Cosa rappresenta l’Egitto e il Canto del Mare

Il Mosè di Michelangelo

I saggi della tradizione ebraica affermano che: “In tutte le generazioni ogni persona è obbligata a considerarsi come se lei stessa fosse uscita dall’Egitto”, e la festività della Pasqua rappresenta proprio il ricordo di questo “passaggio” verso la libertà. In aggiunta alla credenza tradizionale Ebraica i Cristiani enfatizzano questa liberazione con il passaggio dalla vita terrena di Gesù a quella celeste. Quindi entrabe le tradizioni celebrano la liberazione dalla schiavitù sia fisica e che morale, la volontà che risiede in ogni credente di emergere al di sopra di tutto ciò che inibisce l’anima. Che si tratti di limitazioni fisiche, psicologiche o spirituali imposte dalla propria natura, da una forza esterna, o dalla semplice abitudine, per l’uomo e la donna è importantissimo ricordare la storia dell’Esodo, e il Canto del Mare per rinforzare la speranza in un futuro migliore per tutti.

L’Egitto: La schiavitù fisica e morale

La parola ebraica che indica l’Egitto è מצרים mitzrayim (arabo مصر, Miṣr) e significa “confini” ma anche “oppressione”. All’interno della Torah “Egitto” è il nome ebraico e aramaico per indicare sia la terra ma anche la condizione di schiavitù. Troviamo almeno 13 riferimenti nella Torah all’Egitto מצרים (mitzrayim) come luogo di oppressione (Esodo 13, 3 ; Esodo 13, 14 : Esodo 20, 2 ; Deuteronomio 5, 6 ; Deuteronomio 6, 12 ; Deuteronomio 7, 8 ; Deuteronomio 8, 14 ; Deuteronomio 13, 6 ; Deuteronomio 13, 11 ; Giosuè 24, 17 ; Giudici 6, 8 ; Geremia 34, 13 & Michea 6, 4), mentre l’analogo termine מצור (masor) sembra sia stato un soprannome poetico che veniva usato per indicare la stessa terra (Isaia 19, 6 ; 2Re 19, 24 ; Isaia 37, 25 & Michea 7, 12). Il sostantivo מצור (masor) significa assedio, e deriva dal verbo צור (tzur) legare. Un’altra derivazione di questo stesso verbo è il sostantivo מצורה, roccaforte, e questa, o una città murata può essere uno strumento di protezione durante le prime fasi di una guerra, ma si trasforma in una trappola letale se un assedio dura a lungo. Un bell’uso figurativo di questa parola si ritrova nel Salmo 31, 21 dove l’autore paragona i suoi guai ad un assedio.

Nella Bibbia quindi con Egitto non si intende solo il luogo fisico, ma anche quella condizione di oppressione alla quale il popolo era forzato a vivere. Tutt’oggi non ci si può reputare liberi solo perchè non si hanno ai polsi delle catene, perchè la libertà significa sentirsi sicuro di professare la propria fede, esprimendo questa libertà vivendo in una società che da a tutti un’occasione per essere migliori.

Durante il periodo della Pasqua i credenti cercano di infrangere la barriera del tempo rivivendo il racconto dell’Esodo immedesimandosi come se loro stessi avessero lasciato l’affliggente stato di schiavitù in Egitto. Ricordare quanto male si è sopportato aiuta sia a vivere meglio il presente che a idealizzare un futuro migliore per tutti. La Pasqua ebraica è una festa che dura otto giorni, i primi giorni si concentrano principalmente sulla prima liberazione dall’Egitto, mentre i giorni di chiusura evidenziano la redenzione e il “passaggio” finale, ovvero la prossima era che tutti aspettano quella Messianica dell’Amore e della perfezione annunciata dal Messiah.
Nella liturgia Ebraica il settimo giorno di Pasqua si legge il “Canto del mare” che contiene un’importante allusione all’Età messianica, mentre l’ottavo giorno l’haftarah (la lettura dei Profeti) è presa dal Libro di Isaia 10, 32 & 12, 6 una delle principali profezie sulla futura redenzione.

