Gesù il Nazareno, e non “da” Nazareth

La “Via Dolorosa” nella Città Vecchia di Gerusalemme, è considerata la strada che Gesù ha percorso per arrivare al luogo della sua crocifissione.

Il Vangelo secondo Matteo è il più antico Testo del Nuovo Testamento tradotto direttamente dall’Aramaico (lingua parlata in Galilea ai tempi di Gesù) pervenuto fino ai giorni moderni.
La traduzione dei Settanta (LXX) in Greco Classico è stata però causa di uno degli equivoci più grandi della Storia del Cristianesimo, secondo cui il titolo “Gesù il Nazareno” avrebbe qualche riferimento con la città di Nazareth, invece che con il voto per essere un nazireo (e che anche Giovanni Battista, suo cugino e precursore, avevano fatto).

Il termine Nazareno (nazoraios nel testo originale greco) non significa affatto “proveniente della città di Nazareth”, ma si riferisce invece ad un voto, il più antico riportato dalla Bibbia (Libro dei Numeri 6, 1-21 e Libro dei Giudici 13, 1-14) e che probabilmente i primi traduttori non accettarono perchè legava troppo il Messia del nascente Cristianesimo alla tradizione Ebraica.

Nella Cristianità, il tema “essere un Nazareno”, così come lo rappresentano Marco e Luca, è basato su un gioco di traslitterazione dall’Aramaico al Greco (Ar. Nozorai – Gr. Nazoraios, Ebr. Nozri), attraverso il quale si è tentato di associare il titolo stesso con la città di Nazareth in Galilea (la cui esistenza nel I Sec. per gli storici è assolutamente priva di fondamento).
La forma Ebraica per Nazareth è NZRT, che è stata indicata come Nazrat o Nazeret, invece la forma Greca “Iesous ò Nazoraios” deriva dall’Aramaico Nazorai che è il nome del voto e che non ha niente a che fare con Nazareth come luogo.

La tradizione evangelica afferma che Gesù è cresciuto fra i colli di Galilea, a Nazareth, in quello che doveva essere un villaggio con una sinagoga e con botteghe artigiane, in cima ad un monte, in prossimità di un precipizio, nei pressi del lago di Tiberiade e (secondo alcuni dettagli evangelici che descrivono alcuni spostamenti di Gesù) ad Est del lago, nel Golan. Ma a Nazareth non ci sono resti di un abitato e di una sinagoga dei tempi di Cristo, né tantomeno si trova in cima ad un monte o nei pressi di un ciglio di un precipizio, e a 35 Km di distanza del lago di Tiberiade.
Inoltre Nazareth non è mai nominata in alcun documento storico antecedente al quarto secolo, nemmeno negli scritti del comandante delle forze Giudaiche durante la rivolta (Giuseppe Flavio) che, verso la seconda metà del primo secolo, scrisse una descrizione topografica dettagliatissima di tutta la Galilea, citando anche i villaggi più piccoli dato che doveva servire per pianificare le incursioni militari dei Romani. Quindi l’indagine archeologica, storica e letteraria sulla città di Nazareth, mostra concreti dubbi in merito alla sua esistenza durante il I secolo.

Nazir, Nazireo e Nazareno

Non si può assumere che le due parole non siano le stesse se si ha qualche conoscenza della lingua ebraica e se si analizza l’etimologia della parola. Il termine נזיר si riferisce sicuramente al voto, e sta ad indicare un uomo, o una donna “consacrati”, “separati” o “devoti”, la scrittura ebraica non utilizza vocali, e la traslitterazione di נזיר è N-Z-Y-R (ebraico si legge da destra verso sinistra). L’unica traduzione possibile per nazireo o nazareno è la stessa, perchè sono la stessa parola, ma traslitterata, quindi interpretrata e riportata in una lingua straniera in modo diverso. Gesù, proprio come suo cugino Giovanni il Battista era una nazireo, ma a differenza di quest’ultimo non era “consacrato” dalla nascita, e quindi interrompeva il voto a secondo della durata dello stesso (come spiegano chiaramente le regole di questo voto nella Bibbia) e spiegando così il perchè in certe occasioni potesse bere vino:

