Pirkei Avot: I benefici nell’ascoltare gli anziani

Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma è l’anziano che conosce la strada.
(Proverbio africano)

 

Gli antropologi sostengono che anche in epoca preistorica la saggezza e l’esperienza venivano lasciatate in eredità dai più vecchi del clan che, come una lampada, continuavano ad illuminare la strada dei propri discendenti anche dopo la loro scomparsa. Ascoltare i consigli degli anziani ha permesso di promuovere il benessere attraverso le generazioni e persino la sopravvivenza per millenni. L’anziano della famiglia era spesso l’unico a sapere in che modo doveva essere coltivata la terra, gestire la siccità, superare una carestia e come curare le malattie. Le nonne poi riuscivano ad aumentare le possibilità di sopravvivenza dei loro nipoti prendendosene cura e anche proveddendo per il cibo. Consultare gli anziani è davvero una cosa innata nell’indole degli esseri umani, e persino i governatori dei popoli chiedevano loro consiglio durante le emergenze e le difficoltà.

Pirkei Avot (in ebraico: פִּרְקֵי אָבוֹת) si traduce in italiano con “Capitoli dei Padri”, ed infatti questo trattato è una raccolta di insegnamenti etici e di massime della tradizione ebraica rabbinica attribuita agli anziani del popolo. Dal Mishnah il trattato di Avot è parte della letteratura didattica ebraica etica ed è il penultimo scritto dell’ordine di Nezikin. Avot è una lettura davvero unica in quanto è l’unico trattato del Mishnah che si occupa esclusivamente di principi etici e morali e non contiene alcuna legge (halacha).

La tradizione

La tradizione Ebraica riporta che in cima al Monte Sinai, nel corso di quaranta giorni ed altrattante notti, DIO insegnò a Mosè l’intera Torah. Ma nel passare dei secoli alla “Torah scritta”, trascritta nei Cinque Libri di Mosè (e successivamente estesa a tutti i 24 libri delle Sacre Scritture) si è affiancata una “Torah orale” ovvero un commentario necessario per la spiegazione della Torah scritta. La Torah orale è stata trasmessa “a voce” da insegnante a studente attraverso le generazioni, e solo in seguito nel II secolo d.C., il rabbino Yehudah haNasi chiamato anche Giuda il Principe comprese che la Legge orale sarebbe stata presto dimenticata se non fosse stata trascritta, e così compilò le basi in un documento in sei parti chiamato appunto Mishnah. Il Mishnah contiene 63 volumi (trattati) che riguardano tutti gli argomenti della legge ebraica: diritto civile, relazioni familiari, agricoltura, servizio liturgico, sacrifici, purezza del corpo e molto altro ancora. Uno dei trattati, tuttavia, è completamente dedicato alla morale, ai valori e all’etica ebraica. Questo trattato si chiama Avot, tradotto letteralmente come “Padri”.

Struttura

Il trattato mishnaico Avot è composto da cinque capitoli. Inizia con un ordine di trasmissione della Tradizione orale; Mosè riceve la Torah sul Monte Sinai e poi la trasmette attraverso le successive generazioni tra cui Giosuè, gli anziani e i Neviim (Profeti), per poi arrivare fino alla Grande Assemblea, cioè i Rabbini (Avot 1, 1). Interessante notare che i Kohanim (ovvero la casta sacerdotale) non sono stati inclusi in questo lignaggio. Il Pirkei Avot contiene i detti attribuiti a molti saggi, come Simone il Giusto (200 a.C.) o a Yehudah (Giuda) haNasi (200 d.C.) redattore del Mishnah. Questi aforismi riguardano la corretta condotta etica e sociale e l’importanza dello studio delle Sacre Scritture.

I primi due capitoli procedono in ordine cronologico generale, mentre il secondo si concentra sugli studenti di Yochananan Ben Zakkai. I capitoli tre e quattro sono tematici e contengono vari detti attribuiti in ordine sparso. Il quinto capitolo si discosta dall’organizzazione e dal contenuto dei quattro precedenti in quanto è costituito per lo più da detti anonimi strutturati intorno a liste numeriche, molte delle quali non hanno un collegamento diretto con l’etica. Gli ultimi quattro paragrafi di questo capitolo ritornano al formato degli aforismi morali attribuiti a specifici rabbini.

