Nazareth: Il misterio della città dei Nazareni

Nazareth

Un grande mistero avvolge l’origine di una delle città più importanti del Cristianesimo, Nazareth. Il nuovo Testamento riporta che la città di provenienza di Gesù fosse (secondo il Testo originale in lingua Greca) la polis Natzoree“, che è stato tradotto con “Città di Nazareth“:

26 Al sesto mese, l’Angelo Gabriele fu mandato da DIO a Nazaret, una città in Galilea, 27 a una vergine fidanzata ad un uomo di nome Giuseppe, della tribu di Davide; e il nome della vergine era Maria.
(Vangelo di Luca 1, 26-27)

3 Tutti andavano a farsi censire, ciascuno alla sua città.
4 Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era discendente della casa e della famiglia di Davide
(Vangelo di Luca 2, 3-4)

22 Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea, 23 e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno.
(Vangelo di Matteo2, 22-23)

39 Com’ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della Legge del SIGNORE, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città.
40 E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di DIO era su di lui.

(Vangelo di Luca 2, 39-40)

Ma il Nuovo Testamento, non narra quasi niente riguardo questa città. Si riporta abbia avuto una sinagoga, che sia stata abitata da un gruppo di persone ostili agli insegnamenti del Rabbi Yeshua (durante l’episodio narrato in Luca 4, 16-30) e che aveva un precipizio dal quale volevano spingerlo, ma comunque le nozioni a riguardo rimangono carenti.
Ancora più inverosimile è il fatto che mai questa città sia stata citata nel Vecchio Testamento (in più di 40 Libri) o nelle completissime mappe geografiche redatte dagli storiografi del tempo.

Alcuni dubbi sono quindi inevitabilmente stati sollevati dagli studiosi, riguardo l’esistenza di Nazaret durante il tempo in cui Gesù era in vita, ed obbiettivamente ci sono diverse ragioni per dubitare della storicità di Nazaret.

1. L’assenza nelle mappe geografiche del tempo

Per prima cosa, Nazareth non è mai stata menzionata negli scritti di Giuseppe Flavio, né tantomeno in nessun altro scritto del I secolo.

Flavio Giuseppe nelle sue opere (da visionare in primis “Antichità Giudaiche“) parla molto, e molto  approfonditamente dei territori di Galilea, questa piccola area di appena 1500Km quadrati. Durante la prima guerra ebraica, negli anni ’60 d.C, lo storico e soldato Romano, condusse una campagna militare attraversando avanti e indietro la piccola provincia di Galilea, si parla di 45 città e villaggi, eppure di Nazaret non c’è traccia.
Flavio tuttavia ha qualcosa da dire su Japha (Yafa, Japhia), un villaggio a meno di 2Km a sud-ovest da Nazareth, dove lui stesso visse per un periodo (rif. Vita 52). Un’occhiata ad una mappa topografica della regione mostra che Nazaret si trova all’estremità di una valle, delimitata su tre lati da colline, con accesso naturale a questa valle da sud-ovest. Prima della prima guerra ebraica, Japha era di dimensioni ragionevoli, e sappiamo che aveva una sinagoga antica, distrutta dai Romani nel 67 d.C. (Revue Biblique 1921, 434f). In quella guerra, gli abitanti furono massacrati (Guerre 3, 7.31), Giuseppe riferisce che 15.000 furono uccisi dalle truppe di Traiano ed i sopravvissuti, 2.130 donne e bambini, furono portati via in cattività. Gli abitanti del Japha del I secolo seppellirono i loro morti (come era usanza del tempo) nelle necropoli, le tombe che si trovavano più in alto rispetto la valle. Con la completa distruzione di Japha, l’uso dellee “tombe dei Nazareni” sarebbe terminato, così che la necropoli senza nome oggi si troverebbe proprio sotto la moderna città di Nazaret. Solo in un secondo momento (come indicano ceramiche e altri reperti archeologici ritrovati) il sito di Nazaret fu rioccupato. Questo fu dopo la rivolta di Bar Kochba del 135 d.C e l’esodo generale ebraico dalla Giudea alla Galilea. Il nuovo villaggio era basato sull’agricoltura di sussistenza ed è stato probabilmente del tutto estraneo al precedente uso come necropoli da parte del popolo di Japha.