Il Canto del Mare

Il Canto del Mare (in ebraico: שירת שירת, Shirat HaYam, conosciuto anche come Az Yashir Moshe e Canto di Mosè, o Mi Chamocha) è una poema che appare nel Libro dell’Esodo della Bibbia (Es 15, 1-18). È seguito dai versetti 20 e 21 da una canzone molto più breve cantata da Miriam e dalle altre donne. Il Cantico del Mare è stato presumibilmente cantato dagli israeliti dopo aver attraversato indenni il Mar Rosso, celebrando la disfatta dell’esercito egiziano durante la traversata e guardando alla futura conquista della terre promessa di Canaan.

La poesia è inclusa nei libri di preghiera ebraici, e recitata ogni giorno durante le funzioni shacharit del mattino. Il poema comprende anche la prima ode o inno del canone ortodosso orientale, dove è conosciuto come il Cantico o Ode di Mosè. È usato anche nella liturgia cattolica romana, ortodossa orientale e in altre liturgie cristiane nella Veglia Pasquale, quando viene raccontata la storia della salvezza. Queste tradizioni seguono l’Apocalisse 15, 3 chiamandolo “Cantico di Mosè” (da non confondere con il Cantico di Mosè nel Deuteronomio).

Testo

Testo masoretico Traduzione Italiano
אָ֣ז יָשִֽׁיר־מֹשֶׁה֩ וּבְנֵ֨י יִשְׂרָאֵ֜ל אֶת־הַשִּׁירָ֤ה הַזֹּאת֙ לַֽיהוָ֔ה וַיֹּאמְר֖וּ לֵאמֹ֑ר אָשִׁ֤ירָה לַֽיהוָה֙ כִּֽי־גָאֹ֣ה גָּאָ֔ה ס֥וּס וְרֹכְבֹ֖ו רָמָ֥ה בַיָּֽם

 

 

 

עָזִּ֤י וְזִמְרָת֙ יָ֔הּ וַֽיְהִי־לִ֖י לִֽישׁוּעָ֑ה זֶ֤ה אֵלִי֙ וְאַנְוֵ֔הוּ אֱלֹהֵ֥י אָבִ֖י וַאֲרֹמְמֶֽנְהוּ
יְהוָ֖ה אִ֣ישׁ מִלְחָמָ֑ה יְהוָ֖ה שְׁמֹֽו
מַרְכְּבֹ֥ת פַּרְעֹ֛ה וְחֵילֹ֖ו יָרָ֣ה בַיָּ֑ם וּמִבְחַ֥ר שָֽׁלִשָׁ֖יו טֻבְּע֥וּ בְיַם־סֽוּף
תְּהֹמֹ֖ת יְכַסְיֻ֑מוּ יָרְד֥וּ בִמְצֹולֹ֖ת כְּמֹו־אָֽבֶן
יְמִֽינְךָ֣ יְהוָ֔ה נֶאְדָּרִ֖י בַּכֹּ֑חַ יְמִֽינְךָ֥ יְהוָ֖ה תִּרְעַ֥ץ אֹויֵֽב

 

 

 

