Candido
Incipit
Era nella Vesfalia, nel castello del baron di Thunder-ten-tronckh, un giovinetto che aveva avuto dalla natura i più dolci costumi. Se gli leggeva il cuore nel volto. Univa egli a un giudizio molto assestato una gran semplicità di cuore, per la qual cosa, cred’io, chiamavanlo Candido. I vecchi servitori di casa avean de’ sospetti ch’ei fosse figliuolo della sorella del signor barone, e d’un buon gentiluomo e da bene di quel contorno, che questa signora non volle mai indursi a sposare perché non aveva egli potuto provare più di settantun quarti di nobiltà, il resto del suo albero genealogico essendo perito per l’ingiuria de’ tempi.
Citazioni
Il precettore Pangloss era l’oracolo di casa, e il piccolo Candido ascoltava i suoi insegnamenti con la fiducia propria dell’età e del suo temperamento. Pangloss insegnava la metafisico-teologo-cosmologo-scempiologia. Egli dimostrava mirabilmente che non c’è effetto senza causa, e che in questo migliore dei mondi possibili… è provato, diceva, che le cose non potrebbero andare altrimenti: essendo tutto quanto creato in vista di un fine, tutto è necessariamente inteso al fine migliore. I nasi, notate, son fatti per reggere gli occhiali: e noi infatti abbiamo gli occhiali… Ne consegue che coloro i quali hanno affermato che tutto va bene, han detto una castroneria. Bisognava dire che meglio di così non potrebbe andare. (cap. I)
Era una cosa indispensabile, nel migliore dei mondi, un ingrediente necessario: perché se Colombo non avesse preso in un’isola dell’America questa malattia che avvelena la sorgente della generazione, che spesso anzi impedisce la generazione stessa, e che, evidentemente, si oppone al grande fine della natura, non avremmo né cioccolata né cocciniglia; bisogna poi osservare che nel nostro continente, fino a oggi, questa malattia è tipicamente nostra, come la controversia. Turchi, Indiani, Persiani, Cinesi, Siamesi, Giapponesi, non la conoscono ancora: ma c’è ragion sufficiente che debbano conoscerla a loro volta fra qualche secolo. Nel frattempo ha fatto meravigliosi progressi fra noi, e soprattutto in quei grandi eserciti composti di onesti mercenari beneducati che decidono del destino degli Stati; si può affermare che, quando trentamila uomini combattono in battaglia campale contro eserciti di egual numero, ci siano circa ventimila impestati per parte. (cap. IV)
«Che razza di paese è mai questo,» si chiedevano entrambi, «sconosciuto a ogni altro, e dove la natura si mostra tanto diversa da quello che è nei nostri? Sarà questo il paese dove tutto va bene; poiché un paese cosiffatto bisogna assolutamente che ci sia. E checché ne dicesse Mastro Pangloss, avevo notato sovente che in Vestfalia andava maluccio.» (cap. XVII)
Amico, io l’ho già detto e lo ripeto: il castello dove son nato non vale certo il paese in cui siamo; ma la madamigella Cunegonda insomma qui non c’è, e anche voi avete lasciato senza dubbio in Europa una qualche amica. Finché restiamo qui, siamo uguali a tutti costoro; se invece ce ne torniamo al mondo nostro, anche con una sola dozzina di pecore cariche dei ciottoli di El Dorado, saremo più ricchi di tutti i re sommati insieme, non avremo più nulla da temere da parte dell’Inquisizione, e potremo riprendere senza difficoltà la damigella Cunegonda. (cap. XVIII)
“Che cos’è l’ottimismo” diceva Cacambo – “Ahime!” disse Candido “è la smania di sostenere che si tutto va bene quando si sta male”. (cap. XIX)
Gli sciocchi ammirano ogni parola d’un autore famoso; io leggo per me solo, e mi piace soltanto quello che fa per me. (cap. XXV)
I pazzi ammiran tutto, in un autore stimato; io non leggo che per me, e non ho piacere se non a quel che mi aggrada. (nobile veneziano Pococurante; cap. XXIV)
Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno. (cap. XXX)
Oh, migliore dei mondi possibili, dove sei adesso?
Tutto è bene, tutto va bene, tutto va per il meglio possibile.
Tout est bien, tout va bien, tout va le mieux qu’il soit possible.
Volli uccidermi 100 volte, ma amavo ancora la vita. Questa ridicola debolezza è forse una delle più funeste delle inclinazioni umane: infatti può darsi una cosa più sciocca che ostinarsi a portare il fardello che si vorrebbe continuamente buttare a terra?
