Shavuot (Pentecoste)

Shavu’òt (oppure שבועות, lett. “Settimane”), nota come Festa delle Settimane e in italiano come Pentecoste (Πεντηκοστή in greco antico), è una festività ebraica che cade al sesto giorno del mese ebraico di Sivan (tra il 14 maggio e il 15 giugno). È una delle tre feste Bibliche di pellegrinaggio (Shalosh Regalim). Gli Ebrei di lingua greca diedero il nome di pentecoste (πεντηκόστη) poiché cade 50 giorni dopo Pesach ovvero la Pasqua. Quindi la festività cade 49 giorni (ovvero 7 settimane) dopo Pasqua e pone fine al Conteggio dell’Omer.

Shavu’òt ha numerosi aspetti che ne hanno determinato i vari nomi con cui viene identificato. Nel Tanakh è chiamata “Festa della mietitura” (חג הקציר, Ḥag ha-Qatsir; Esodo 23, 16) e “Festa delle settimane” (חג שבעות, Ḥag Šavu‘òt; Es 34, 22 ; Deuteronomio 16, 10) ed ancora “Festa delle primizie” (יום הבכורים, Yom ha-Bikkurim; Numeri 28, 26).

Shavuot è una delle feste meno celebrate tra gli ebrei secolari della diaspora, mentre è più sentita tra gli ebrei d’Israele. Secondo la Legge Ebraica (Halakhah), Shavuot è celebrato in Israele per un giorno e nella diaspora (fuori di Israele) per due giorni. L’ebraismo riformato celebra solo un giorno, anche nella diaspora.

Significato nelle Sacre Scritture

Mietitura del grano

Shavuot non è specificamente citato come il giorno in cui la Torah venne rivelata da DIO alla nazione israelita sul Monte Sinai nella Bibbia, sebbene ciò sia menzionato comunemente come principale significato.

Quello che nella Bibbia è veramente connesso con la festa di Shavuot è la stagione della mietitura del grano in Terra d’Israele. Nell’antico Israele la mietitura durava sette settimane durante le quali si respirava un’atmosfera di gioia (Geremia 5, 24 ; Deuteronomio 16, 9-11 & Isaia 9, 2). Si iniziava con la mietitura dell’orzo durante Pesach e si terminava con la mietitura del frumento a Shavu’òt. Shavu’òt era quindi la festa conclusiva della mietitura del grano, così come le otto giornate di Sukkot rappresentavano il termine del raccolto della frutta. Durante l’esistenza del Tempio di Gerusalemme, si faceva un’offerta di due pagnotte della farina di Shavuot. Secondo Esodo 34, 18-26, Shavu’òt è la seconda delle tre feste che venivano celebrate nel Tempio e gli Israeliti dovevano recarvisi portando con sé i primi frutti del raccolto:

Porterai alla casa del SIGNORE, tuo DIO, la primizia dei primi prodotti della tua terra.  
(Esodo34, 26)

 

Non era prescritta una quantità minima:

Poi celebrerai la festa delle settimane per il SIGNORE tuo DIO, offrendo nella misura della tua generosità e in ragione di ciò in cui il SIGNORE tuo DIO ti avrà benedetto.
(Deuteronomio16, 10-10)

 

Nel Levitico 23, 15-21) vengono definiti i sacrifici che dovevano essere offerti dalla comunità: essi prevedevano il sacrificio di numerosi animali.

Scritturali

Nomi nella Torah

Nella Bibbia, Shavuot è chiamato Festa delle Settimane (in ebraico: חג השבועות‎, Ḥag ha-Shavuot, Esodo 34, 22, Deuteronomio 16, 10); Festa del Raccolto (חג הקציר, Ḥag ha-Katsir, Esodo 23, 16), e Giorno delle Primizie (יום הבכורים, Yom ha-Bikkurim, Numeri 28, 26).

Shavuot, plurale della parola che significa “settimana” o “sette”, allude al fatto che questa festa cade esattamente sette settimane (cioè, “una settimana di settimane”) dopo Pesach (ovvero Pasqua).

