Sufismo: cos’è e chi sono davvero i sufi

Sufismo (in arabo: ٱلصُّوفِيَّة) è una corrente di pensiero, filosofia e pratica religiosa abramitica. Nota anche con il nome di Tasawwuf (ٱلتَّصَوُّف) può essere considerata una branchia dell’Islam,   classificabile al suo interno seppure caratterizzata da un focus sulla spiritualità e l’ascetismo. Definito da molti studiosi come “misticismo islamico”, o “l’espressione mistica della fede islamica”, come una interiorizzazione della fede e della pratica islamica.

I praticanti del sufismo sono indicati come “sufi” (da صُوفِيّ, ṣūfīy), congregazioni formate intorno a un gran maestro wali che rappresenta l’ultimo di una catena di maestri che si ricollegano al profeta Mohammed (Maometto).

Definizione ed Etimologia

La parola araba tasawwuf (letteralmente “essere” o “diventare un sufi”) è generalmente tradotta con “sufismo”, ma il termine arabo sufi è stato usato nella letteratura islamica con una vasta gamma di significati.

Il termine Sufismo fu originariamente introdotto nelle lingue europee nel XVIII secolo dagli studiosi orientalisti, che lo consideravano principalmente come una dottrina intellettuale e una tradizione letteraria in contrasto con quello che vedevano come un meno fecondo monoteismo dell’Islam.
Il significato originale sembra essere “colui che indossa la lana (ṣūf)”, abiti di lana tradizionalmente associati agli asceti e ai mistici, come Giovanni il Battista che nei vangeli indossava pelli di animali come vestiti (Vangelo secondo Metteo 3,4). Questo era l’abbigliamento tipico dei pellegrini, dei viandati che usavano tessuti di pelo di cammello o di capra: compatti contro la pioggia e il freddo invernale, ma anche aerati e porosi con il caldo. Questi tipi di tuniche di peli non rimandano solamente all’abbigliamento beduino, ma anche all’abito del profeta, che secondo la testimonianza di Zaccaria (13,4) anticamente indossava questo “un mantello di pelo”.
Un’altra spiegazione fa risalire la radice lessicale della parola a ṣafā (صفاء), che in arabo significa “purezza”, e in questo contesto un’altra idea simile del tasawwuf come considerato nell’Islam è tazkiyah (تزكية, che significa: autopurificazione), pratica fondamentale nel sufismo.

Origini

Il sufismo è esistito come pratica interiore individuale dei musulmani fin dai primi giorni dell’Islam, e secondo Carl W. Ernst le prime figure del sufismo possono essere considerate lo stesso Mohammed e i suoi primi compagni (Sahabah). Gli ordini sufi si basano sulla bay’ah (بَيْعَة bay’ah, مُبَايَعَة mubāya’ah “pegno”, o “fedeltà”) che fu data a Mohammed dalla sua Ṣahabah, ma che giurando fedeltà al profeta, i seguaci si impegnarono a servire DIO:

“In verità, coloro che danno il Bai’âh (pegno) a te (o Muhammad) danno il Bai’âh (pegno) a DIO. La mano di DIO è sulle loro mani. Chiunque rompe il Suo impegno, lo rompe solo a suo danno, e chi adempie a ciò che ha pattuito con DIO, Egli gli darà una grande ricompensa.”
(Corano 48,10)

I sufi credono che giurando fedeltà ad un legittimo shaykh sufi, si giura fedeltà a Muhammad stesso, stabilendo una connessione spirituale tra il ricercatore e il profeta. È attraverso Mohammed quindi che i sufi aspirano di “conoscere” e connettersi con DIO. I sufi quindi sostengono che nelle sue prime fasi di sviluppo il sufismo si riferiva semplicemente ad interiorizzare la dottrina pura dell’Islam, ovvero la “sottomissione” a DIO.
Secondo il mistico tardo medievale, il poeta persiano Jami,  Abd-Allah ibn Muhammad ibn al-Hanafiyyah (morto nel 716 circa) fu la prima persona ad essere chiamata “Sufi”.

