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Introduzione

Nei più svariati campi d’indagine, un’aspetto particolarmente affascinante rimane “esplorare le terre di mezzo”. Queste corrispondono alle “soglie”, ovvero quel “luogo limite” in cui si interfacciano due differenti sistemi.
Per coloro che si interessano alla natura, ad esempio, studiare il rapporto tra l’uomo e l’animale, o osservare un’altura in cui si interfacciano due ecosistemi, è quantomeno seducente e straordinario. Mentre nella scienza dei nostri giorni, uno dei campi più interessanti è quello dell ‘”interfaccia umana”, il luogo in cui le persone si rapportano con le macchine da loro create.
Anche nell’halachah, ovvero la Legge della Torah per gli ebrei, si studiano molto gli “stadi mediani”, come ad esempio quello che riguarda il crepuscolo. La fine del giorno, e l’inizio della notte, può essere considerato come una “porta”, e nelle Sacre Scritture è una delle metafore più comuni, quel luogo in cui non ci troviamo “né dentro né fuori”, ma in parte di entrambi.

La Bibbia quindi parla spesso di “dualismo” tra sistemi: Cielo e terra, DIO e uomo, Creatore e creato, credenti e non credenti. Ma la prima descrizione di un “luogo di mezzo” fu descritta nella narrazione di Giacobbe, il terzo dei “tre padri” del popolo dei credenti.

Giacobbe e il “luogo di mezzo”

Mentre il futuro Israele andava via dalla terra di Canaan, mentre dormiva sognò una scala con Messaggeri di DIO che salivano e scendevano. Quando si svegliò, esclamò: “Y ‑ H ‑ V ‑ H” (la Torah ci dice di non pronunciare il Nome di quattro lettere di DIO nel modo in cui è scritto) è in questo posto, e non me ne sono reso conto!”
Poi continuò: “Questo posto è fantastico! “(la traduzione in aramaico letterale sarebbe: “Questo non è un posto normale”.) e ancora, “Questa potrebbe essere solo la casa di Elokim, e questa è la Porta del Cielo!” (Libro della Genesi 28, 16-17)

Ebbene, passarono più di settecento anni prima che la visione di Giacobbe potesse essere adempiuta, quando il re Salomone costruì il Santo Tempio su quella montagna. Su quell’altura il Santo dei Santi intorno a quel punto e mise l’Arca dell’Alleanza sulla Roccia dove Giacobbe aveva posato la testa per riposare. I rabbini del Talmud chiamano quella roccia “la prima pietra”, perché, si dice, da essa è iniziato il mondo: “l’origine di un qualcosa dal nulla, il luogo in cui i due si incontrano”.

Giacobbe si ritrovò quindi in un luogo che esprime l’essenza della Torah, si ritrovò tra due espressioni dell’unicità di DIO, il Creatore: YHWH ed Elokim.

L’idolatria “separa” le manifestazioni della Natura di DIO, mentre chi studia la spiritualità, la teologia e la filosofia, al giorno d’oggi, comprende bene che parlare di unicità corrispondere a riconoscere un “qualcosa” che è al di sopra di tutto, il Creatore, quindi l’Essenza primordiale del tutto.
Gli antichi non avevano questa comprensione, quindi idealizzarono un sofisticato pantheon di esseri divini, non afferrando che l’essenza di tutto è un qualcosa che va al di là di tutti. Qualcosa che non può essere definito dalla nostra limitata conoscenza, poiché DIO è al di là di tutto ciò che può essere conosciuto: Trascendente, eppure solamente il “provare a comprendere” innesca una smodata crescita.

Oltre il tempo, lo spazio e ogni ragionamento, il Creatore è sempre rimasto lo stesso. La vera fonte di tutto l’essere. Come scrive Maimonide, “Se lo è, allora tutto il resto lo è. Ma se non lo è, allora nient’altro può essere. ”Miracoli, Torah e tzaddikim sono manifestazioni di YHWH nel mondo.

È interessante notare che gli antichi panteon, dall’Egitto alla Norvegia, includevano generalmente un dio originale da cui tutto ha avuto inizio. Ma quella divinità rimase completamente in disparte da tutta la gerarchia di dèi.

“Core” e conclusioni

Abramo fu il primo a distruggere questa dicotomia, questa divisione tra DIO e gli altri déi. Ha introdotto l’idea che lo stesso DIO Unico, che ha originato tutte le cose, ha anche una profonda preoccupazione per ciò che accade quaggiù, manifestandosi quindi in differenti “espressioni”. Ci è stato tramandato che Abramo disse: “Vedi tutte queste forze della natura? Tutti i tuoi dei di vento, fuoco, amore, guerra, fertilità e giocosità? Non sono altro che manifestazioni di un singolo Essere trascendente che non cambia, e da cui provengono tutte le cose. Come può essere trovato infinito e immutabile nell’essenza che precede tutte le cose, così può essere trovato nel mondo effimero e temporale in cui viviamo. YHWH è Elokim. In verità, non c’è nient’altro al di fuori di Lui.” Questo per chi studia le religioni ricorda molto la Shahada per i fratelli musulmani.

Giacobbe, nipote di Abramo, trovò il luogo in cui le parole del suo antenato si compivano: un luogo in cui “iniziava lo spazio”, l’unico posto che non era dominato da DIO come Elokim, ma dove YHWH si trovava. Immaginava un’epoca in cui i suoi stessi discendenti avrebbero costruito lì una casa, un mezzo per catturare e proiettare una tale rivelazione in tutto il Mondo. Fino al momento in cui nessuno imporrà più ai suoi prossimi una “dottrina”, o “una strada”, perché tutti conosceranno YHWH. Come ci è stato tramandato: “dal più piccolo al più grande, dice YHWH.”

 

 

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