Gli studiosi moderni suggeriscono che comunque alcune aggiunte potrebbero essere state apportate al testo originale. In Avot 5, 21 (“Egli diceva: dai cinque anni alla Bibbia [studio], dai dieci anni alla mishna [studio]… “) non è stato scritto dal rabbino Yehudah ben Teimah ma piuttosto da Shmuel ha-Katan, e non faceva parte del tratto Mishna di Avot, ma è stato aggiunto più tardi a Pirkei Avot. In Machzor Vitry, per esempio, questo passaggio è stampato dopo le parole “Il tratto Avot è finito”.

“La struttura del trattato si differenzia molto dalla struttura tematica degli altri trattati e i detti Avot utilizzano un linguaggio altamente stilizzato invece della chiara e semplice prosa mishnaica. Inoltre, il carattere anomalo di Avot è accentuato dalle influenze bibliche sulle sue espressioni linguistiche, sulle forme grammaticali e sul vocabolario”.

Pirkei Avot è tipicamente stampato con un sesto capitolo, che però originariamente faceva parte del tratto minore Kallah Rabbati e non del tratto mishnaico Avot, ed è stato aggiunto solo per ragioni liturgiche.

Alcune massime del trattato

Dimostrare gentilezza verso gli altri

“Il mondo si regge su tre cose: Sulla Torah, sulle opere (“avoda” che può intendere sia il lavoro, che preghiera o le offerte sacrificali), e sulla bontà verso gli altri” (1,2)
“La vostra casa dovrebbe essere aperta, e dovreste provvedere ai poveri come a membri della vostra famiglia”. (1:5)
“Ricevete ogni persona con la benevolenza “. (1:15)
“Egli [Yohananan ben Zakkai] disse: ‘Andate a vedere qual è la strada giusta che un uomo deve cercare per se stesso’. Il rabbino Eliezer disse: “Un buon occhio”. Il rabbino Yehoshua disse: “Un buon amico”. Il rabbino Yose disse: “Un buon vicino”. Il rabbino Shimon disse ‘Uno che veda le conseguenze [un lungimirante]’. Il rabbino Elazar disse ‘Un buon cuore’. Egli [Yohanan] disse loro: ‘Preferisco le parole del rabbino Elazar ben Arach alle vostre, perché le sue parole comprendono anche le vostre””. (2:13)

Rispettare i diritti degli altri

“Qual è la strada giusta che un uomo dovrebbe scegliere? Qualunque sia onorevole per se stesso, e onorevole agli occhi degli altri”. (2:1)
“Lascia che l’onore del tuo amico ti sia più caro del tuo”. (2:15)
” L’occhio malvagio, l’inclinazione malvagia e l’odio per gli uomini spingono una persona fuori dal mondo”. (2:16)
“Lascia che il denaro del tuo amico ti sia più caro del tuo”. (2:17)

Sforzarsi per raggiungere l’eccellenza

“Se non sono per me stesso, chi lo sarà per me? E se sono [solo] per me stesso, cosa sono io? E se non ora, quando? (1,14) (Questo detto è scritto in ebraico semplice e conciso ed è attribuito al saggio Hillel, che era famoso per le sue espressioni concise.)
“Qual è la strada giusta che un uomo dovrebbe scegliere? Qualunque sia onorevole per se stesso, e onorevole agli occhi degli altri”. (2:1)
“In un luogo dove non ci sono uomini degni, sforzatevi di essere degni”. (2:5)
“Colui che acquisisce un buon nome, si è acquistato qualcosa di veramente concreto”. (2:8)
“Non considerarti una persona malvagia”. (2:18)

Rispettare DIO

“Fate la Sua volontà come se fosse la vostra, in modo che Egli faccia la Sua volontà come se fosse la vostra. Annulla la tua volontà prima della Sua, così che Egli annullerà la volontà degli altri prima di te”. (2:4)

Ricercare sempre la pace

“Essere tra gli studenti di Aaronne: amare la pace e perseguire la pace. Ama le persone e portale vicino alla Torah”. (1:12)
“Più carità, più pace” (2,8)

Prendere precauzioni per evitare trasgressioni

“Fai una recinzione per la Torah” (1:1)
“Tieniti lontano dal prossimo malvagio, non fare amicizia con un malvagio e non disperare per il castigo divino” (1:7)
“Valuta la perdita del mancato adempimento di un comandamento contro la sua ricompensa, e la ricompensa di aver commesso una trasgressione contro la sua perdita. Considera tre cose, e non arriverai al peccato: Sappiate cosa c’è sopra di voi, un occhio che vede, un orecchio che sente, e tutte le vostre azioni scritte in un libro”. (2:1)

