Il più grande falso della storia: La donazione dell’Imperatore Costantino alla Chiesa

(Affresco del XIII secolo) Costantino I, imperatore Romano che conferisce il primato della Chiesa al suo contemporaneo Papa Silvestro.

Solo pochissimi ricercatori e storici potrebbero non concordare sul fatto che la donazione di Costantino I, ovvero il documento che ha permesso alla Chiesa di Roma per secoli di governare, non sia il più grande falso mai prodotto nella storia dell’umanità. Specialmente se si tengono in considerazione le conseguenze e gli strascichi che la presunta autenticità del documento hanno portato fino ai nostri giorni, ovvero lo strapotere del papato e l’ascesa ad essere il più influente organo politico del Mondo.

Ansalisi del periodo storico

Durante il Rinascimento si potrebbe dire che l’illuminazione culturale ha promosso i valori secolari rispetto a quelli religiosi. Principalmente nell’Europa settentrionale, le idee del Rinascimento assumevano un carattere religioso, confluendo in una quasi preterintenzionale rivoluzione. Questi riformatori furono generalmente uomini molto devoti, umanisti che indebolirono involontariamente il papato e le sue basi teoriche, e nel loro esame dei testi chiave (in particolare della Bibbia) hanno esposto diverse ipotesi, fondamentali della dottrina, come non veritiere. L’infallibilità papale e la struttura di potere della Chiesa furono quindi messe in discussione durante il Rinascimento non solo da questi intellettuali, ma il fervore incoraggiò anche il popolo a farsi domande in merito al credo Cattolico auspicando al cambiamento, ovvero qualcosa che di impensabile durante il Medioevo. Ciò ha incoraggiato i riformatori ad affrontare gli abusi nella Chiesa, e questo alla fine ha portato allo scisma e alla fine della vecchia idea della cristianità, è quindi difficile immaginare che la riforma protestante abbia potuto attuarsi senza il Rinascimento.

La riforma fu lo scisma che divise la Chiesa Cattolica (dal latino ecclesiastico catholicus, a sua volta dal greco antico καθολικός, katholikòs, cioè “universale”) e ha quindi posto fine al concetto di unità della cristianità. Originariamente fu solo un tentativo di riforma, spinto dal desiderio di risanare gli “amministratori della fede”, e porre un freno alla dilagante immoralità e corruzione del clero. Questo organo che era la Chiesa, agiva più da leader politico che spirituale e morale, e rivendicava il diritto di governare per mezzo dell’editto emanato direttamente da uno degli Imperatori più onorati della storia: la Donazione di Costantino. Chiamata in latino Constitutum Constantini questo documento, conservato in copia nei Decretali dello Pseudo-Isidoro, avrebbe contenuto l’editto attribuito a Costantino I che enunciava le concessioni al potere della chiesa di Roma. Utilizzato per giustificare la nascita del potere temporale dei pontefici romani, e solo dopo diversi secoli, quando il filologo italiano Lorenzo Valla ne dimostrò in modo inequivocabile la non autenticità, è oggigiorno considerato il falso più clamoroso della storia.

Il contenuto dell’editto

Dopo una nutrita sezione agiografica, il documento, recante la data del 30 marzo 315, afferma di riprodurre un editto emesso dall’imperatore romano Costantino I. Con esso l’imperatore avrebbe attribuito al papa Silvestro I e ai suoi successori le seguenti concessioni:

  • il primato (principatum) del vescovo di Roma sulle chiese patriarcali orientali: Costantinopoli, Alessandria d’Egitto, Antiochia e Gerusalemme;
  • la sovranità del pontefice su tutti i sacerdoti del mondo;
  • la sovranità della Basilica del Laterano, in quanto “caput et vertex”, su tutte le chiese;
  • la superiorità del potere papale su quello imperiale.