“Io vi dico che d’ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel Regno del PADRE mio.”
(Matteo 26, 29)

L’Ipotesi di Gamla

C’è un luogo in Palestina che risponde con estrema precisione ai requisiti geografici che le narrazioni evangeliche attribuiscono alla città di Nazareth, ed è il villaggio di Gamla, o Gamala. Inoltre Gamla ha un’altro requisito, poco gradito all’immagine cattolica del figlio di DIO, che la rende drammaticamente adatta ad essere considerata la città storica del Messia, figlio di Davide, il Re dei Giudei che fu giustiziato da Pilato, era la patria dei ribelli zeloti. La setta di Giuda detto il Galileo, e dei suoi uomini che, lottarono per la restaurazione del regno di Davide e della sovranità di YHWH su Israele, e che furono sconfitte da un assedio da parte delle legioni di Vespasiano in persona, in quanto irriducibili Messianisti (Christianoi in lingua greca) e pericolosi per la stabilità dell’Impero dominante.

La scoperta di Gamala

In occasione della cosiddetta guerra dei sei giorni (1967), lo stato di Israele si mosse improvvisamente contro alcuni stati Arabi confinanti e, oltre ad occupare il Sinai, la striscia di Gaza e la Cisgiordania, invase ed occupò buona parte della regione chiamata Golan, fino a quel momento appartenente alla Siria.
Nel corso delle operazioni militari sulle alture del Golan, qualcuno notò la presenza delle rovine di una vecchio insediamento umano su un colle circondato da scarpate ripidissime, situato a breve distanza dalla riva nord-orientale del lago Kinneret (“Lago Genezaret” o “Mare di Tiberiade” nel linguaggio evangelico). Immediatamente al termine dello stato di guerra, le autorità di Israele inviarono alcuni archeologi ad indagare nella zona segnalata, per chiarire la natura dei resti. Il governo Israeliano, per quanto assillato dai problemi politici e non certo in rosee condizioni economiche, aveva una forte necessità, di fronte agli occhi del suo popolo e del mondo intero, di giustificare l’occupazione del Golan come un atto legittimo di riappropriazione di un territorio che apparteneva agli Ebrei per un diritto naturale e storico. Fu proprio per questo motivo che, sin dal 1968, la zona fu esaminata ed identificata con il villaggio chiamato Gamla, o Gamala, di cui si erano completamente perse le tracce e che Giuseppe Flavio descrisse con abbondanza di particolari, narrando la storia di una tragica sconfitta subita dagli Ebrei, per mano dello stesso Vespasiano, durante la guerra che insanguinò la Palestina negli anni dal 66 al 70 d.C.

Da un’alta montagna si protende infatti uno sperone dirupato il quale nel mezzo s’innalza in una gobba che dalla sommità declina con uguale pendio sia davanti sia di dietro, tanto da rassomigliare al profilo di un cammello; da questo trae il nome, anche se i paesani non rispettano l’esatta pronuncia del nome. Sui fianchi e di fronte termina in burroni impraticabili mentre è un po’ accessibile di dietro, dove è come appesa alla montagna
(Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica)

Nel 1976, sotto la guida dell’archeologo Shmarya Gutman, iniziarono gli scavi sistematici che condussero a sensazionali scoperte, la prima delle quali fu il riconoscimento del fatto che quei resti nascondevano proprio la città di Gamla.
Nazareth, che molti pellegrini cristiani conoscono bene, è situata nell’avvallamento di alcuni colli di Galilea, il paese, che oggi si è esteso fino a raggiungere la sommità delle alture, era anticamente situato in basso, sulla fiancata di una collina. Tutta la Galilea è costituita da pianure o da colline, senza picchi né ripide scarpate. La tradizione Cristiana ha localizzato il villaggio di Giuseppe e Maria, e quindi di Gesù Cristo, nella parte bassa di uno di questi colli, esattamente nella posizione in cui oggi sorge la cosiddetta Basilica della Annunciazione.