וּבְרֹ֥ב גְּאֹונְךָ֖ תַּהֲרֹ֣ס קָמֶ֑יךָ תְּשַׁלַּח֙ חֲרֹ֣נְךָ֔ יֹאכְלֵ֖מֹו כַּקַּֽשׁ
וּבְר֤וּחַ אַפֶּ֙יךָ֙ נֶ֣עֶרְמוּ מַ֔יִם נִצְּב֥וּ כְמֹו־נֵ֖ד נֹזְלִ֑ים קָֽפְא֥וּ תְהֹמֹ֖ת בְּלֶב־יָֽם
אָמַ֥ר אֹויֵ֛ב אֶרְדֹּ֥ף אַשִּׂ֖יג אֲחַלֵּ֣ק שָׁלָ֑ל תִּמְלָאֵ֣מֹו נַפְשִׁ֔י אָרִ֣יק חַרְבִּ֔י תֹּורִישֵׁ֖מֹו יָדִֽי
נָשַׁ֥פְתָּ בְרוּחֲךָ֖ כִּסָּ֣מֹו יָ֑ם צָֽלֲלוּ֙ כַּֽעֹופֶ֔רֶת בְּמַ֖יִם אַדִּירִֽים
מִֽי־כָמֹ֤כָה בָּֽאֵלִם֙ יְהוָ֔ה מִ֥י כָּמֹ֖כָה נֶאְדָּ֣ר בַּקֹּ֑דֶשׁ נֹורָ֥א תְהִלֹּ֖ת עֹ֥שֵׂה פֶֽלֶא

 

 

 

נָטִ֙יתָ֙ יְמִ֣ינְךָ֔ תִּבְלָעֵ֖מֹו אָֽרֶץ
נָחִ֥יתָ בְחַסְדְּךָ֖ עַם־ז֣וּ גָּאָ֑לְתָּ נֵהַ֥לְתָּ בְעָזְּךָ֖ אֶל־נְוֵ֥ה קָדְשֶֽׁךָ
שָֽׁמְע֥וּ עַמִּ֖ים יִרְגָּז֑וּן חִ֣יל אָחַ֔ז יֹשְׁבֵ֖י פְּלָֽשֶׁת
אָ֤ז נִבְהֲלוּ֙ אַלּוּפֵ֣י אֱדֹ֔ום אֵילֵ֣י מֹואָ֔ב יֹֽאחֲזֵ֖מֹו רָ֑עַד נָמֹ֕גוּ כֹּ֖ל יֹשְׁבֵ֥י כְנָֽעַן
תִּפֹּ֨ל עֲלֵיהֶ֤ם אֵימָ֙תָה֙ וָפַ֔חַד בִּגְדֹ֥ל זְרֹועֲךָ֖ יִדְּמ֣וּ כָּאָ֑בֶן עַד־יַעֲבֹ֤ר עַמְּךָ֙ יְהוָ֔ה עַֽד־יַעֲבֹ֖ר עַם־ז֥וּ קָנִֽיתָ
תְּבִאֵ֗מֹו וְתִטָּעֵ֙מֹו֙ בְּהַ֣ר נַחֲלָֽתְךָ֔ מָכֹ֧ון לְשִׁבְתְּךָ֛ פָּעַ֖לְתָּ יְהוָ֑ה מִקְּדָ֕שׁ אֲדֹנָ֖י כֹּונְנ֥וּ יָדֶֽיךָ

 

 

 

 

 

יְהוָ֥ה ׀ יִמְלֹ֖ךְ לְעֹלָ֥ם וָעֶֽד

כִּ֣י בָא֩ ס֨וּס פַּרְעֹ֜ה בְּרִכְבֹּ֤ו וּבְפָרָשָׁיו֙ בַּיָּ֔ם וַיָּ֧שֶׁב יְהוָ֛ה עֲלֵהֶ֖ם אֶת־מֵ֣י הַיָּ֑ם וּבְנֵ֧י יִשְׂרָאֵ֛ל הָלְכ֥וּ בַיַּבָּשָׁ֖ה בְּתֹ֥וךְ הַיָּֽם
וַתִּקַּח֩ מִרְיָ֨ם הַנְּבִיאָ֜ה אֲחֹ֧ות אַהֲרֹ֛ן אֶת־הַתֹּ֖ף בְּיָדָ֑הּ וַתֵּצֶ֤אןָ כָֽל־הַנָּשִׁים֙ אַחֲרֶ֔יהָ בְּתֻפִּ֖ים וּבִמְחֹלֹֽת
וַתַּ֥עַן לָהֶ֖ם מִרְיָ֑ם שִׁ֤ירוּ לַֽיהוָה֙ כִּֽי־גָאֹ֣ה גָּאָ֔ה ס֥וּס וְרֹכְבֹ֖ו רָמָ֥ה בַיָּֽם

1 Allora Mosè e i figli d’Israele cantarono questo cantico al SIGNORE: “Io canterò al SIGNORE, perché è sommamente glorioso; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere.

