L’Albero della Conoscenza nella Bibbia

L’Albero della Conoscenza

Nelle tradizioni di discendenza biblica, l’Albero della Conoscenza del bene e del male (in ebraico: עץ הדעת טוב ורע‎, etz ha-daʿat tov va-raʿ), o semplicemente l’Albero della Conoscenza, è l’albero in mezzo al Girdino dell’Eden, menzionato in Genesi (insieme all’Albero della Vita), da cui scaturì il peccato dell’uomo e della donna a seguito dell’infrazione del divieto (imposto da DIO ad Adamo ed Eva) di mangiarne i frutti.

Significato del bene e del male

La frase in ebraico: טוֹב וָרָע (tov wa-ra’), si traduce letteralmente come bene e male. Potrebbe però essere un esempio di tipo retorico conosciuto come merismo, una forma letteraria che accoppia termini opposti per creare un significato generale, in modo che la frase “bene e male” implichi semplicemente il “tutto“. Questo è visto nell’espressione Egizia “male-bene“, che normalmente viene usata per significare “tutto“. Nella letteratura greca, anche Omero usa questa forma quando lascia dire a Telemaco: “Conosco ogni cosa, il bene e il male” (Od.20: 309-10).

Riferimenti biblici e coranici

“DIO fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’Albero della Vita in mezzo al Giardino e l’Albero della Conoscenza del bene e del male. »   (Genesi 2,9)
“E DIO impose all’uomo anche questo comando: ‘Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all’Albero della Conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire’.”   (Genesi 2,16)

Secondo il Libro della Genesi, l’Albero della Conoscenza del bene e del male era posto nel centro del giardino dell’Eden, ed il divieto di consumo riguardava solo quest’albero, mentre era possibile mangiare e nutrirsi di tutti gli altri. Dalle Scritture si evince quindi che, prima del peccato (consumatosi col mangiare del frutto), Adamo poteva mangiare di tutti i frutti, compreso quello dell’Albero della Vita.

La disubbidienza

Disse il serpente alla donna: ‘È vero che DIO ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?’. Rispose la donna al serpente: ‘Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’Albero che sta in mezzo al giardino DIO ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete’. Ma il serpente disse alla donna: ‘Non morirete affatto. Anzi, DIO sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come DIO, conoscendo il bene e il male’. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.”
(Genesi 3, 1-7)

Adamo ed Eva mangiarono del frutto dell’Albero della conoscenza del bene e del male e andarono incontro alla punizione: la morte, e l’esclusione dal Girdino dell’Eden:

ma DIO disse: “Guardiamo [plurale maiestatis] che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’Albero della Vita, ne mangi e viva per sempre». »   (Genesi 3, 22)

DIO fece l’uomo a sua immagine e somiglianza. E avendo colto del frutto dell’Albero proibito l’uomo avrebbe potuto contendere con DIO stesso (secondo l’interpretazione del Serpente), ma viene prontamente cacciato, affinché non sia esonerato dalla punizione della morte: mangiare dell’Albero della Vita.

È certo che la storia dell’Albero della conoscenza del bene e del male si trovi descritta anche nel Corano, Libro Sacro dell’Islam, in cui compaiono Adamo ed Eva, in una sūra in cui DIO dice chiaramente di stare lontani da quell’albero:

“E dicemmo [Plurale maiestatis]: ‘O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa. Saziatevene ovunque a vostro piacere, ma non avvicinatevi a quest’Albero ché in tal caso sareste tra gli empi’.”(Corano 2, 35)

 

Esegesi Ebraica

Ricorda il Rashi:

Per quale ragione la Scrittura non indica chiaramente il nome dell’albero? Perché Qadosh BarukhHu non desidera umiliare nessuna delle Sue creature; altrimenti gli uomini coprirebbero di vergogna quest’albero, dicendo: ‘Questo è l’Albero a causa del quale il mondo è stato colpito!’ Ciò è affermato nel Midrash Tanhuma.
(Genesi Rabbah XIX 7)

Un rotolo della Torah

Secondo l’esegesi ebraica del Talmud e dei Midrashim vi sono differenti opinioni: secondo rabbi Meir è l’uva, secondo rabbi Nechemia è il fico, secondo rabbi Yehudah è il grano mentre altri commentatori affermano sia il cedro.

Entità e particolarità del peccato

I maestri della tradizione ebraica insegnano come la trasgressione di Adamo ed Eva consiste nel tentativo e nella volontà di trarre la conoscenza, elemento spirituale, dal frutto, elemento materiale. Inoltre il primo peccato commesso da Adamo ed Eva fu l’origine e la radice di tutti i peccati esistenti.