Risulta difficlie da credere che il tempo abbia potuto cancellare i segni di una cittadina così importante, e conservare invece quelli di altri luoghi chiave del NT tra cui Cafarnao, Korazim e Bet Zayda, a nord, sul lago di Tiberiade e Betania, Betlemme e Gerico, in Giudea.
Una totale assenza nelle testimonianze scritte in cui nessuno storico del tempo ha mai nominato il villaggio e, al di fuori del racconto evangelico, esso compare solo negli scritti cristiani risalenti ad alcuni secoli dopo.
Le due principali fonti storiche che testimoniano della Palestina dei tempi di Gesù sono gli scritti di Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria. Specialmente il primo, che fu comandante delle truppe Ebraiche proprio in Galilea, nelle sue grandi opere “La Guerra Giudaica” e “Antichità Giudaiche”, ha minuziosamente descritto tutto il paese nominando ogni più piccolo centro abitato, ma di Nazareth non c’è traccia, sebbene a pochi passi dal villaggio sorgessero altri centri, come Sefforis e Iotapata, di cui lo storico ha parlato e di cui oggi si possono ammirare i resti.

Veduta aerea di Nazaret da nord. Situata a nord della valle di Jezreel, questa era una zona relativamente isolata ai tempi di Gesù.
Oggi Nazaret ospita oltre 60.000 arabi-israeliani e l'”Upper Nazareth” ospita migliaia di residenti ebrei.

In verità gli stessi Vangeli, quando parlano della città di Gesù, preferiscono usare espressioni differite come “la sua patria” e ne citano il nome in pochissime occasioni: il Vangelo di Marco la nomina una sola volta, all’apertura, con le parole:

“In quei giorni Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni”
(Mc 1, 9)

Dopo il capitolo 1 il nome della città è completamente assente, e anche il Vangelo di Giovanni nomina la città in un’unica occasione, sempre all’inizio. La collocazione e la frequenza del termine Nazareth all’interno dei testi evangelici genera il ragionevole sospetto che si possa trattare di interpolazioni successive, e nella storia sappiamo benissimo quanto queste siano state comuni nei testi evangelici.

Inoltre i Vangeli non hanno mai usato l’espressione Gesù di Nazareth, essi parlano sempre di Gesù il Nazareno, e usano per questo l’espressione greca “Iesous ò Nazoraios”. L’aggettivo Nazoreo, come è sostenuto a gran voce da tantissimi accademici di tutto il mondo, non può significare “Nazaretano” (abitante di Nazareth), e non si può far a meno di ricordare che esiste anche un antico Testo evangelico, che la chiesa definisce apocrifo, che fu composto in lingua semitica da una setta giudeo-cristiana, contemporanea di Gesù, il cui nome è, appunto, Vangelo dei Nazareni (o Nazorei), ma purtroppo di questo manoscritto non ci è pervenuto nessun frammento, e lo conosciamo solamente attraverso le citazioni di alcuni Padri della Chiesa, che spesso lo criticano (e che ci fanno quindi presupporre il perchè della sua estinzione in ambito Cristiano). Dalle parole di Epifanio e di Teodoreto sappiamo solamente che i Nazareni possedevano il “Vangelo secondo Matteo, assolutamente integrale, in ebraico… come fu originariamente scritto”, che essi rifiutano gli insegnamenti di San Paolo, che “sono Giudei che onorano il Cristo come uomo giusto…”.

I Nazareni erano i componenti di un gruppo religioso il cui nome originale è Nozrim in ebraico e Nazorai in aramaico (tutt’oggi in Isaele con il nome nazireo si indica un monaco), con il chiaro riferimento all’espressione ebraica NZR, indicante uno stato di consacrazione e di santità, che ritroviamo nell’antico testamento a proposito del voto di nazireato (i nazirei sono coloro che lasciano i capelli intonsi e accettano voti di purezza).
Mettendo insieme tutte le osservazioni, archeologiche, storiche e letterarie, si comprende che il titolo “Nazareno” non sta a significare un “cittadino di Nazareth”, ma è un titolo religioso.

