Il terremoto in Galilea del 363 d.C. e gli impatti sul Tempio

Il terremoto del 363 scosse la Galilea e le regioni vicine tra il 18 e il 19 maggio, con un’intensità talmente forte che creò ripercussioni anche nel panorama religioso e politico della Terra Santa.

Maggio, ovvero il penultimo mese del regno dell’imperatore Romano Giuliano (361 al 26 giugno 363), in cui la terra tremò creando una grande devastazione. Gli scrittori paleocristiani del tempo, interpretarono questo evento come la Mano di DIO discesa per castigare il presuntuoso imperatore, e sopprimere le speranze degli ebrei di ricostruire il Tempio.
Infatti Giuliano, nipote del primo imperatore cristiano Costantino, secondo gli storici sembrava essere intenzionato a combattere l’ascesa del Cristianesimo, causa che spesso prese la forma anche di favoritismo Ebraico. Fu lui l’ultimo sovrano non Cristiano a sedere sul trono e, secondo le narrazioni tradizionali, anche l’ultima persona a tentare di ricostruire il Tempio a Gerusalemme.

Giuliano l'”Apostata” Imperatore Romano

Dichiaratamente pagano, Giuliano tentò seppur senza successo, di riformare e restaurare la religione romana classica, ormai fusa di fatto con quella greca, dopo che ormai stava decadendo di fronte alla diffusione del cristianesimo.

Riferimento Biblico nel Nuovo Testamento dell’imminente, e poi avvenuta, distruzione del Tempio di Gerusalemme:

 

1 Gesù lasciò il Tempio, e mentre si stava allontanando i suoi discepoli gli si avvicinarono per richiamare la sua attenzione sugli edifici [circosanti]. 2 “Vedete tutte queste cose?”, domandò [loro]. “In verità io vi dico che qui non resterà pietra su pietra, [perchè] saranno tutte buttate giù”.
(Matteo 24, 1-2)

Giuliano, denominato appunto dai cristiani l'”Apostata”, venne dipinto come un persecutore, seppure nel suo regno non ci furono mai castighi o uccisioni anticristiane, manifestando sempre tolleranza nei confronti delle altre religioni. Secondo un programma di ripristino e rafforzamento dei culti religiosi locali a scapito del monoteismo cristiano, Giuliano arrivò al punto di ordinare la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, ma il tentativo venne presto abbandonato, e le motivazioni furono attribuite anche all’evento sismico che agitò la terra e gli animi in Palestina.

Quando Costantino morì nel 337, l’impero fu diviso tra i suoi tre figli, ma alla fine solo uno, Costanzo, divenne l’unico sovrano, e quando anch’egli morì nel 361, gli successe il suo mezzo cugino e cognato più giovane, Giuliano. Ma in realtà nemmeno Costantino (288-337) fu effettivamente Cristiano perchè mai battezzato, e quindi non formalmente convertito, finché non sul letto di morte. Eppure la sua conversione spirituale avvenne prima di sconfiggere l’“usurpatore” Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio nel 312, e anche quando Costantino era in vita, il suo successo in quella battaglia fu attribuito al favore di DIO verso i cristiani, avendo comandato che il monogramma cristiano chi-rho (le prime due lettere del nome greco di Cristo) fossero incise sugli scudi dei suoi soldati.

Degli imperatori romani dopo Costantino, solo Giuliano rifiutò il cristianesimo, incorrendo così nell’ira della ormai florida comunità cristiana.

Il vecchio piano per ricostruire il Tempio

Fu quindi attribuita a questo evento del 19 maggio del 363 anche la distruzione dei progetti e dei progressi fatti nella ricostruzione del Tempio. Un grande incendio divampò a Gerusalemme, sancendo così il proprio destino in un simbolismo chiaro: l’evento era un punto di svolta del potere Cristiano nell’Impero Romano. Il Tempio era stato già distrutto e ricostruito in precedenza nella Roma pagana, ma questa volta sembrava essere DIO stesso che voleva fermare l’opera degli uomini.