Il sufismo come disciplina islamica

Esistente sia nell’Islam sunnita che in quello sciita, il sufismo non è una setta distinta come a volte si suppone, ma un metodo di approccio alla religione, che si sforza di far elevare il credente attraverso l’adempimento di doveri religiosi e trovando una “via e un mezzo per mettere radici attraverso la ‘porta stretta’ nella profondità dell’anima, nel dominio dello Spirito puro e imprigionabile che si apre alla Divinità.”(Martin Lings, Che cos’è il sufismo? – Lahore: Suhail Academy, 2005; p.15).

Come aspetto mistico e ascetico dell’Islam, è considerato come la parte dell’insegnamento islamico che si occupa della purificazione dell’io interiore. Concentrandosi sugli aspetti più spirituali della religione, i sufi si sforzano di ottenere un’esperienza diretta di DIO facendo uso di “facoltà intuitive ed emotive” che bisogna essere addestrati ad usare. Il Tasawwuf è considerato come una scienza dell’Anima che è sempre stata parte integrante dell’Islam ortodosso.

Il famoso sufi Al-Ghazali, in Al-Munqidh min al-dalal afferma queste parole che rispecchiano moltissimo la dottrina dei sufi:

“Le vicissitudini della vita, gli affari di famiglia e i vincoli finanziari hanno inghiottito la mia vita e mi hanno privato della solitudine più confortante. Le pesanti difficoltà mi fronteggiavano e mi davano pochi momenti per le mie occupazioni. Questo stato delle cose è durato per dieci anni, ma ogni volta che avevo dei momenti liberi e congeniali, ricorrevo alla mia intrinseca propensione. Durante questi anni turbolenti, numerosi segreti sorprendenti e indescrivibili della vita mi furono svelati. Mi convinsi che il gruppo degli Aulia (santi mistici) è l’unico gruppo veritiero che segue il giusto cammino, mostra la migliore condotta e supera tutti i saggi nella loro sapienza e intuizione. Essi derivano tutto il loro comportamento palese o nascosto dalla guida illuminante del santo Profeta, l’unica guida degna di essere ricercata e perseguita.
(Ghazzali; al-Ghazali, Abu Hamid Muhammad; McCarthy, Richard Joseph 1999)

Insegnamenti

Per i Sufi la trasmissione della Luce Divina dal cuore del maestro al cuore dello studente è l’essenza della vita, piuttosto che la conoscenza del Mondo, quella che permette all’adepto di progredire.
Secondo Moojan Momen “una delle dottrine più importanti del sufismo è il concetto di al-Insan al-Kamil (“l’uomo perfetto”), che afferma che esisterà sempre sulla terra un “Qutb” (Polo o Asse dell’Universo), ovvero un essere umano che è il perfetto canale di grazia da DIO al genere umano, in uno stato di wilayah (santità, essere sotto la protezione di ALLAH). Il concetto del Qutb sufi è simile a quello dell’Imam sciita, ma questa credenza mette il sufismo in “conflitto diretto” con l’Islam sciita, poiché sia il Qutb (che per la maggior parte degli ordini sufi è il capo dell’ordine) che l’Imam svolgono il ruolo di “portatore della guida spirituale e della grazia di DIO all’umanità”. Il voto di obbedienza allo Shaykh o al Qutb che viene fatto dai sufi è considerato incompatibile con la devozione all’Imam”.

Anche se gli approcci all’insegnamento variano tra i diversi ordini sufi, il sufismo nel suo complesso è principalmente interessato all’esperienza personale diretta, e come tale è stato talvolta paragonato ad altre forme non islamiche di misticismo.

