prima non lo avremo percorso a piedi. Camminando si riesce a percepire l’assenza del proprio impatto sull’ambiente, ed io nel mio silenzio, interrotto solamente da ripetuti ma leggeri passi, riuscivo veramente a comprendere cosa significa essere un tutt’uno con ciò che ci circonda. Non è impossibile cogliere pienamente qual è il proprio posto nel Disegno di DIO, e nemmeno quale sia il compito di ognuno di noi, basta solo saper immergersi di tanto in tanto nel Creato.
(Pag. 60) Ancora una volta l’Oppositore del genere umano che si manifesta, alimentando il dissenso gli uni con gli altri, facendoci considerare i nostri stessi fratelli e sorelle antagonisti ed avversari, quando invece come noi sono semplicemente alla ricerca della Verità. Così il suo scopo sembra raggiunto, il vicino odia il proprio vicino, rendendoci tutti divisi e più deboli. Eppure coloro che credono veramente, sono a conoscenza che in questo presente che stiamo vivendo, tutto doveva compiersi in questo modo, solo per permettere ad il futuro profetizzato di raggiungerci. Tutti i credenti che ricercano il bene si riuniranno, ed io con Lirko eravamo consapevoli e intenzionati a dimostrarci pazienti in quest’attesa.
(Pag. 61)
Ci sono luoghi che riescono a risvegliare nello Spirito sentimenti che sembravano ormai scomparsi, ma che invece erano semplicemente nascosti, magari dietro la miriade di pensieri e preoccupazioni che giornalmente ci gravano. È necessario per il benessere del credente riuscire a ricreare intorno a sé le condizioni ideali che stimolano la pace dei sensi, purificando mente ed Anima. Più cose vedevo lungo la strada in pellegrinaggio, più persone incontravo, e maggiormente sentivo che stavo procedendo lungo la scala del mio ritrovato essere, sentendomi ricompensato per mezzo di un maggiore ordine dentro di me, una disciplinata disposizione che prendeva sempre più forma nella mia testa. In quel tipo di equilibrio interno riuscivo anche a rigenerare il corpo stanco, intenzionato a non arrendermi fino alla mia destinazione Gerusalemme.
(Pag. 77)
Eppure ogni traccia di preoccupazione fu spazzata via nel momento in cui qualcosa di tanto insolito si rivelò davanti ai miei occhi, un arcobaleno nel cielo. Così incredibilmente completo che andava a creare un perfetto semicerchio vivo di colori, immerso in quel grigio smorto delle nuvole. Nella Bibbia questo è il Segno dell’Alleanza tra il Creatore e ogni essere vivente, per me un chiaro invito per ricordarmi che non ero solo. Anche nei momenti più tristi della propria vita, va sempre tenuto presente che al di là delle nuvole, per quanto scure queste ci possono sembrare, c’è sempre un cielo limpido che aspetta solo il momento giusto per rivelarsi. Solo a DIO è concesso conoscere l’esito degli eventi, mentre a noi umani per vivere felicemente, non ci resta che impegnarci nei nostri doveri, godere del presente, senza dipendere ed illuderci troppo del futuro.
(Pag. 81)
La vera forza di ogni istituzione religiosa, non solo quella ecclesiastica, risiede nell’amore che i propri membri riescono a generare e diffondere nel Creato. A volte anche i maestri dimostrano di avere tanto da imparare dai loro allievi, perché chiunque parla di bene da sopra un pulpito, ma poi non lo compie una volta sceso, rinnega la Parola proferita.
(Pag. 86)
Ebraismo, cristianesimo ed islam, nella parte più intima e sacra delle loro dottrine, racchiudono il Segreto che rivela come raggiungere il prossimo stadio della nostra evoluzione, eppure ancora ci ostiniamo nel dividerci.
(Pag. 97)
A quel punto mi sentii anch’io a mio agio nel confessarmi con lui, raccontandogli la mia difficile storia recente, sostenendo che i marinai che hanno le migliori qualità, sono proprio quelli che sono riusciti a scampare alle tempeste più violente. Nessuno può essere esente dalle vicissitudini spiacevoli nella vita e dai propri drammi, l’importante è saperli affrontare e cercare di farne tesoro per crescere. Se indietreggi una volta davanti le avversità, è probabile che finirai molto spesso per farlo, ma se le affronti a testa alta, ne uscirai sempre fortificato.
(Pag. 116)
Il mio pellegrinaggio era reso possibile grazie alla cooperazione che avevo trovato, e chiunque mi aveva aiutato, ascoltato e compreso. Allo stesso modo provai a fare io con tutti quei fratelli e sorelle dispersi nella vastità del Mondo, loro spingevano i miei passi, e io provavo a sostenere i loro, condividendo le mie esperienze e cercando di diffondere sentimenti propositivi. Ci ricordavamo così vicendevolmente, che durante tutti quei percorsi così personali, nessuno in verità era mai effettivamente rimasto solo, li avevo cercati e loro si erano fatti trovare, così come con Unal, ci eravamo supportati a vicenda, e seppure quei consigli non avrebbero condotto né lui né me fino alla vetta, si rivelarono fondamentali lungo la scelta dei nostri itinerari.