Inoltre la Chiesa di Roma ottenne secondo il documento gli onori, le insegne e il diadema imperiale ai pontefici, ma soprattutto la giurisdizione civile sulla città di Roma, sull’Italia e sull’Impero romano d’Occidente. L’editto confermerebbe inoltre la donazione alla Chiesa di Roma di proprietà immobiliari estese fino in Oriente. Ci sarebbe stata anche una donazione a papa Silvestro in persona del Palazzo del Laterano.

In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare e onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di DIO nel mondo… Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell’Italia e delle regioni occidentali.
(Constitutum Constantini)

Questa donazione fu utilizzata dalla Chiesa nel medioevo per avvalorare i propri diritti sui vasti possedimenti territoriali in Occidente e per legittimare le proprie mire di carattere temporale e universalistico. Dopo l’età carolingia, la donazione fu riesumata da papa Leone IX nel 1053, e fu dunque introdotta, nel XII secolo, nel Decretum Gratiani e in altre raccolte di Decretali dalle mani di interpolatori. Essa fu considerata un documento di tutto rispetto anche dagli avversari del potere dei pontefici. Fa eccezione Ottone III, imperatore dal 996, nipote dell’Ottone ritenuto da molti fondatore del Sacro Romano Impero. Egli infatti, spinto dalla volontà di rinnovare l’Impero, si era affiancato al clero cercando di ottenere una posizione di potere nella Chiesa. Per conseguire il suo fine contestò, nel 1001, la validità del documento, accusando il diacono Giovanni di esserne l’artefice. Nel medesimo testo Ottone sancì la donazione di otto contee di sua proprietà in favore del Papato.

Papa Alessandro VI fece riferimento alla Donazione per giustificare il suo intervento nella disputa tra Spagna e Portogallo sul dominio del Nuovo Mondo, concretizzatosi nell’emissione della bolla papale Inter Caetera nel 1493. La donazione di Costantino includeva infatti le isole della ‘parte occidentale’ dell’Impero romano e all’epoca dell’emissione della bolla non era certo ancora noto che i nuovi territori, frutto di recentissime scoperte, si sarebbero rivelati essere un nuovo continente; sicché l’intero oceano Atlantico, con le nuove ‘isole’, vi era considerato parte dell’antica metà.

La predizione di Dante Alighieri

Alcuni secoli dopo Dante Alighieri, nel suo De Monarchia, pur non ritenendo falsa la Constitutum Constantini (al suo tempo ancora non ne era stata attestata la falsità), ne negava il valore giuridico, in quanto con essa l’imperatore aveva recato danno all’Impero romano, compiendo in tal modo un atto contrario ai propri doveri istituzionali. Infatti il poeta affermava che né aveva Costantino il diritto di donare a terzi dei territori appartenenti all’Impero, né poteva un papa comprenderli tra i propri possedimenti, in quanto sarebbe contravvenuto ai precetti neotestamentari riguardo all’obbligo di povertà per la Chiesa, ma al massimo, avrebbe potuto accettare il dono come usufruttuario. In sostanza, Dante giudicava la donazione come un atto non valido, criticando la Chiesa per averlo preso come prova giuridica del proprio potere temporale.

(Volgare) Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion,
ma quella dote che da te prese il primo ricco patre!
(Ita) Ah, Costantino, quanto male è nato, non dalla tua conversione,
ma da quella donazione che da te ricevette il primo ricco Papa!

(Divina Commedia, Inferno XIX, 115-117)

Lorenzo Valla: La verità riaffiora sempre

Nel 1440 l’umanista italiano Lorenzo Valla dimostrò in modo inequivocabile che la donazione era un falso. Lo fece in un approfondito, tumultuoso studio storico e linguistico del documento, mettendo in evidenza anacronismi e contraddizioni di contenuto e forma: ad esempio, egli contestava la presenza di numerosi barbarismi nel latino, dunque più tardo di quello utilizzato nel IV secolo. Altri errori, banali, erano la menzione di Costantinopoli, allora non ancora fondata, o di parole come feudo. ovviamente troppo moderne per essere datate al I secolo d.C..