2. L’assenza nel Vecchio Testamento della Bibbia

Nazareth non è menzionata nemmeno una volta nell’intero Vecchio Testamento. Il Libro di Giosuè (19, 10-16) in cui si riporta il processo di insediamento della tribù di Zebulon nella zona dell’attuale Nazaret registra dodici città e sei villaggi e tuttavia omette qualsiasi “Nazaret” dalla sua lista così completa.

È da tenere però anche le teorie che affermano che l’assenza dalle mappe di questa città fosse dovuta alla sua “insignificanza” citata in uno dei Vangeli. Flavio Giuseppe potrebbe non aver avuto un vero motivo per menzionarla, data la sua trascurabile importanza riportata nel I capitolo del Vangelo di Giovanni, quando Natanaele chiede:

“Nazareth! Può venire qualcosa di buono da lì? ”
(Giovanni 1, 45-46)

Si può ipotizzare che questa cittadina, poteva essere stata tralasciata dagli scrittori contemporanei di Gesù, in quanto il villaggio sarebbe stato piccolo e non rilevante, ma allora non si spiegherebbe la menzione di altri luoghi da parte dei testi, villaggi ancora più piccoli e meno incisivi sulla storia culturale/politica della zona.

Così come è anche giusto riportare che l’affermazione che non ci sono prove del I secolo dell’esistenza di questa città non è del tutto corretta. Anzi, lo è stata fino a pochissimi anni fa, nel 1962, infatti in questo anno è stata scoperta un’iscrizione a Cesarea Maritima che documenta che i sacerdoti dell’ordine di Elkalir vennero a vivere a Nazaret (nel 70 dC alla fine della guerra ebraica con i Romani, il tempio di Gerusalemme fu distrutto e questo portò il governo Romano a ridistribuire i sacerdoti e le loro famiglie in altre città della Giudea, e in questo caso a Cesarea). Nel 2009 fu scoperta la presunta prima casa nazarena risalente all’era di Gesù, la casa riportata alla luce dagli archeologi, era una struttura semplice, composta da due piccole stanze e un cortile, ma l’archeologia moderna sembra ancora non darci risposte certe riguardo queste recentissime scoperte.
Quindi se da un lato l’affermazione che non ci sono prove storiche dell’esistenza della città di Nazaret nel I secolo può essere smentita da alcuni dati archeologici, molti tra i critici più informati, suggeriscono cautela nell’utilizzare questa controversia come una vera prova a favore dell’esistenza della città.

3. L’assenza nella letteratura Rabbinica

Gli Ebrei erano estremamente metodologici nel censire i popoli e le città, dal più piccolo agglomerato di “case”, alle città più grandi, ovvero quelle fortificate (così chiamate dalla Bibbia). Anche la completa tradizione del Talmud Babilonese, sebbene ci riporti 63 città della Galilea, non menziona affatto Nazaret, né tantomeno è riportata in nessun testo della prima letteratura rabbinica.

4. L’assenza negli Scritti Paolini

Addirittura San Paolo, l’Apostolo delle genti, Ebreo osservante e considerato il vero fondatore del Cristianesimo, sembra non sapere nulla di Nazaret. In tutti i suoi scritti, le sue epistole menzionano Gesù 221 volte, ma nemmeno una sola citazione per la presunta città del suo Maestro Gesù. Le uniche citazioni di Paolo che troviamo negli Atti degli Apostoli, riguardano la parola נזיר traslitterato in Nazareno (o a volte interpretato con Nazireo, Nazireno o Nazareo), sempre riferita a Gesù il Nazireo o il Nazareno, e mai alla città. (Atti: 18, 18 – 21, 23 – 23, 12 – 23, 14 – 23, 21 – 26, 10)

Comunque Nessuno storico o geografo antico menziona Nazaret, solo all’inizio del IV secolo si ritrova per la prima volta una testimonianza scritta del luogo.