Un midrash insegna che originariamente l’Albero della conoscenza del bene e del male era legato a quello della Vita, posti entrambi nel Giardino dell’Eden: con il peccato Adamo ne ruppe il legame. Un altro insegnamento afferma che Adamo, fino a quel momento sapiente di una saggezza celeste, volle vedere cosa si trovava nell’altro lato intendendo con ciò il mondo dell’impurità: la conoscenza carpita così da Adamo ed Eva non era infatti la conoscenza della Torah ma una conoscenza connaturata al peccato.

Eva diede da bere il succo del succitato frutto anche agli animali infatti da quel momento in poi valse la morte anche per loro.

L’ebraismo, in considerazione dell’origine divina della Sapienza, della conoscenza e dell’intelligenza, non manca nel valutare Giobbe esempio di rettitudine ed integrità:
egli rivolge al SIGNORE la domanda “Dove si trova la sapienza?” (Gb 28, 12)

Vari commenti Ebraici

Nachmanide spiega che, mangiando del frutto proibito, Adamo e la donna “avrebbe voluto e desiderato una cosa o il suo contrario”.
Delizia” riguarda gli “occhi”, il “desiderio” invece l’intelligenza.

I testi ebraici che commentano la Torah spiegano che l’Albero della Conoscenza del bene e del male possedeva anche il tronco saporito dello stesso gusto del frutto; anche il rabbino Arizal ricorda infatti che in principio DIO avrebbe concesso all’umanità che ogni albero possedesse questa qualità fino al rifiuto della Terra che ciò non volle per i malvagi che poi sarebbero esistiti in seguito. Così l’unico albero a mantenere questa peculiarità particolare fu quello dal frutto negato da DIO ad Adamo ed Eva.
DIO proibì al padre ed alla madre dell’umanità di mangiare il frutto, ma Adamo aggiunse una proibizione dicendo ad Eva di non toccarlo; il serpente approfittò dell’indecisione di Eva spingendola contro l’albero che quindi toccò cosicché, quando lei non ne vide le conseguenze prospettate, decise di mangiarne il frutto. I commenti esegetici ebraici insegnano che il serpente credette che, una volta che anche Adamo avesse trasgredito l’ordine divino mangiando il frutto e poi fosse morto, avrebbe potuto sposare Eva.
La Torah insegna che il serpente venne punito anche con la lebbra per aver commesso maldicenza verso DIO: in questo animale ne è segno il cambio della pelle.

Conoscenza del bene e del male e gli angeli corrispondenti

A proposito dell’Albero della Conoscenza del bene e del male il libro cabalistico dello Zohar afferma che l’angelo Metatron rappresenta il bene mentre l’Angelo Samael il male, quest’ultimo angelo spesso associato al significato del serpente.

Interpretazioni tradizionali ebraiche circa la natura del frutto

Secondo un Midrash, riguardo al Libro del Pentateuco Genesi, non venne rivelato il luogo da cui sorse il frutto proibito da DIO, per non dolersene.

La foglia di Fico

Il libro della Genesi (Capitolo 3, 7) riporta che le foglie utilizzate per coprire la vergogna di Adamo ed Eva erano di fico, in ebraico תאנה (təe’na). Ma in realtà non si parla affatto di foglie, ma di cinture (Genesi 3, 7)

Uva

A proposito del Tiqqun, la tradizione mistica ebraica insegna che, se Adamo ed Eva avessero atteso tre ore ed avessero utilizzato il frutto suddetto per compiere la santificazione del giorno santo dello Shabbat con la cerimonia del Kiddush, non vi sarebbe stata alcuna punizione perché in questo caso inseriti nell’ambito del divino e della santità non sottoposti al male del peccato: secondo un’opinione il frutto è infatti l’uva da cui si ricava il vino con cui gli Ebrei celebrano appunto il Kiddush nel venerdì sera, sera con cui inizia il giorno dello Shabbat, e durante il primo pranzo del giorno del sabato.
L’imposizione di tale divieto valeva infatti solo fino ad un certo momento con la concessione che poi l’uva venisse appunto utilizzata per il Kiddush.

Anche l’Arizal afferma che, quando Eva offrì il succo d’uva dell’albero della conoscenza del bene e del male ad Adamo ed egli ne ingerì la parte con la feccia, attraverso quest’atto nel peccato i due compromisero maggiormente la propria integrità nella disobbedienza a DIO. La tradizione ebraica spiega che Adamo ed Eva non avrebbero ricevuto alcuna punizione se avessero atteso tre ore ed avessero utilizzato il frutto per santificare il giorno, primo Sabato della Creazione.

Secondo il Talmud Noè avrebbe dovuto rettificare il succo d’uva bevuto anche da Adamo: egli però, anziché renderlo santo, commise lo stesso errore ubriacandosi; secondo alcuni la vite venne sradicata dal Gan Eden come Adamo ed Eva, secondo un’altra opinione essa si trovava in Terra di Israele ma Noè la portò fuori da essa piantandola e godendone il succo del frutto nato il giorno stesso.