Tuttavia l’opuscolo di Valla, De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio (Discorso sulla donazione di Costantino, altrettanto malamente falsificata che creduta autentica), poté essere pubblicato solo più di 50 anni dopo (esattamente nel 1517) e in ambiente protestante, mentre la Chiesa cattolica difese per secoli la tesi dell’originalità del documento.
Nel 1559 lo scritto di Valla fu incluso nell’indice dei libri proibiti in quanto pericoloso per la fede. Il dibattito successivo sulla datazione e sull’origine della falsificazione si è mosso su “piste” differenti: l’ubicazione della tradizione manoscritta, l’uso strumentale che i potenti fecero del documento, l’individuazione di motivi leggendari nel testo del constitutum sono tutti argomenti che si è cercato di sfruttare al meglio per dare una risposta.

Lorenzo Valla denunciò quindi la falsità del documento con questa memorabile dissertazione. Con l’analisi linguistica e le argomentazioni di tipo storico, Valla dimostra che l’atto era stato fatto nell’VIII secolo dalla stessa cancelleria pontificia. Dimostrando la falsità della “Donazione di Costantino”, Valla ha “smascherato” la Chiesa, che con quel documento giustificava il proprio potere temporale e rivendicava privilegi nei confronti dell’Impero. Quello di Valla è non solo un lavoro di tipo filologico, ma anche un’analisi dell’epoca storica in questione. Importante l’atteggiamento di fondo, quello di un uomo indignato di fronte alla menzogna e alla truffa durate per secoli.

Oltre al Valla, anche Nicolò da Cusa espresse nello stesso periodo “forti dubbi e perplessità” sulla veridicità dei documenti come presentati dalla Chiesa di Roma. Restano discordi le opinioni sul movente e sull’area di origine della falsificazione, se occidentale (Roma; i monasteri di Saint-Denis o di Corbie, in Francia) oppure orientale (l’autore sarebbe un monaco bizantino rifugiato a Roma).

La Donazione di Costantino I il Grande è quindi uno dei falsi più celebri della storia, e quello le cui conseguenze sono state più influenti, ma comunque non è un fatto raro che un documento menzognero, falsificato o “arrangiato”, produca pesanti conseguenze. Ma molto più fuori dall’ordinario è vedere che un falso possa continuare a produrre effetti anche diversi secoli dopo la scoperta della frode.
Frutto di puro opportunismo, nata in un contesto del tutto peculiare e dall’incontro di ambizioni convergenti, la Donatio Costantini si è inscritta nella realtà e si è adattata alle mutazioni dei tempi, al punto da sopravvivere persino alla dimostrazione della sua falsificazione.
Alla vigilia della creazione degli Stati della Chiesa, Roma era provata dalle invasioni barbariche ed era diventata una grossa borgata che non aveva più nulla a che vedere con le sue glorie passate. La città Eterna aveva perduto da tanto tempo, a vantaggio di Ravenna, il suo statuto di capitale politica ed amministrativa. Tuttavia, il suo nome continuava a evocare il ricordo di un impero, di una civiltà e di un ordine che esercitava sugli uomini un fascino indiscusso.

“Sacrosancta Lateranensis ecclesia omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput” (“La chiesa di San Pietro in Laterano, madre e capo di tutte le chiese della città e del mondo.”) Iscrizione che si trova sulla facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma.

Quando il potere logora lo Spirito: il potere Temporale

La Chiesa per secoli ha giustificato il proprio potere politico (ovvero temporale in cui i papi erano gli eredi degli imperatori romani) igrazie alla Donazione di Costantino.
Secondo questo documento la storia inizia quando l’imperatore contrasse la lebbra, ma dopo essere stato battezzato da papa Silvestro, miracolosamente guarì. Costantino si convertì al Cristianesimo e riconobbe al papa la città di Roma e l’Occidente, spostando a Costantinopoli (l’attuale Istanbul) la sede del potere imperiale. Da questo momento in poi i papi consideravano legittimo il loro potere temporale e pretendendo di avere autorità anche sui sovrani dell’Occidente.