Viveva in quei pressi un derviscio famosissimo, che aveva fama d’essere il maggior filosofo di Turchia. Andarono a consultarlo. Pangloss prese la parola, e disse: “Maestro, siam venuti a pregarvi che ci spieghiate perché sia stato creato un animale così bizzarro com’è l’uomo.”
“Ma di che ti vai a impicciare?” disse il derviscio; “Che te ne importa?”
“Ma, padre mio reverendo,” osservò Candido, “V’è pur nel mondo una quantità spaventosa di mali.”
“E che diavolo importano,” rispose il derviscio, “I mali ed i beni? Quando Sua Altezza spedisce una nave in Egitto, si da ella forse pensiero se i topi che sono nella stiva stanno comodi o no?”
“E allora che dobbiamo fare?” domandò Pangloss.
“Tacere”, rispose il derviscio.
“Io m’ero illuso” riprese Pangloss, “di poter ragionare un pochino con voi delle cause e degli effetti, del migliore dei mondi possibili, dell’origine del male, della natura dell’anima e dell’armonia prestabilita.”
A questo il derviscio sbatté loro l’uscio in faccia.
“So anche,” disse Candido, “che bisogna lavorare il nostro orto.”
“Avete ragione,” rispose Pangloss; “infatti, quando l’uomo fu messo nel Paradiso Terrestre, ci fu messo ut operaretur eum, perché lo lavorasse, la qual cosa prova che l’uomo non è nato per stare in ozio.”
“Lavoriamo senza discutere,” fece Martino, “non c’è altro modo per sopportare la vita.” …
“Voi dite bene,” rispondeva Candido; “ma noi bisogna che lavoriamo il nostro orto”.
“Non c’è effetto senza causa,” – rispose Candido con modestia –, “tutto è necessariamente concatenato e ha come fine il meglio. Era necessario che fossi cacciato lontano da Cunegonda, che passassi sotto le verghe, ed è necessario che elemosini il pane finché non riuscirò a guadagnarlo; tutto questo non poteva andare altrimenti”.
Insomma, madamigella, sono esperta, conosco il mondo; concedetevi un divertimento, invitate tutti i passeggeri a raccontarvi la loro storia, e se ne trovate uno solo che non abbia maledetto spesso la propria vita, che non si sia detto sovente di essere il più infelice degli uomini, gettatemi pure in mare a testa in giù.
Era credulone e facile all’esagerazione.
I Negri e le Negre, trasportati nei paesi più freddi, continuano a produrvi animali della loro specie, e […] i mulatti sono semplicemente una razza bastarda.
I negri sono, per natura, gli schiavi degli altri uomini. Essi vengono dunque acquistati come bestie sulle coste dell’Africa.
Il brasiliano è un animale che non ha ancora raggiunto la maturazione della propria specie.
L’uomo di gusto spiegò molto bene come un’opera teatrale possa aver un qualche interesse senza valere quasi nulla; dimostrò in poche parole che non basta introdurre una o due situazioni che si trovano in tutti i romanzi, e che sempre seducono gli spettatori, ma che bisogna essere innovativi senz’essere bizzarri, spesso sublimi e sempre naturali, conoscere il cuore umano e farlo parlare, essere grande poeta senza che mai nessun personaggio dell’opera sembri un poeta; conoscere perfettamente la propria lingua, parlarla con proprietà, con armonia continua, senza che mai la rima vada a discapito del senso.
Io sono quello che definisco uno spirito errante per le passioni d’altri; ovvero un imbecille.
Explicit
Tutta la piccola compagnia mise in opera questo lodevole proposito, ciascuno mettendo a profitto le proprie attitudini. Il poderetto fruttò assai. Cunegonda a dire il vero era brutta dimolto; ma diventò una pasticcera valente. Pasquina ricamava, e la vecchia accudì alla biancheria. Lo stesso Fra Garofolone si rese utile lavorando egregiamente da falegname, e giunse perfino a diventar galantuomo. Pangloss talvolta diceva a Candido:
«In questo migliore di mondi possibili, tutti i fatti son connessi tra loro. Tanto è vero che se voi non foste stato scacciato a gran calci nel sedere da un bel castello, per amore di madamigella Cunegonda, se non foste capitato sotto l’Inquisizione, se non aveste corso l’America a piedi, se non aveste infilzato il Barone, se non aveste perso tutte le pecore del bel paese di El Dorado, voi ora non sareste qui a mangiar cedri canditi e pistacchi.»
«Voi dite bene,» rispondeva Candido: «ma noi bisogna che lavoriamo il nostro orto.»
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