Nel Talmud

Il Talmud cita Shavuot come Atzeret (in ebraico: עצרת‎, letteralmente, “astenersi” o “trattenersi”), con riferimento alla proibizione di lavorare durante questa festa e fino alla conclusione delle festività pasquali. Poiché Shavuot cade 50 giorni dopo Pesach, gli Ebrei ellenisti gli diedero il nome di “Pentecoste” (πεντηκοστή, “cinquantesimo giorno”).

Osservanze bibliche

Cerimonia delle Primizie, Bikkurim

Shavuot era anche il primo giorno in cui le persone potevano portare i Bikkurim (“primi frutti/primizie”) al Tempio di Gerusalemme (Mishnah Bikkurim 1, 3). I Bikkurim erano offerti prendendoli dalle “Sette Specie” per cui la Terra di Israele viene lodata: frumento, orzo, uva, fichi, melegrane, olive e datteri (Deuteronomio 8, 8).

Nella società preponderantemente agraria dell’antico Israele, i contadini ebrei nei loro campi legavano dei vimini intorno ai primi frutti maturi di ciascuna delle succitate specie. Al tempo del raccolto, i frutti identificati dai vimini venivano tagliati e messi in cesti imbastiti d’oro e d’argento. I cesti erano poi caricati su buoi le cui corna erano dorate ed intrecciate con ghirlande di fiori, ed erano portati in processione solenne a Gerusalemme. Quando il fattore ed il suo corteo passavano attraverso le città ed i paesi, erano accompagnati da musica e parate.

Tempio di Gerusalemme

Al Tempio di Gerusalemme, ogni contadino presentava i suoi Bikkurim ad un Kohen (sacerdote) in una cerimonia che seguiva il testo di Deuteronomio 26, 1-10.

Questo cerimoniale inizia col testo che dice: “Un Arameo cercò distruggere mio padre” facendo riferimento agli sforzi di Labano per indebolire Giacobbe (commentario di Rashi su Deuteronomio 26, 5) — o, in una traduzione alternativa, il testo narra “Mio padre era un Arameo errante” riferendosi al fatto che Giacobbe era vagabondo senza soldi per 20 anni in terra di Aram (Deuteronomio 26, 5, commentario di Abraham ibn Ezra).

Il testo procede a raccontare nuovamente la storia degli Ebrei quando andarono in esilio in Egitto e furono schiavi in cattività e oppressi; dopodiché DIO li liberò e li portò in Terra di Israele.

La cerimonia di Bikkurim trasmette la gratitudine degli ebrei verso DIO sia per le primizie dei campi sia per averli guidati in tutto il corso della loro storia.

Osservanze moderne

Shavuot non è come le altre feste ebraiche in quanto non impone mitzvot (ordinamenti) specifiche da osservare al di là delle osservanze festive tradizionali di pasti e gaiezza, con preghiere e astensione dal lavoro. Tuttavia, è caratterizzata anche da molte costumanze (minhag).

Un modo per ricordarsi di queste tradizioni sono le lettere della parola ebraica acharit (אחרית, “ultimo/a”). Poiché la Torah è chiamata reishit (ראשית, “primo/a”) la tradizione di Shavuot evidenzia l’importanza di conservare la pratica religiosa ebraica. Queste costumanze, in gran parte osservate dalle comunità ashkenazite, sono:

  • אקדמות – Akdamut, lettura del poema liturgico durante il servizio religioso mattutino in sinagoga
  • חלב – Chalav (latte), la consumazione di latticini come latte e formaggio
  • רות – Rut, lettura del Libro di Rut durante il servizio mattutino (fuori di I, al secondo giorno)
  • ירק – Yerek, decorazione delle case e sinagoghe con erbe e piante verdi
  • תורה – Torah, impegnarsi tutta la notte nello studio della Torah.