Mohammed per i Sufi

I sufi storicamente sono devoti ed imitatori del profeta Mohammed, riconoscendolo come una guida per guidare il credente verso un grado elevato di Spirito. Il poeta sufi Saadi Shirazi ha dichiarato: “Colui che sceglie un percorso contrario a quello del profeta non raggiungerà mai la meta. O Saadi, non pensare che si possa trattare quella via di purezza se non sulla scia dell’eletto”(Aavani, Gholamreza, Glorificazione del Profeta Muhammad nelle poesie di Sa’adi, p. 4).
Anche il grande Rumi attribuisce il suo autocontrollo e l’astinenza dai desideri mondani come qualità da lui raggiunte attraverso la guida di Muhammad. Rumi afferma, “Ho ‘cucito’ i miei due occhi chiusi dai [desideri per] questo mondo e il prossimo, questo l’ho imparato da Muhammad.”(Gamard 2004, p. 169). Ibn Arabi considera Muhammad come l'”uomo più grande” e Fariduddin Attar ha dichiarato: “Mohammed è l’esemplare per entrambi i mondi, la guida dei discendenti di Adamo. Egli è il sole della creazione, la luna delle sfere celesti, l’occhio onniveggente… I sette cieli e gli otto giardini del paradiso sono stati creati per lui; egli è sia l’occhio che la luce nella luce dei nostri occhi.”(Attar, Fariduddin, Ilahi-nama – Il Libro di DIO).
I sufi hanno storicamente sottolineato l’importanza della perfezione di Muhammad e la sua capacità di intercedere.

Pratiche devozionali

  • Dhikr. Il dhikr è il ricordo di DIO comandato nel Corano per tutti i musulmani attraverso un atto devozionale specifico, come la ripetizione di nomi divini, suppliche e aforismi dalla letteratura hadith e dal Corano. Impegnarsi nel dhikr è praticare la coscienza della presenza e dell’amore divino, o “ricercare uno stato di divinità”. Il Corano si riferisce a Muhammad come l’incarnazione stessa del dhikr di DIO (65:10-11).
    Alcuni ordini sufi fanno ampio affidamento sul dhikr chiamato Dhikr-e-Qulb (invocazione di DIO nei battiti del cuore). L’idea di base in questa pratica è di visualizzare DIO come se fosse stato scritto sopra il cuore del discepolo.
  • Muraqaba. La pratica della muraqaba può essere paragonata alle pratiche di meditazione attestate in molte comunità di fede. Mentre esistono variazioni, una descrizione della pratica all’interno di un lignaggio Naqshbandi recita come segue: “Egli deve raccogliere tutti i suoi sensi corporei in concentrazione, e tagliarsi fuori da tutte le preoccupazioni e le nozioni che si infliggono al cuore. E così deve rivolgere la sua piena coscienza verso DIO Altissimo dicendo tre volte: “Ilahî anta maqsûdî wa-ridâka matlûbî-mio DIO, tu sei la mia meta e il tuo piacere è ciò che cerco”. Poi porta nel suo cuore il Nome dell’Essenza – ALLAH (DIO) – e mentre esso scorre nel suo cuore rimane attento al suo significato, che è “Essenza senza somiglianza”. Il ricercatore rimane consapevole che Egli è Presente, Vigile, Comprensivo di tutto, esemplificando così il significato del suo detto: “Adora DIO come se lo vedessi, perché se tu non lo vedi, Lui ti vede”. E allo stesso modo la tradizione profetica: “Il livello più favorito della fede è sapere che DIO è testimone su di te, ovunque tu sia”.”
  • Sufi whirling. Il Sufi whirling (o Sufi spinning) è una forma di Sama o meditazione fisicamente attiva che ha avuto origine tra alcuni Sufi, e che è ancora praticata dai Dervisci Sufi dell’ordine Mevlevi. Si tratta di una danza abituale eseguita all’interno del sema, attraverso la quale i dervisci (chiamati anche semazen, dal persiano سماعزن) mirano a raggiungere la fonte di ogni perfezione, o kemal. Questa viene ricercata attraverso l’abbandono della nafs, dell’ego o dei desideri personali, ascoltando la musica, concentrandosi su DIO e facendo girare il proprio corpo in cerchi ripetitivi, il che è stato visto come un’imitazione simbolica dei pianeti del sistema solare che orbitano intorno al sole.
  • Il Qawwali era originariamente una forma di canto devozionale sufi popolare nell’Asia meridionale, ed è ora solitamente eseguito nei dargah. Si dice che il santo sufi Amir Khusrau abbia infuso stili melodici classici persiani, arabi turchi e indiani per creare il genere nel XIII secolo. Le canzoni sono classificate in hamd, na’at, manqabat, marsiya o ghazal, tra gli altri. Storicamente, i santi sufi lo permettevano e lo incoraggiavano, pur sostenendo che non dovevano essere introdotti strumenti musicali e voci femminili, anche se questi sono oggi comuni.