(Pag. 117)
Le persone sembravano stanche di sentire sempre le solite cattive notizie, o racconti di esperienze negative, ma quando parlavo di tutto il bene che avevo trovato, e di come il viaggio stesse procedendo nel migliore dei modi grazie alla fratellanza, le persone meravigliate si compiacevano soddisfatte. C’è un grande bisogno di fiducia nel nostro prossimo e nella nostra società, per questo riuscire a testimoniare la mia esperienza iniziò a diventare un ulteriore motivazione per raggiungere la mia meta.
(Pag. 122)
Ciò che davvero conta non era è con chi camminiamo, ma quanto insieme riusciamo ad arrivare lontano. Ci sono infiniti sentieri che conducono alla Verità, e l’importante non è mai la strada che imbocchiamo o il tempo che impiegheremo nel percorrerla, ma solo continuare a procedere dritti, senza deviare né a destra né a sinistra.
(Pag. 122)
Ripresi la marcia dalla stessa moschea nella quale ci eravamo conosciuti la sera precedente, erano passate solo poche ore, eppure nella concezione di esistenza che la fede mi ha donato, restai certo che quei due compagni di viaggio si erano solo ritrovati per l’ennesima volta. I nostri Spiriti dovevano essersi già imbattuti l’un l’altro nel passato, e magari chissà anche in un futuro già scritto, trascorrendo identici ed edificanti momenti insieme, tra la fratellanza ed il rispetto, gli stessi sentimenti che avevamo riscoperto in quest’ultima presente realtà.
(Pag. 163)
Ero riuscito a trovare riparo, e non mi interessava aver dovuto percorrere al freddo con la stanchezza tutti quei chilometri supplementari. Anzi riconoscevo che la camminata da Dokuz a Bosna Hersek mi aveva aiutato a schiarirmi i pensieri. È proprio quando si ritiene di aver subito un’ingiustizia, che dobbiamo dimostrarsi compassionevoli nel valutare ogni situazione esterna, per farci trovare sempre pronti al perdono, chiudendo la porta alla negatività del passato, e aprendola ai buoni propositi che verranno.
(Pag. 167)
L’esito delle nostre vite è nelle nostre mani, e non importa se sono congiunte, appoggiate a terra o rivolte verso il cielo.
(Pag. 259)
Anche in questo modo la strada mi stava curando, allontanandomi dal caos della collettività. Riconsiderai molti aspetti della mia intera esistenza, comprendendo di quanto finalmente mi sentissi meglio, e più me stesso, nelle condizioni umili rispetto che in quelle lussuose di Alessandropoli. Riscontravo beneficio nell’interagire tra la polvere, e disagio nel muovermi vicino ai vertici della piramide sociale. Così quei due elementi, la polvere e la piramide, mi offrirono camminando uno spunto di riflessione che racchiudeva una grande verità riguardo l’esistenza. La polvere rappresenta lo stato della natura umana, in quanto è affermato da DIO stesso che siamo nati da quest’elemento e a questa faremo ritorno, mentre la figura geometrica della piramide rappresenta la struttura alla quale abbiamo sempre affidato le nostre comunità, condizionati e definiti dalla posizione in quel triangolo in cui operiamo. Eppure quella piramide nei secoli ha finito sempre per franare, e con l’evoluzione odierna possiamo finalmente comprendere che non potrà mai esserci un futuro prospero per l’umanità se restiamo imprigionati in schemi così difformi. Ogni cosa si evolve, e la nostra specie inizia a comprendere che laddove c’è disuguaglianza, non potrà mai esserci completa armonia. Se smettiamo di continuare a muoverci tra la base e il vertice, abbattendo questo sistema, ci ritroviamo tutti dentro un’unica rete sociale, e sarà allora che sperimenteremo quanto interagire su una superficie piana sia sempre meno faticoso che continuare a salire e scendere. Internet è un nuovo esempio di una tale struttura, ma dobbiamo ancora dimostrarci in grado di utilizzare a pieno questo sconfinato potenziale.