Sii umile

“Amate il lavoro, senza ammirare le posizioni ufficiali, e non diventate troppo familiari con il potere del governo”. (1:10)
“Colui che fa grande un nome, lo distrugge” (1,13)
“Siate prudenti riguardo al potere del governo. Perché essi fanno amicizia con una persona solo quando serve a tutti gli altri. Sembrano amici quando gli fa comodo, ma non stanno al fianco di un uomo nel momento del bisogno”. (2:3)
“Non separarti dalla comunità e non essere sicuro di te stesso fino al giorno della tua morte”. (2:4)
“Più carne c’è, più vermi ci sono. Più sono i beni, più sono le preoccupazioni. Più mogli, più stregonerie. Più schiave, più rozzezza. Più schiavi, più furti.” (2:8)
“Se hai imparato molto della Torah, non lusingarti, perché è per questo che sei stato creato”. (2:8)
“Che tutte le tue azioni siano per il bene del Cielo”. (2:12)

Essere intenti nella preghiera

“Fate attenzione quando recitate lo Shema e la tefilla. Non pregate come se foste marcendo, ma implorate misericordia e grazia davanti a DIO”. (2:18)

Pregare e lavorare

“L’apprendimento della Torah è meglio se combinato con un’occupazione, perché lo sforzo di entrambi impedirà di peccare. Lo studio della Torah da solo, senza lavoro, alla fine sarà annullato e porterà al peccato”. (2:2)

Fate attenzione al peso della parola

“Per tutta la vita sono stato cresciuto tra i Saggi, e non ho mai trovato niente di meglio per una persona che il silenzio… chi parla troppo provoca il peccato”. (1:17)
“Non parlare troppo con le donne. Questo riguarda la propria stessa moglie, tanto più la moglie di un altro uomo!”. (1:5)
“Saggi, fate attenzione a ciò che dite, per non essere puniti con l’esilio e mandati in un luogo di acque malvagie, e i vostri alunni che vi seguono moriranno, e il nome del Cielo sarà disonorato”. (1:11)
“Dite poco e fate molto”. (1:15)
“Non dire qualcosa che non può essere compreso, pensando che sarà compreso in seguito”. (2:5)

Non cercare ricompense

“Non siate come schiavi che servono il padrone per ottenere una ricompensa. Piuttosto, siate come schiavi che servono il padrone per non ricevere una ricompensa. E che la pace del cielo sia su di voi”. (1:3)
“Siate prudenti nell’osservare un comandamento minore come in un comandamento maggiore, perché non conoscete le rispettive ricompense per i comandamenti”. (2:1)

Attenzione nel giudicare

“Giudicate ogni persona favorevolmente” (1:6)
“Non giudicare il tuo compagno finché non ti sei messo al suo posto”. (2:5)

Siate equi nelle decisioni importanti

“Quando giudichi, non agire come l’avvocato. Quando i contendenti sono di fronte a voi, considerateli tutti colpevoli”. E quando vi lasciano, considerateli tutti meritevoli, quando hanno accettato il vostro giudizio”. (1:8)
“Siate scrupolosi nell’esaminare i testimoni e fate attenzione a ciò che dite, in modo che non imparino da voi a mentire”. (1:9)
“Su tre cose si regge il mondo: La giustizia, la verità e la pace”. (1:18)

Il momento di agire è adesso

“Se non ora, quando?” (1:14)
“La cosa principale non è studiare, ma agire”. (1:17)
“Non dire ‘studierò quando ne avrò il tempo’, perché forse non ne avrai mai il tempo. (2:5)
“La giornata è breve, il lavoro è grande, la fatica è grande, la ricompensa grande, e il Padrone di casa è insistente”. (2,20) (attribuito al Rabbi Tarfon)
“Non spetta a voi completare l’opera, ma non siete nemmeno liberi di desistere da essa” (2,21) (attribuito a Rabbi Tarfon)

Pazienza

“Un maleducato non può essere timoroso del peccato, e un ignorante non può essere pio. Una persona timida non può imparare e una persona impaziente non può insegnare”. (2:6)
“Non siate rapidi nell’arrabbiarvi”. (2:15)

La punizione corrisponde al peccato

“Vide un teschio galleggiare sull’acqua e gli disse: ‘Perché tu hai affogato gli altri, loro hanno affogato te’. E anche loro alla fine saranno annegati perché hanno annegato te”. (2:7)

 


Riferimenti

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