Dopo aver dimostrato che la “Donazione” non poteva essere stata scritta all’epoca di Costantino, nel 313, ma alcuni secoli dopo, probabilmente composto all’epoca di papa Stefano II (seconda metà dell’VIII secolo) per giustificare la creazione dello Stato della Chiesa. Ideato in occasione dell’incoronazione di Carlo Magno (800) a imperatore del Sacro Romano Impero, e per secoli tutti, compresi anche gli avversari del potere temporale dei papi, hanno creduto che fosse autentico.

Altre 4 importantissime falsificazioni note alla storia

Nella storia è giusto ricordare altri falsi che hanno suscitato l’interesse di molti ricercatori, grazie ai quali è stato possibile far riaffiorare la verità.

  1. La misteriosissima missiva che del 1165 è stata, secondo il cronista Alberico delle Tre Fontane, arrivò a papa Alessandro III, all’imperatore bizantino Manuele I Comneno e a Federico Barbarossa da “Gianni il Presbitero, per la grazia di DIO e la potenza di nostro Signore Gesù Cristo, re dei re e sovrano dei sovrani”. Il quale si offriva di mettere le sue ricchezze e i suoi eserciti a disposizione per muover guerra agli islamici e difendere la Terra Santa. Era il mitico “Prete Gianni”, inventato a quanto pare da un monaco tedesco, e destinato a diventare una leggenda dato che fu atteso per molti decenni, ma mai arrivato.
  2. La clamorosa notizia arrivata a Londra il 21 febbraio 1814, portata (fingendo di essere appena sbarcato a Dover) da uno spossato “ufficiale” in divisa rossa che affermava: “Napoleone è stato ucciso dai cosacchi! L’hanno fatto a pezzi. Letteralmente”. Scoppiò il panico, la Borsa schizzò, ma poi si rivelò tutto falso. Thomas Cochrane, ammiraglio, politico, finanziere fu arrestato, condannato per aggiotaggio, e destinato a fornire lo spunto ad Alexandre Dumas per una delle vendette del conte di Montecristo.
  3.  La notizia pubblicata dai principali giornali del mondo il 23 maggio 1871 in cui i difensori della Comune di Parigi, e più precisamente le pétroleuses, le donne incendiarie, avevano “incenerito il Louvre”. L’eco di questa falsa notizia fu enorme. Friedrich Nietzsche e Jacob Burckhardt, racconta lo storico Manfred Posani Loewenstein, “si incontrano e piangono insieme l’’autunno della civiltà'” e in Italia, mentre in Parlamento si discute dei fatti di Parigi e un deputato ricorda che “una parte del suo patrimonio artistico (…) forse in questo momento è rovinata sotto le bombe a petrolio degli odiatori dell’umanità”, un articolo della “Gazzetta dell’università” (un giornale studentesco pisano) cerca di giustificare “le ragioni degli incendiari”. Il giornale cattolico “Lo Trovatore” va addirittura oltre, e vede nella distruzione del Louvre “una punizione divina per le conquiste dell’era napoleonica”.
  4. I Protocolli dei Savi di Sion, è un documentale realizzato con l’intento di diffondere l’odio verso gli ebrei nell’Impero russo, e attribuito ad una antica cospirazione ebraica il cui obiettivo sarebbe stato dominare il mondo. Questo fascicolo fu probabilmente il documento che avrebbe dovuto motivare la follia omicida della Shoah che ebbe luogo pochi anni dopo. Nel 1921 l’inchiesta del “Times” dimostrò quanto il fantomatico piano segreto ordito dagli ebrei nel cimitero di Praga, fosse un documento falso e “prodotto” nel 1903 dall’Okhrana, la polizia segreta zarista. Eppure, ancora oggi, molti concordano che il piano dei Giudei per impossessarsi di tutte le ricchezze del mondo, sia ancora in atto. Ricordava Umberto Eco, “il parere dominante è sempre quello dell’antisemita britannica Nesta Webster: ‘Sarà un falso, ma è un libro che dice esattamente ciò che gli ebrei pensano, quindi è vero'”. (PDF_Protocolli degli anziani di Sion)