(Pag. 267)
Mi fece riflettere molto il modo sarcastico con il quale quei ragazzi si erano definiti più volte, dei fuorilegge. Eppure secondo la coscienza i veri criminali dovrebbero essere i governanti delle nazioni che chiudono le frontiere su una terra che appartiene esclusivamente a DIO. Ai figli di Adamo è stato concesso di amministrare il Creato, e non di comportarsi da padroni negando i diritti dei più deboli. Non possiamo accusare dei ragazzi perché non vedono un futuro nei loro Stati di appartenenza, perché sicuramente il problema non riguarda quelle persone, ma il modo in cui vengono amministrate le nazioni. I tempi delle parole e delle proposte sono finiti, ora i Paesi che si ritengono più progrediti devono agire, prima di tutto supportando gli Stati poveri, e non dare così motivo di scappare ai loro cittadini. Nonostante questi pensieri, resta comunque ovvio che ogni governo deve pensare prima alla tranquillità dentro le proprie mura. Eppure, se allo stesso tempo non ci occuperemo anche delle problematiche di coloro che si trovano al di fuori, e non hanno nemmeno un luogo dove sentirsi a casa, allora non possiamo lamentarci se poi DIO farà crollare le nostre società per metterle in mano a persone più giuste. Il nostro desiderio di benessere non può annegare nell’egoismo, perché così infrangiamo i precetti fondamentali della fede. Nessuno dovrebbe mai sentirsi un estraneo sulla Terra, e se le associazioni dei Paesi leader non riescono a risolvere questo dramma con azioni pratiche, allora non possiamo parlare di progresso. Le buone intenzioni non sono più sufficienti, e questo perché l’evoluzione raggiunta ci impone l’obbligo di sostenere chi è rimasto indietro.
(Pag. ?)
Continuando a procedere in direzione di Istanbul, nel pomeriggio decisi di fare una sosta proprio a pochi metri dalla spiaggia. Volevo riposare qualche minuto e mangiare qualcuna delle tante uova che conservavo nello zaino: la madre di Unal le aveva cucinate ormai da due giorni, ma erano ancora ottime per una merenda sostanziosa. Riuscire a muovermi con sufficiente cibo, mi permetteva di essere ancora più sereno, e questo seppure ormai le aree intorno a me iniziassero a rivelarsi molto più urbanizzate, diverse rispetto alle desolate campagne dei primi giorni in Turchia. Ormai la distanza dalla capitale era inferiore ai cento chilometri, il che corrispondeva a due o tre giorni di cammino. Avevo praticamente raggiunto un’altra importante pietra miliare sul mio percorso.
(Pag. ?)
In un’età in cui sembra che l’apparenza prevalga sull’essenza e la finzione sovrasti la realtà, quando scavavo insieme ai miei interlocutori nel loro e nel mio Animo, trovavamo un desiderio comune puro e semplice che ci rigenerava. L’assunto principale che traevo da tutto quell’universo di persone incontrate, lasciavano il mio Spirito e la ragione incapaci di capire il motivo per cui le nazioni, così come le religioni, continuano ancora a dividersi dichiarandosi guerra. I vertici non possono comportarsi in modo ostile se poi invece le persone, ovvero la base di quelle piramidi istituzionali, sono assolutamente in pace tra di loro, unite nel ricercare la pace ed il benessere per il prossimo. A prescindere dal Credo, il grado di cultura, il genere, l’etnia e la classe sociale, nessuno che raggiunge la vera felicità, potrà poi augurarsi che il suo “prossimo” viva in uno stato di afflizione, perché in quanto giusti si rovinerebbero la loro stessa esperienza di esistenza. Eppure il concetto di “prossimo” nelle Scritture è solitamente frainteso, mentre invece risulta fondamentale da comprendere per afferrare la potenza della Parola. Non semplicemente “chiunque”, ma più precisamente: ognuno che ci è progressivamente più vicino. A seconda del gradino sul quale ci troviamo lungo la strada del nostro miglioramento, dovremmo includere ciò che troviamo “al di fuori” nel nostro “contesto interno”. Si partirà quindi dai familiari più stretti, per poi “allargare” la nostra sfera nei confronti di coloro che frequentiamo solitamente, fino al proprio vicino di casa, il viandante, e si potrebbe proseguire ben oltre. Non ho di certo incontrato nel mio pellegrinaggio capi di Stato o portavoce mondiali delle religioni, tantomeno uomini e donne che hanno il potere di cambiare gli equilibri sulla Terra, eppure tra tutte le miriadi di persone comuni conosciute, chiunque credente a me “prossimo” con il quale mi sono confrontato, si riconosceva in un unico grande Piano Divino. Uniti in questo destino, tolleranti verso la diversità, desiderosi di cooperare nel tutelare gli interessi di tutti per il raggiungimento di un fine ultimo, amanti del bene. Per questo risulta assolutamente incomprensibile il motivo per cui l’odio e la divisione possano essere ancora contemplati sotto il nostro stesso Cielo. Siamo noi, i piccoli, ma anche i buoni ad essere più numerosi, seppure la nostra voce si dimostri soffocata da coloro che ricercano il potere e proferiscono menzogne, disgregando l’unica vera risorsa che il bene possiede: l’Unità.
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