5. L’errato riscontro della topografia del territorio Galileo di Nazaret

Riguardo l’episodio citato nel Vangelo di Luca al Capitolo 4 (vv-16-30), il testo neotestamentario sarebbe in errore. La geografia descritta nei Vangeli non si riscontra con la realtà del territorio dell’alta Giudea in quanto non vi è alcun precipizio vicino alla sinagoga in cui Gesù fù ascoltato e, a causa delle sue prediche, scacciato dalla città (Vangelo secondo Luca 4, 16-30).
La scogliera più vicina a Nazareth a cui Gesù potrebbe essere stato preso è a quasi 5Km di distanza dalla sinagoga, davvero inverosimile percorrere con “un prigioniero” tutta questa strada prima di un’esecuzione, per poi facilmente dileguarsi. Tuttavia alcuni ritengono che non ci sarebbe stato un motivo certo per cui Gesù non sarebbe essere stato portato così lontano prima di riuscire a dileguarsi.

Veduta aerea di Nazaret da nord. Situata a nord della valle di Jezreel, Nazaret era un villaggio relativamente isolato ai tempi di Gesù.
Oggi Nazaret ospita oltre 60.000 arabi-israeliani e l'”Upper Nazareth” ospita migliaia di residenti ebrei.

La genesi di Nazaret

L’espressione spesso riportata dai Vangeli e tradotta come “Gesù di Nazaret” è in realtà una errata traduzione dell’originale Greco “Jesous o Nazoraios”. Più precisamente, dovremmo parlare di “Gesù il Nazareno” in cui il Nazareno o Nazireo, ha un significato del tutto estraneo al nome di un luogo. La radice ebraica altamente equivoca del nome è NZR (in Aramaico ed in Ebraico non esistono vocali, ma solo consonanti), e per aiutarci a capire cosa significa questo il termine נזיר (translitterato in ntzir) il testo gnostico, il Vangelo secondo Filippo, può offrire agli studiosi odierni una delle spiegazioni plausibili:

47 Gli apostoli che sono stati prima di noi l’hanno chiamato cosi: “Gesù Nazareno Cristo”. L’ultimo nome è “Cristo”, il primo è “Gesù”, quello in mezzo è “Nazareno”.
“Messia” ha due significati: tanto “Cristo” quanto “Re”.
“Gesù” in ebraico significa: “Colui [DIO] che salva”. “Nazara” è “la Verità” perciò “Nazareno” è “colui della Verità”.
(Vangelo di Filippo V. 47)

Quello che sappiamo è che il “Nazareno” (o “Nazorean”) era in origine colui che dopo aver pronunciato un voto a DIO, entrava a far parte di una comunità (prima ebraica e poi ebraico-cristiana) di religiosi. Come gli Esseni, o per i tempi odierni li potremo considerare come i monaci dalle origini, (l’etimo della parola deriva da monos ovvero soli/isolati ed in Ebraico si chiamano tutt’oggi נזיר ovvero nazirei) che si isolavano dalla società perchè ne ripudiavano molti usi e costumi non conformi alla Legge di DIO. Non avevano particolari relazioni con una città che prendeva il nome da loro, ma essi stessi prendevano il proprio nome dal primo voto che la Bibbia ci testimonia (Libro dei Numeri, Cap. 6, 1-21 e nel Libro dei Giudici, Cap. 13, 1-14 al Capitolo).

La radice del nome NZR (נזר oppure נזיר) significa “consacrato o separato/eletto“, ma queste consonanti potrebbero anche indurre il lettore al nome ebraico “netser” (“netzor”), che significa “ramo” o “fiore”. Il plurale di “Netzor” diventa “Netzoreem.” Non c’è menzione dei Nazareni in nessuno degli scritti di Paolo, sebbene, ironia della sorte, Paolo sia lui stesso un nazoreano stando alla testimonianza riportata negli Atti degli Apostoli (Atti 18, 18). Il riferimento non significa di certo che Paolo fosse residente a Nazareth, infatti tutti sappiamo che il Santo uomo proveniva da Tarso, una città dell’attuale Turchia).

5 Abbiamo scoperto infatti che quest’ uomo è una peste, fomenta disordini fra tutti i Giudei che sono nel mondo ed è un capo della setta dei nazorei.
(Atti 24, 5)

I Nazorim emersero verso la fine del I secolo, dopo che una maledizione era stata posta sugli eretici nella preghiera quotidiana ebraica.