Libro di Rut

Ci sono cinque libri nel Tanakh conosciuti come Megillot (in ebraico: מגילות‎, “rotoli”) e vengono letti pubblicamente nelle sinagoghe in diverse festività ebraiche. Il Libro delle Lamentazioni, che narra della distruzione del Tempio Santo, è la lettura di Tisha b’Av; il Libro di Ecclesiaste, che descrive la fugacità della vita, corrisponde a Sukkot; il Libro di Ester (Megillat Esther) riporta gli eventi di Purim; infine il Cantico dei Cantici, che riecheggia i temi della primavera e l’amore di DIO per il popolo ebraico, è la lettura di Pesach.

Il Libro di Rut (מגילת רות, Megillat Ruth) viene letto durante Shavuot perché:

  1. Re Davide, discendente di Rut, nacque e morì di Shavuot [Y Chagigah 2:3];
  2. Shavuot è tempo di mietitura (Esodo 23, 16), e gli eventi del Libro di Rut accadono durante il tempo del raccolto;
  3. La ghematria (valore numerico) di Rut è 606, numero di comandamenti dati al Sinai in aggiunta alle Sette Leggi noachiche già date, per un totale di 613;
  4. Rut era una convertita, e tutti gli ebrei erano entrati nell’Alleanza il giorno di Shavuot, quando fu data la Torah;
  5. Il tema centrale del libro è l’amore, la pietà, e la Torah parla di amore;
  6. A Rut fu permesso di sposare Boaz sulla base dell’interpretazione della Legge orale del versetto: “Il Moabita non entrerà nella comunità del Signore” (Deuteronomio 23, 4), che afferma che questo versetto si applica solo agli uomini moabiti. Ciò sottolinea l’unità della Torah scritta con quella orale.

Vegetazione

Secondo il Midrash, Monte Sinai fiorì all’improvviso in anticipazione per la consegna della Torah. Piante ed erba appaiono anche nella storia di Mosè bambino, rinvenuto tra i giunchi in un canestro di papiro (Esodo 2, 3) quando aveva tre mesi d’età (Mosè nacque il 7 Adar e posto sul Nilo il 6 Sivan, lo stesso giorno in cui successivamente portò la nazione ebraica sul Monte Sinai a ricevere la Torah).

Per queste ragioni, molte famiglie ebree tradizionalmente decorano le case e le sinagoghe di erbe, fiori e rami a ricordo della verdeggiante montagna scelta da DIO per dare agli Israeliti la Torah, a Shavuot. Queste decorazioni sono principalmente fatte di rami di palme sovrapposte una all’altra. È un’usanza molto sentita, soprattutto tra aschenaziti e sefarditi, assieme a cibi che ricordano le cose mangiate nel deserto. Certe sinagoghe decorano il bimah con un baldacchino di fiori e piante in modo che assomigli ad un chuppah, poiché Shavuot è ricordato misticamente come il giorno in cui il mediatore (Mosè) portò la sposa (la nazione di Israele) al chuppah (Monte Sinai) per sposare lo sposo (DIO); la ketubah (contratto matrimoniale) era la Torah. Alcune comunità sefardite orientali leggono proprio una ketubah tra DIO e Israele come parte del servizio religioso.

Il Gaon di Vilna cancellò la tradizione di decorare con alberi perché somigliava troppo alle decorazioni cristiane delle rispettive festività, specialmente quella della Pentecoste.

Studio della Torah

La tradizione di stare alzati tutta la notte di Shavuot a studiare la Torah – tradizione nota come Tikkun Leil Shavuot (in ebraico: תקון ליל שבועות‎, vedi sotto) – ha le sue origini nel Midrash, che narra che la notte prima che fosse consegnata la Torah a Mosè e al popolo, gli Israeliti andarono a dormire presto per essere ben riposati al grande momento che li attendeva. Però dormirono troppo e Mosè dovette svegliarli, perché DIO era già in attesa sulla cima della montagna. Per rettificare questo difetto percepito nel comportamento della nazione, molti ebrei religiosi rimasero svegli tutta la notte per imparare la Torah.