Influenza sul giudaismo

Ci sono prove che il sufismo ha influenzato lo sviluppo di alcune scuole di filosofia ed etica ebraiche, o almeno che si siano influenzate a vicenda. Il primo scritto di questo tipo è il Kitab al-Hidayah ila Fara’iḍ al-Ḳulub, “Doveri del cuore”, di Bahya ibn Paquda. Questo libro fu tradotto da Judah ibn Tibbon in ebraico con il titolo Chovot HaLevavot. (A Sufi-Jewish Dialogue: Philosophy and Mysticism in Bahya ibn Paquda’s Duties of the Heart, Diana Lobel)

I precetti prescritti dalla Torah sono solo 613; quelli dettati dall’intelletto sono innumerevoli.
(Kremer, Alfred Von. 1868. “Notice sur Sha’rani”. Journal Asiatique 11 [6]: 258)

Negli scritti etici dei sufi Al-Kusajri e Al-Harawi ci sono sezioni che trattano gli stessi argomenti trattati nel Chovot ha-Lebabot e che portano gli stessi titoli: per esempio, “Bab al-Tawakkul”; “Bab al-Taubah”; “Bab al-Muḥasabah”; “Bab al-Tawaḍu'”; “Bab al-Zuhd”. Nella nona porta, Baḥya cita direttamente i detti dei sufi, che chiama Perushim. Tuttavia, l’autore delle Chovot HaLevavot non arrivò ad approvare l’ascetismo dei sufi, sebbene mostrasse una marcata predilezione per i loro principi etici.
Abraham Maimonide, il figlio del filosofo ebreo Maimonide, credeva che le pratiche e le dottrine sufi continuassero la tradizione dei profeti biblici. L’opera principale di Abraham Maimonide fu originariamente composta in giudeo-arabo e intitolata “כתאב כפאיה אלעאבדין” Kitāb Kifāyah al-‘Ābidīn (Una guida completa per i servi di DIO). Dalla porzione sopravvissuta si suppone che il trattato fosse tre volte più lungo della Guida per i perplessi di suo padre. Nel libro, egli evidenzia un grande apprezzamento e affinità con il sufismo. I seguaci della sua via continuarono a promuovere una forma di pietismo ebraico-sufiano per almeno un secolo, ed egli è giustamente considerato il fondatore di questa scuola pietistica, che aveva il suo centro in Egitto. I seguaci di questa via, che chiamavano, Hasidismo (da non confondere con il [più tardi] movimento chassidico ebraico) o Sufismo (Tasawwuf), praticavano ritiri spirituali, solitudine, digiuno e privazione del sonno. I sufi ebrei mantenevano una propria fratellanza, guidata da un capo religioso come uno sceicco sufi.
La Jewish Encyclopedia, nella sua voce sul sufismo, afferma che la rinascita del misticismo ebraico nei paesi musulmani è probabilmente dovuta alla diffusione del sufismo nelle stesse aree geografiche. La voce dettaglia molti paralleli ai concetti sufici trovati negli scritti di importanti cabalisti durante l’età dell’oro della cultura ebraica in Spagna.

Referenze

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