Conclusioni

La donazione di Costantino seppur usata illecitamente come documento originale, ha comunque reso possibile lo sviluppo della primordiale Chiesa Cristiana in Italia. Va ricordato che durante la confusione politico/sociale che investì Roma con il conseguente crollo dell’Impero, la Chiesa fu l’unico organo a sostegno del popolo, e massimo ausilio per l’indigente, il povero, e di tutte le classi meno privilegiate che trovavano conforto nelle Sacre Scritture. San Benedetto da Norcia fu il primo che ebbe la visione profetica di una comunità non solo di sviluppo spirituale, ma anche sociale, e tutt’oggi è riconosciuto come patrono d’Europa. Questo falso quindi ha, nonostante tutto, aiutato i credenti in DIO delle origini a rafforsarsi, ma, solo successivamente, è riuscito a generare molti più danni rispetto ai benefici che avrebbe dovuto apportare. Il potere, questo sentimento sempre contro DIO e avverso alla fede, si è riuscito ad insinuare nelle Chiese e nei cuori dei clerici più deboli, conferendo un’autorità impossibile da gestire anche per il più zelante dei credenti. Anche il primo re Biblico Saul, Davide (2Sam 11) e Salmone (1Re 11) peccarono in vecchiaia, proprio a causa dell’enorme potere che fece deviare i loro cuori.

Sicuramente niente e nessuno potrà mai influenzare l’andamento della storia dato che, nonostante DIO ci conferisca il libero arbitrio, sia per causa di un uomo o di una donna, o per mezzo di un falso documento, o addirittura di un’intera comunità di fedeli o nazione, niente e nessuno potrà mai modificare il Piano di DIO che ha come fine ultimo il salvare tutti i giusti.


Bibliografia

  • La falsa Donazione di Costantino, Discorso di Lorenzo Valla sulla Donazione di Costantino da falsari spacciata per vera e con menzogna sostenuta per vera, a cura di Gabriele Pepe, Ponte alle Grazie, Firenze 1992 – TEA 1994
  • Ed. critica del Constitutum di H. Fuhrman, Das Constitutum Constantini (Konstantinische Schenkung) (Hannover, 1968: Monumenta Germaniae Historica, Fontes iuris Germanici antiqui 10), accessibile online, privo di introduzione, apparato critico e indici, sul portale di diritto romano dell’università di Grenoble. Traduzione inglese online su Medieval Sourcebook.
  • Ed. critica dell’opuscolo di Lorenzo Valla di W. Setz, De falso credita et ementita Constantini donatione (Weimar, 1976: Monumenta Germaniae Historica, Quellen zur Geistesgeschichte des Mittelalters 10). Il testo di una precedente edizione è accessibile online con traduzione inglese del 1922 sul sito del Historical Texts Project dell’Università di Hanover, via Bibliotheca Augustana (Augsburg). Traduzioni italiane di Gabriele Pepe (Milano, 1952: Universale Economica Feltrinelli 132) e, più recentemente, O. Pugliese (Milano, 1994: Biblioteca Universale Rizzoli, L, 876).
  • Traduzione italiana della Donazione di Costantino online su Artblog.
  • W. Levison, Konstantinische Schenkung und Silvester-Legende, in Miscellanea Franz Ehrle II (Roma, 1924: Biblioteca Apostolica Vaticana, Studi e testi 38), pp. 158–247.
  • D. Maffei, La donazione di Costantino nei giuristi medievali, (Milano, 1964).
  • F. Chabod, Lezioni di metodo storico, a cura di L. Firpo), Roma-Bari, 1969 (e succ. ristampe).
  • P. De Leo, Ricerche sui falsi medioevali: I – Il Constitutum Constantini, compilazione agiografica del sec. VII. Reggio Calabria, 1974: colloca il documento nell’ambito delle leggende agiografiche, e avanza l’ipotesi che sia opera di un monaco greco rifugiatosi a Roma al tempo della lotta iconoclasta.
  • G. M. Vian, La donazione di Costantino, Bologna, 2004.

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