La costumanza di studiare la Torah tutta la notte risale al 1533 quando Rabbi Joseph Caro, autore del Shulchan Aruch, e che all’epoca viveva a Salonicco nell’Impero Ottomano, invitò Rabbi Shlomo Halevi Alkabetz e altri colleghi cabalisti a celebrare vigilie di studio notturno per Shavuot preparandosi tre giorni prima, proprio come gli Israeliti si erano preparati tre giorni in anticipo della consegna della Torah. Durante uno di quelle sessioni di studio, un angelo apparve e insegnò loro la Legge ebraica (Halakhah).

Il grande consumo di caffè nell’Impero Ottomano si pensa sia un fattore dell’origine della pratica di studio notturno della Torah a Shavuot.

Si possono studiare svariati argomenti nella notte di Shavuot, sebbene Talmud, Mishnah, e Torah sono usualmente ai primi posti della lista. I devoti possono studiare da soli o con un chavruta (compagno di studio), o frequentare shiurim (lezioni) e gruppi di studio notturni. Sia uomini sia donne partecipano a questa tradizione.

A Gerusalemme, decine di migliaia di persone portano a conclusione il proprio studio notturno camminando fino al Muro Occidentale prima dell’alba, unendosi poi sul luogo al minian dell’aurora. Tale pratica iniziò nel 1967. Una settimana prima di Shavuot in quell’anno, l’esercito israeliano catturò la Città Vecchia di Gerusalemme nella Guerra dei Sei Giorni, ed il giorno di Shavuot l’esercito aprì il Muro Occidentale (fino ad allora proibito) ai visitatori. Oltre 200.000 Ebrei arrivarono e pregarono al sito del Muro che era stato vietato all’accesso dal 1948. L’usanza di camminare fino al Muro occidentale nel giorno di Shavuot è continuata ogni anno, da quella occasione.

Tikkun Leil Shavuot

Seguendo la tradizione dello studio notturno della Torah, il rinomato talmudista del XVI secolo Isaac Luria organizzò un servizio liturgico speciale per la sera di Shavuot. Il Tikkun Leil Shavuot (“Rettificazione della Notte di Shavuot”) consiste di stralci, dall’inizio alla fine, di cisacuno dei 24 libri del Tanakh (inclusa la lettura completa di diverse sezioni chiave, come il resoconto dei giorni della Creazione, l’Esodo, l’episodio dei Dieci Comandamenti e lo Shemà) e i 63 libri della Mishnah. Ciò è seguito dalla lettura dello Sefer Yetzirah, i 613 Mitzvot come elencati da Maimonide, e passi dello Zohar, con preghiere all’inizio e alla fine del servizio. Tale lettura è suddivisa in tredici parti, e dopo ciascuna parte si recita un Kaddish di-Rabbanan quando il Tikkun viene studiato in gruppo di almeno dieci ebrei devoti.

Questo servizio liturgico è stampato in un libro speciale e viene usato da molte comunità sefardite orientali, come anche da alcune comunità tedesche e chassidiche. Esistono libri simili per le vigilie prema del settimo giorno di Pesach e di Hoshanah Rabbah.

Conteggio dell’Omer

La Torah afferma che l’offerta Omer (cioè il primo giorno di conteggio dell’Omer) è il primo giorno del raccolto dell’orzo (Deut. 16, 9). Dovrebbe iniziare “il giorno dopo lo Shabbat”, e continuare ad essere contato per sette sabati. (Lev. 23, 11).

I Saggi Talmudici hanno determinato che “Shabbat” qui significa un giorno di riposo e si riferisce al primo giorno di Pasqua. Così, il conteggio dell’Omer inizia il secondo giorno di Pasqua e continua per i successivi 49 giorni, o sette settimane complete, terminando il giorno prima di Shavuot. Secondo questo calcolo, Shavuot cadrà il giorno della settimana successivo a quello del primo giorno di Pasqua (ad esempio, se la Pasqua inizia di giovedì, Shavuot inizierà di venerdì).