“…Si recò a Nàzaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore”. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: – Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi – … All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò…”
(Vangelo secondo Luca Capitolo 4)

Esaminando la narrazione evangelicha si comprende che il luogo identificato con Nazareth non può essere lo stesso che oggi ospita la Chiesa dell’Annunciazione, dato che molte caratteristiche che non si adattano alla città  che oggi conosciamo. Dagli scritti sembra anche trovarsi in prossimità di un precipizio altrimenti la gente non avrebbe potuto percorrere oltre 30 km per gettare il prigioniero, ma avrebbe trovato un modo sicuramente più rapido per sbarazzarsene. Non si riscontra nella descrizione nè un “ciglio del monte”, nè “un precipizio”, ne tantomeno una “sinagoga”.

Una motivazione per la quale potrebbe essere stato conveniente per i primi Giudeo-Cristiani del tempo “spostare” la partia del Messia da Gamala a Nazareth era quella di separarlo definitivamente dall’ambito dei movimenti esseno-zeloti che rappresentavano la dissidenza politica e spirituale del tempo. Questa operazione sarebbe potuta avvenire per rappresentare Gesù come un salvatore discostato dalla politica del tempo, e Gamala era troppo legata alle controversie pubbliche. Giuseppe Flavio afferma che questa cittadina sulle alture del Golan era la patria del famoso ribelle, fondatore del movimento zelotico, Giuda “il galileo”, chiamato così come tutti gli appartenenti alla sua setta e, del resto, come i seguaci di Gesù. La città era il quartier generale degli intransigenti messianisti, dei ribelli fondamentalisti che volevano portare a compimento, ad ogni costo, le profezie messianiche sul riscatto di Israele e sulla ricostruzione del regno di Davide.

Ai tempi in cui Erode il Grande era un giovane in carriera, speranzoso di arrivare alle altezze politiche che poi raggiunse, egli dovette affrontare in Galilea una “banda” di intransigenti fondamentalisti yahwisti, capeggiati da un certo Ezechia. Giuseppe Flavio ce lo descrive come un dottore (cioè un rabbi) della città di Gamala. Erode riuscì a uccidere il pericoloso capopolo.
Più tardi, alla morte di Erode, il figlio di Ezechia, Giuda, anch’egli di Gamala, erede della causa patriottico religiosa per cui era morto il padre, e animato da un odio personale nei confronti della dinastia erodiana, uscì allo scoperto con azioni antiromane, che riscossero significativi successi militari. Egli, come ci dice il solito Giuseppe Flavio, inventò la setta degli zeloti, che aveva senz’altro una grossa affinità con quella degli esseni del Mar Morto. Giuda, detto il galileo, sollevò un’altra importante rivolta durante il censimento della Palestina supervisionato da Quirino, all’epoca in cui Luca ambienta la sua natività. Questa volta Giuda ci lasciò la pelle, e con lui una gran quantità di zeloti, che furono crocifissi.
Ad un certo punto i romani si resero conto che Gamala non poteva continuare ad esistere. Essa, nella storia del dominio romano sulla Palestina, costituisce un perfetto parallelo di quello che, pochi anni dopo, sarà Masada. Il suicidio in massa degli abitanti di Gamala ricorda in maniera inequivocabile lo stesso gesto compiuto anche dagli zeloti asserragliati a Masada, e crea un ulteriore collegamento della città di Gamala coi movimenti messianici. Il drammatico episodio del suicidio di massa degli abitanti della città era un tipico comportamento zelotico, essi si “passarono a fil di spada” o si gettarono dal precipizio, pur di non finire prigionieri nelle mani degli invasori miscredenti.
I romani erano decisi ad estirpare questo pericoloso quartier generale zelota e inviarono Vespasiano, con le sue legioni che dopo lungo e doloroso assedio, ridusse Gamala in un cumulo di macerie e Vespasiano ne ricavò la gloria sufficiente per diventare imperatore.

In seguito alla riforma teologica operata da Paolo di Tarso, che aveva creato la figura di un salvatore de-messianizzato, ovverosia reso estraneo alla lotta politico-religiosa dei messianisti, i redattori del Vangelo cristiano erano fortemente motivati a scindere la figura del loro salvatore da quella dell’aspirante Messia dei Giudei con una inequivocabile connotazione esseno-zelotica.