Grano

Il Sefer haZohar esprime anche l’opinione di Shemaya il santo secondo il quale il grano, ed infatti “lechem(לחם) min haAretz”, in ebraico: “frutto dalla T/terra“, fu la pianta perfetta per la quale Adamo cadde in peccato.

Cedro

Come sopra citato, nel Talmud di Babilonia è presente un’opinione secondo cui fu proprio il cedro.

Vi è anche una storia che racconta come, per la festa di Sukkot, un discepolo espresse dubbi sulla conformità di un Etrog, il frutto del cedro necessario alla preparazione con il Lulav; con clemenza il Maestro lo confortò dicendo paradossalmente: “vedi come sono belli i segni dei denti di Eva?”.

Esegesi Cristiana

Nella Teologia Cristiana, consumare il frutto dell’Albero della Conoscenza del bene e del male, era il peccato commesso da Adamo ed Eva che portò alla caduta dell’uomo (Genesi capitoli 2 e 3).

Nel Cattolicesimo, Agostino d’Ippona insegnò che l’albero doveva essere inteso sia simbolicamente sia come un vero albero, similmente alla Gerusalemme intesa sia come città reale, che come figura della Gerusalemme celeste. Agostino ha sottolineato che i frutti di quell’albero non erano essi stessi malvagi, dato che tutto ciò che DIO ha creato era cosa buona (Gen 1, 2). Fu la disobbedienza di Adamo ed Eva, a cui DIO aveva detto di non mangiare dell’albero (Gen 2, 17), che causava disordine nella creazione, così l’umanità ereditò la colpa dal peccato di Adamo ed Eva.

Un’opinione Occidentale: la mela

Nella cultura dell’Europa occidentale, soprattutto a partire dal Medioevo, l’Albero della Conoscenza del bene e del male viene considerato un melo. Tuttavia questa identificazione nasce probabilmente da una lettura allegorica del testo Biblico: in latino la stessa parola, malum, può riferirsi sia al frutto del melo, sia al “male”, e per questo motivo i commentatori avrebbero favorito l’identificazione, passata poi anche nelle arti figurative, tra il simbolico frutto dell’albero e la mela.

Ma in realtà la mela, in alcune culture anteriori al cristianesimo, era l’attributo di Venere, la dea dell’amore (nella sua accezione erotica). È possibile che l’iconografia di due giovani che si scambiano una mela (in cui, inizialmente, era abbastanza indifferente chi si pensava stesse dando e chi ricevendo il frutto) sia poi passata in ambito cristiano, dando origine alla identificazione tra il frutto proibito e la mela stessa. Ma nella tradizione Ebraica, invece, non si riscontra l’identificazione del frutto dell’Albero con la mela.

Islam

Il Corano non si riferisce mai all’albero come “Albero della Conoscenza del bene e del male”, ma in generale, si riferisce ad esso semplicemente come “l’albero” o (nelle parole di Iblis, ovvero il Diavolo) come “Albero dell’immortalità”. I musulmani credono che quando DIO creò Adamo ed Eva, disse loro che potevano godere di tutto nel Giardino eccetto questo albero, e così, Satana apparve loro e disse loro che l’unica ragione per cui DIO proibì loro di mangiare da quell’albero è che loro sarebbero diventati Angeli, creature immortali immortali.

Quando mangiarono da questo albero gli rese nota la loro nudità e cominciarono a intrecciare insieme, per la loro copertura, le foglie del Giardino. Il Corano menziona il peccato come una “scivolata”, e dopo questo “scivolone” furono cacciati dal Giardino e destinati a vivere sulla Terra. Di conseguenza, si pentirono a DIO e chiesero il Suo perdono ed Egli li perdonò. Fu deciso quindi che quelli che obbediscono a DIO e seguiranno il Suo sentiero, saranno ricompensati con la vita eterna in Janna (il Paradiso in lingua Araba), e quelli che disobbediranno a DIO e si allontaneranno dal Suo sentiero saranno puniti nella Jahannam (l’Inferno in Arabo).

ALLAH (DIO in Arabo) nel Corano (Sura 7 Al-A’raf versetto 27) afferma:

“[Oh] Figli di Adamo! Non lasciatevi tentare da Satana, come quando fece uscire dal Giardino i vostri genitori, denudando loro dai vestiti per palesare la loro vergogna. Egli [Satana] e i suoi alleati vi vedono da dove voi non li vedete. Noi abbiamo [plurale maiestatis] assegnato diavoli come compagni a coloro che non credono.”

 


Bibliografia

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