I karaiti differiscono nella loro comprensione del “giorno dopo il sabato”. I Karaiti interpretano il Sabbath come il primo Sabbath settimanale che cade durante la Pasqua. Di conseguenza, lo Shavuot karaita è sempre di domenica, anche se la data effettiva in ebraico varia (il che complimenta il fatto che una data specifica non è mai data per Shavuot nella Torah, l’unica festa per cui questo è il caso). Altri leader religiosi non rabbinici come Anan ben David (fondatore degli Ananiti); Benjamin al-Nahawandi (fondatore dei Benjaminiti); Ismail al-Ukbari (fondatore di un movimento ebraico messianico del IX secolo a Babilonia); Musa di Tiflis (fondatore di un movimento ebraico del IX secolo a Babilonia); e Malik al Ramli (fondatore di un movimento ebraico del IX secolo in Terra d’Israele) hanno inoltre riconosciuto che Shavuot dovrebbe cadere di domenica.

La maggior parte degli studiosi secolari, così come i cattolici e gli storici sadducei e boeziani, contestano l’interpretazione rabbinica. Essi deducono che lo “Shabbat” a cui si fa riferimento è lo Shabbat settimanale. Di conseguenza, il conteggio dell’Omer inizia sempre la domenica di Pasqua e continua per 49 giorni, così che anche Shavuot cadrebbe sempre di domenica.

Il Libro dei Giubilei e gli Esseni

Questa interpretazione letterale di ‘Shabbat’ come lo Shabbat settimanale, fu condivisa dall’autore del Libro dei Giubilei del II secolo a.C. che era motivato dal calendario solare sabbatico sacerdotale del III e II secolo a.C., che era progettato per far cadere le feste e i sabati nello stesso giorno della settimana ogni anno. Su questo calendario (meglio conosciuto dal Libro dei Luminari in 1 Enoch), Shavuot cadeva il 15 di Sivan, una domenica. La data era calcolata a cinquanta giorni dal primo sabato dopo la Pasqua (cioè dal 25 di Nisan). Così, Jub. 1:1 afferma che Mosè salì sul monte Sinai per ricevere la Torah “il sedicesimo giorno del terzo mese del primo anno dell’Esodo dei figli d’Israele dall’Egitto”.

In Jub. 6, 15-22 e 44, 1-5, la festa viene fatta risalire alla comparsa del primo arcobaleno il 15 di Sivan, il giorno in cui Dio fece la sua alleanza con Noè.

La comunità di Qumran, comunemente associata agli Esseni, conservava nella sua biblioteca diversi testi che menzionavano Shavuot, in particolare un originale ebraico del Libro dei Giubilei che cercava di fissare la celebrazione di questa festa delle settimane il 15 di Sivan, seguendo la loro interpretazione di Esodo 19, 1.

Nel Cristianesimo

La festa cristiana di Pentecoste si celebra il 50º giorno (la settima domenica) dalla domenica di Pasqua e vuole commemorare la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e gli altri seguaci di Gesù Cristo mentre erano a Gerusalemme a celebrare la festa delle settimane, come descritto negli Atti degli Apostoli (Atti 2, 1-31).

Il termine Pentecoste deriva dal greco Πεντηκοστή (Pentēkostē) che significa “cinquantesimo”, e si riferisce alla festa ebraica celebrata il cinquantesimo giorno dopo i primi frutti, conosciuta anche come la “Festa delle settimane” e la “Festa dei 50 giorni” nella tradizione rabbinica.

La Septuaginta usa il termine Pentēkostē per riferirsi alla “Festa di Pentecoste” solo due volte, nel Libro di Tobit e 2 Maccabei, che sono libri deuterocanonici/apocrifi nella Bibbia (Tibia 2, 12 Maccabei 12, 32). Il termine Pentecoste appare nella Septuaginta come uno dei nomi per la Festa delle Settimane. Gli scrittori Septuaginti usarono la parola anche in altri due sensi: per indicare l’anno del Giubileo (Levitico 25, 10), un evento che si verifica ogni 50° anno, e in diversi passaggi di cronologia come numero ordinale.