 


Bibliografia

Alcunilcuni tra i più autorevoli accademici di tutto il mondo concordano sul fatto che l’espressione “Gesù Nazareno“, non ha alcuna relazione con una città di nome Nazareth, ma indica un titolo (nazareno)

 

“Gli apostoli che sono stati prima di noi l’hanno chiamato così: Gesù Nazareno Cristo… “Nazara” è la “Verità”. Perciò “Nazareno” è “Quello della verità”…”
(Vangelo di Filippo, capoverso 47)

 

“Neppure è improbabile che i primi cristiani siano stati detti Nazareni nel senso di Nazirei, piuttosto che in quello di originari della città di Nazareth, etimologia davvero poco credibile e che probabilmente ha sostituito la prima solo quando l’antica origine dall’essenato cominciava ad essere dimenticata”
(Elia Benamozegh [Italia, 1823/1900, filosofo ebreo membro del collegio rabbinico di Livorno], Gli Esseni e la Cabbala, 1979)

 

“La stessa tradizione ha fissato il domicilio della famiglia di Gesù a Nazareth allo scopo di spiegare così il soprannome di Nazoreo, originariamente unito al nome di Gesù e che rimase il nome dei cristiani nella letteratura rabbinica e nei paesi d’oriente. Nazoreo è certamente un nome di setta, senza rapporto con la città di Nazareth…”;
(Alfred Loisy [Francia, 1857/1940, sacerdote cattolico, professore di ebraico e di sacra scrittura dell’Istituto Cattolico di Parigi, successivamente rimosso dall’incarico], La Naissance du Christianisme)

 

“…nessun testo pagano o giudaico fa menzione di Nazareth: questo nome non compare né nella Bibbia, né nella vasta letteratura talmudica, né nelle opere dettagliate di Giuseppe Flavio; solo Eusebio ne parla citando Giulio Africano (tra il 170 e il 240), buon conoscitore dei luoghi. Le perplessità tuttavia restano e sono alimentate dalla difficoltà di collegare nella lingua aramaica Nazareno, Nazoreo, Nazoreno, tre forme considerate nei Vangeli intercambiabili, con Nazareth.
Qualche studioso ha suggerito che l’originale significato aramaico dell’attributo Nazareno, di difficile comprensione per seguaci cristiani ellenizzanti, sia andato perduto e sostituito con una più semplice e immediata indicazione geografica. Considerazioni linguistiche e filologiche hanno spinto all’ipotesi che Nazareno potesse voler dire Santo di Dio, anche alla luce del fatto che i fedeli di Gesù, che continuarono nella terra d’origine a chiamarsi nazareni, in terra greca inizialmente furono chiamati i santi e solo successivamente prevalse il nome cristiani dato loro dai pagani di Antiochia. Nazarenos e Nazoraios sono dunque forse nomi legati a una radice linguistica ebraica natzìr (in aramaico natzirà) che li collegava ai nazirei “separati” o i “consacrati”, un gruppo che aveva fatto a Dio uno speciale voto di consacrazione e che costituiva una setta a sé stante…”
(R. Calimani, Gesù Ebreo, Milano, 1990).

 

“La piccola città che porta questo nome [Nazareth], dove ingenui pellegrini possono visitare l’officina di Giuseppe, fu identificata come la città di Cristo solamente nel medio evo…”;
(Charles Guignebert [Francia, 1867/1939, professore di Storia del Cristianesimo presso l’Università Sorbona di Parigi], Manuel d’Histoire Ancienne du Christianisme);

 

“In realtà, per quel che riguarda Nazareth, gli storici non hanno potuto trovar traccia di una città di quel nome sino al IV secolo d.C.; secondo le fonti ebraiche, bisogna scendere addirittura sino al secolo IX. Nei vangeli non troviamo mai l’espressione Gesù di Nazareth ma soltanto Gesù il Nazoreo, talvolta scritto anche Nazoreno o Nazareno… ora, nessuno di questi appellativi, per quanto si sia cercato di forzarne l’etimologia, può farsi risalire ad un nome come Nazareth… è da questi termini che è derivato il nome della città di Nazareth, e non viceversa”
(Ambrogio Donini [accademico, specializzatosi in ebraico e siriaco presso la Harvard University, USA, è stato docente universitario in Italia], Breve Storia delle religioni, 1959);