Eppure gli storici attuali sostengono che fu la morte prematura di Giuliano che portò alla fine della ricostruzione del Tempio, estranea ai disastri naturali in Palestina e Siria, le connessioni tra le tendenze religiose romane e quel terremoto non possono essere ignorate. Altri affermano anche che la distruzione dei templi pagani avvenuta a causa dello stesso sisma a Petra e nelle aree circostanti, sia stato un fattore significativo nell’ascesa del Cristianesimo e nel declino del culto pagano in quella zona. 

Con tutto il significato attribuito a questo terremoto del 363, è facile dimenticare che questo disastro naturale ha avuto un impatto anche su molte persone che semplicemente vivevano la loro quotidianità, inconsapevoli delle tendenze a lungo termine nella religione e nell’impero. A testimonianza di queste vite, l’archeologia recente ha scoperto alcune interessanti lapidi nella città di Zoar che ci raccontano della la vita, ma anche della morte che i civili trovarono in quel 19 maggio. Il terremoto aveva tolto loro la vita ai loro cari, e a queste persone il quadro più ampio relativo al Tempio e alla politica di quella vicenda aveva sicuramente importanza secondaria.

Archeologia

Recenti scavi archeologici vicino ad Hippos-Sussita nei pressi dell’odierna Kibbutz Ein Gev in Israele, hanno portato alla luce le prove del terremoto che scosse la Galilea e le regioni vicine nel 363 d.C.
Il sisma dI maggio del 363 scosse vaste aree dei territori palestinesi romani, dalla Galilea a Petra, come riportato da una lapide ritrovata nella città di Zoar dove sta scritto in greco antico:

μεῖον Ὄββης Σαμά κωνος παυ σαμένης ἐτῶν ιεʹ ἐν τῷ σεισμῷ
ἔτους σνηʹ μηνὸς Ἀρτεμισίου ηκʹ θάρσει
Ὄββη οὐδεὶς ἀ θάνατος
Εἷς Θεός

 

Monumento di Obbe, [figlia] di Samakon, che morì [all’età] di 15 anni durante il terremoto, nell’anno 258, il 28 [giorno] del mese Artemisio, il giorno della Luna [lunedì].
Rallegrati, Obbe, nessuno [è] immortale.
DIO [è] Uno. 

 

La città di Zoara, grazie alle acque che scendevano dalle montagne di Moab, era un’oasi fiorente, dove gli alberi di balsamo, indaco e datteri fiorivano rigogliosamente. La città biblica Zoar, precedentemente chiamata Bela (Genesi 14, 8), situata lungo la bassa valle del Giordano e la pianura del Mar Morto. Si dice che venne risparmiata dallo “zolfo e dal fuoco” che distrusse Sodoma e Gomorra per fornire un rifugio a Lot e alle sue figlie (Genesi 19, 22-30). È menzionata anche da Giuseppe Flavio (Ant. Jud., XIII, xv, 4; Bell. Jud., IV, viii, 4), da Tolomeo (V, xvi, 4), da Eusebio e San Girolamo nell’Onomasticon.

Conclusioni

Al contrario dal parere dei Giudei e quello dei pagani, le diverse narrazioni Cristiane contemporanee del tempo attribuivano un maggiore significato teologico a questo disastro naturale, vedendo l’evento come un segno dell’ira di DIO contro un imperatore pagano. Una cosa innegabile rimane che comunque da quella data in poi il Tempio non fu mai più ricostruito, e questa rimane una certezza e la Volontà di DIO.
L’unica osservazione che in queste conclusioni si vuole asserire è che se il Volere, la Provvidenza, o in qualunque altro modo si voglia chiamare il “destino”, ha stabilito che il tempo di ricostruire il Luogo più Santo al Mondo non doveva ancora compiersi, ciò è avvenuto
esclusivamente per il nostro bene ultimo.
Non ervavamo pronti e sicuramente ancora non lo siamo oggi, ma confidiamo che nel futuro prossimo e più imminente possibile i fedeli riusciranno a guadagnarsi le benedizioni di DIO, per dimostrare al mondo intero che cosa sono capaci di fare insieme l’amore e la pace.
Amen, possa essere questa la Volontà di DIO.

 


Referenze

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