La narrazione in Atti 2 della Pentecoste include numerosi riferimenti a precedenti narrazioni bibliche come la Torre di Babele, e i racconti del diluvio e della creazione dal Libro della Genesi. Include anche riferimenti ad alcune teofanie, con una certa enfasi sull’apparizione incarnata di DIO sul biblico Monte Sinai quando i dieci comandamenti furono presentati a Mosè.

Alcuni commentatori biblici hanno cercato di stabilire che l’οἶκος (casa) dato come luogo degli eventi di in Atti 2, 2 era una delle trenta sale del Tempio (chiamate οίκοι), ma il testo stesso è privo di dettagli specifici. Richard C. H. Lenski e altri studiosi sostengono che l’autore degli Atti avrebbe potuto scegliere la parola ἱερόν (santuario o tempio) se si intendeva questo significato, piuttosto che “casa”, comunque alcuni dettagli semantici suggeriscono che la “casa” potrebbe essere la “stanza superiore” (ὑπερῷον) menzionata in Atti 1, 12-26, ma non ci sono prove letterarie per confermare con certezza il luogo e rimane un argomento di controversia tra gli studiosi.

Usi e costumi

In Italia si usava spargere petali di rosa dal soffitto delle chiese per ricordare il miracolo delle lingue infuocate; quindi in Sicilia e altrove in Italia, la festa è chiamata Pasqua rosatum. Il nome italiano Pasqua rossa deriva dai colori rossi dei paramenti usati la domenica di Pentecoste.

In Francia era consuetudine suonare le trombe durante la messa, per ricordare il suono del vento possente che accompagnò la discesa dello Spirito Santo.

Nel nord-ovest dell’Inghilterra, a Pentecoste si svolgono parate di chiese e cappelle chiamate Whit Walks (a volte il venerdì di Pentecoste, il venerdì successivo). Tipicamente, le parate contengono bande di ottoni e cori; le ragazze che partecipano sono vestite di bianco. Tradizionalmente, si svolgevano le fiere di Pentecoste (talvolta chiamate Whitsun Ales). Altre usanze come la danza del morris e il rotolamento del formaggio sono anche associate a Pentecoste. “Pentecoste” è stato il nome del giorno nella Chiesa d’Inghilterra. (Il Book of Common Prayer usa solo una volta la parola “Pentecoste” per la festa. Anche se alcuni pensano che il nome derivi dai vestiti bianchi indossati dai nuovi battezzati nel periodo pasquale, può essere visto come derivato da “wit”, quindi “wisdom”, il riferimento è alla Santa Sapienza (Sancta Sophia, Hagia Sophia), a cui si fa riferimento nei Proverbi e nel Libro della Saggezza, con cui lo Spirito Santo è stato spesso identificato.

In Finlandia c’è un detto conosciuto praticamente da tutti che si traduce come “se uno non ha la dolcezza fino a Pentecoste, non l’avrà per tutta l’estate”.

In Ucraina la festa primaverile di Zeleni Sviata è stata associata alla Pentecoste. Le usanze per la festa venivano eseguite nel seguente ordine: in primo luogo, la casa e il focolare sarebbero stati puliti; in secondo luogo, i cibi venivano preparati per la festa; infine, le case e le chiese venivano decorate con fiori di campo e vari tipi di erbe e piante verdi. Un pasto di sette portate potrebbe essere stato servito come festa di Pentecoste che potrebbe aver incluso piatti tradizionali come cereali con miele (kolyvo), riso o cereali di miglio con latte, zuppa di crauti (kapusniak), brodo di pollo con tagliatelle fatte a mano (iushka z zaterkoiu), torte al formaggio (pyrizhky syrom), maiale arrosto, torte di grano saraceno servite con uova e formaggio (blyntsi), e kasha al forno.


Referenze

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