 

“El-Nasirah è un villaggio della Galilea, posto a circa quattrocento metri di altezza, nel quale la tradizione cristiana riconosce l’antica Nazareth, patria di Gesù. Secondo vari studiosi, tuttavia, Nazareth – meglio Natzrath o Notzereth – non è mai esistita e l’appellativo Nazareno che accompagna il nome di Gesù negli scritti neotestamentari non indica affatto il suo paese di origine…”
(M. Craveri, [autore di numerosi saggi sulla storia delle cristianesimo, tradotti in molte lingue e pubblicati in Italia e all’estero, e curatore di una raccolta di scritti apocrifi] La Vita di Gesù, 1974);

 

“Le forme Nazoraios, Nazarenos, Nazaraeus, Nazarene, provano tutte che gli scribi ecclesiastici conoscevano l’origine della parola ed erano ben consapevoli che non era derivata da Nazareth… Il nome storico e la posizione geografica della città natale di Cristo è Gamala… questa è la patria del Nazoreo… la montagna di Gamala è la ‘montagna’ dell’evangelista Luca, la ‘montagna’ di tutti i Vangeli, che ne parlano incessantemente, senza nemmeno nominarla…”;
(E.B.Szekely [teologo ungherese che ha frequentato gli studi presso il Vaticano], The Essene Origins of Christianity, USA, 1980);

 

“…Gesù non era di Nazareth. Un’infinità di prove stanno ad indicare che Nazareth non esisteva ai tempi biblici. E’ improbabile che la città sia sorta prima del III secolo. ‘Gesù di Nazareth’, come molti studiosi della Bibbia sarebbero oggi pronti a confermare, è una cattiva traduzione dell’originale greco Gesù il Nazareno…”
(Baigent, Leigh, Lincoln [autori di alcuni libri sul cristianesimo antico e sui manoscritti del Mar Morto, fra cui il best seller internazionale “The Dead Sea Scrolls Deception”], L’Eredità Messianica, Tropea, Milano, 1996);

 

“É stato Matteo per primo a generare l’equivoco secondo cui l’espressione ‘Gesù il Nazoreo’ dovesse avere qualche relazione con Nazareth, citando la profezia “sarà chiamato Nazareno (Nazoraios)” che, a conclusione del suo racconto sulla natività, egli associa col passo “ritirandosi in Galilea e andando a vivere in una città chiamata Nazareth”. Questa non può essere la derivazione del termine, poiché anche in greco le ortografie di Nazareth e nazoreo differiscono sostanzialmente”
(R.H.Eisenman [professore di religioni medio orientali e di archeologia, nonché direttore dell’Istituto per lo studio delle origini giudeo-cristiane alla University of California – Los Angeles] James the Brother of Jesus, Penguin Books, 1997)

 

“Io penso veramente che i cristiani non possano affermare che l’espressione ‘Gesù Nazareno’ significhi ‘Gesù cittadino di Nazareth’, nello stesso modo in cui l’espressione ‘Leonardo da Vinci’ significa ‘Leonardo cittadino di Vinci’. La forma ebraica per Nazareth è NZRT, che è tarda ed è stata indicata come Nazrat o Nazeret, invece la forma greca ‘Iesous o Nazoraios’, deriva dall’aramaico Nazorai… la radice NZR (senza T) capita nella traduzione aramaica di Isaia 26: 2, nella quale la parola ‘emunim’ (=fede) deriva dalla radice ‘emeth’ (=verità), in questo modo risulta chiaro perché nel Vangelo di Filippo si poté dire che ‘Nazareno’ significa ‘della verità’…”
(Daniel E. Gershenson [archeologo, docente e ricercatore presso il Dipartimento di Studi Classici della Università di Tel-Aviv] e-mail del 12/05/1998 indirizzata a David Donnini);

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