Il SIGNORE è la mia forza e l’oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questi è il mio DIO, io lo glorificherò, è il DIO di mio padre, io lo esalterò.

Il SIGNORE è un guerriero, il suo nome è il SIGNORE.

Egli ha gettato in mare i carri del faraone, e il suo esercito; e i suoi migliori condottieri sono stati sommersi nel mar Rosso.

Gli abissi li ricoprono; sono andati a fondo come una pietra.

La tua destra, o SIGNORE, è ammirevole per la sua forza. La tua destra, o SIGNORE, schiaccia i nemici.

Con la grandezza della tua maestà, tu rovesci i tuoi avversari; tu scateni la tua ira, essa li consuma come stoppia.

Al soffio delle tue narici le acque si sono ammucchiate, le onde si sono rizzate come un muro, i flutti si sono fermati nel cuore del mare.

Il nemico diceva: “Inseguirò, raggiungerò, dividerò le spoglie, io mi sazierò di loro; sguainerò la mia spada, la mia mano li sterminerà”;

10 ma tu hai soffiato il tuo vento e il mare li ha sommersi; sono affondati come piombo in acque profonde.

11 Chi è pari a te fra gli dèi, o SIGNORE? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo, degno di lode, operatore di prodigi?

12 Tu hai steso la destra, la terra li ha ingoiati.

13 Tu hai condotto con la tua bontà il popolo che hai riscattato; l’hai guidato con la tua potenza alla tua santa dimora.

14 I popoli lo hanno udito e tremano. L’angoscia ha colto gli abitanti della Filistia.

15 Già sono smarriti i capi di Edom, il tremito prende i potenti di Moab, tutti gli abitanti di Canaan vengono meno.

16 Spavento e terrore piomberà su di loro. Per la forza del tuo braccio diventeranno muti come una pietra, finché il tuo popolo, o SIGNORE, sia passato, finché sia passato il popolo che ti sei acquistato.

17 Tu li introdurrai e li pianterai sul monte che ti appartiene, nel luogo che hai preparato, o SIGNORE, per tua dimora, nel santuario che le tue mani, o SIGNORE, hanno stabilito.

18 Il SIGNORE regnerà per sempre, in eterno».

19 Mosè e i figli d’Israele cantarono questo cantico quando i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono nel mare, e il SIGNORE fece ritornare su di loro le acque del mare, ma i figli d’Israele camminarono sulla terra asciutta in mezzo al mare.

20 Allora Miriam, la profetessa, sorella di Aaronne, prese in mano il timpano e tutte le donne uscirono dietro a lei, con timpani e danze. 21 E Miriam rispondeva: “Cantate al SIGNORE, perché è sommamente glorioso: ha precipitato in mare cavallo e cavaliere.”

Conclusioni

Ricordare e rivivere la storia corrispondere ad imprimere nel nostro Spirito quello che è accaduto per evitare gli stessi errori nel presente e accrescere la speranza nel futuro rendendo reale un evento che tutti ci auguriamo possa arrivare: L’Era Messianica. Questa Era di Pace corrisponde al riscatto finale per le sofferenze di tutti, ma solo chi opera positivamente nel presente potrà farne parte nel futuro. La positività genera altra positività, se si conservano pensieri positivi questi presto diventeranno le nostre parole, e quando le parole si trasformano nel nostro comportamento iniziamo ad influenzare positivamente le nostre vite (presente) e il nostro futuro. Questo è il libero arbitrio che DIO ci concede, scegliere tra il positivo (il bene) e il negativo (il male).


Bibliografia

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Tu puoi fare cose che io non posso fare e anche io posso fare cose che tu non puoi fare, ma insieme possiamo fare grandi cose.