“Tre volte al giorno loro dicono: Possa IDDIO maledire i Nazarei”
(
Epifanio, Panarion 29.9.2)

I Nazareni potrebbero aver visto se stessi come un “ramo dalla radice di Jesse“, padre del Re Davide, e verosimilmente avevano in possesso la loro prima versione del Vangelo di Matteo, unico Vangelo rinvenuto a noi in lingua Aramaica, e quindi la rivelazione più chiara del Messaggio del Messia. Anche il testo perduto e apocrifo, il Vangelo dei Nazareni, ci indica la logica da seguire. Difficilmente il “Vangelo dei Nazarei” potrebbe essere stato il “Vangelo degli abitanti di Nazareth”, ma il testo usato dai membri della Comunità per evengelizzare le genti.

Fu il tardo Vangelo di Matteo che iniziò l’inganno che il titolo “Gesù il Nazareno” doveva in qualche modo riguardare Nazaret, citando una data profezia:

23 e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: “Sarà chiamato il Nazareno”.
(Vangelo secondo Matteo
2, 23)

Con questo versetto, Matteo chiude la storia dei primi anni di Gesù. Ma l’evangelista non sta citando in modo errato la Sacra Scrittura, sa benissimo che da nessuna parte nella letteratura profetica ebraica c’è alcun riferimento ad un Nazareno, ma ciò che è “predetto” però nelle Scritture dell’Antico Testamento è l’apparizione di questa figura:

5 Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla testa del quale non passerà rasoio, perché il bambino sarà un nazireo, consacrato a DIO dal seno di sua madre, e sarà lui che comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei.
(Libro dei Giudici 1
3, 5)

Il termine nazireo (“il votato che promette di farsi crescere i capelli lunghi e servire DIO”) potrebbe essere stato sostituito sembrando così riferirsi all'”essere lì residenti”, e questa argomentazione è in grado di costruire un legame tra la città natale e il consacrato a DIO.

La storia di una città perduta

Sembra che, insieme ai Nazirei o Nozerim, una fazione ebraico/cristiana correlata ad essi, gli Evyonim – “i poveri” (chiamati gli Ebioniti), siano emersi all’incirca nello stesso periodo. Secondo Epifanio (vescovo di Salamina nell’isola di Cipro, intorno al 370 d.C.) sorsero dall’interno dei Nazareni, ma differivano dottrinalmente dal gruppo originale nel rifiutare gli Scritti di Paolo come Bibbia, e sarebbero stati degli ebrei che rendevano onore a Cristo [Messia] come un uomo [profeta] giusto. Un nome che questi settari si attribuivano era “I Custodi dell’Alleanza” , in ebraico Nozrei haBrit (i custodi della Consacrazione/Alleanza), derivato da Nosrim o Nazareno.
Quando si arrivò alla crisi, i Nazareni originali si divisero in due: quelli che cercarono di riposizionarsi all’interno dei principi generali del giudaismo (‘Evyonim’-Nosrim); e quelli che hanno rifiutato l’ebraismo (“cristiano” -Nosrim). Questo è confermato dal fatto che tutt’oggi, nelle lingue semitiche (Ebraico ed Arabo) il termine Cristiano si dice nazareo (vedi vocabolari attuali).

Ora, sappiamo che un gruppo di famiglie “sacerdotali” ha reinsediato un’area nella valle di Nazareth dopo la loro sconfitta nella Guerra Bar Kochbar del 135 d.C. Sembra molto probabile che fossero Evyonim-Nosrim e chiamassero il loro villaggio “Nazareth” o il villaggio dei “poveri” a causa del rigetto dei beni materiali associati al peccato, dell’autocommiserazione, o perché dottrinalmente avevano come virtù la loro povertà.

3 “Beati i poveri in Spirito, perché di loro è il Regno dei Cieli.”
(Matteo 5, 13)

Lo scrittore del Vangelo di Matteo era quindi a conoscenza delle famiglie “sacerdotali” che si trasferivano in questo luogo della Galilea abitato da monaci (נזיר che ricordiamo significa anche monaco in Ebraico) e per questo motivo si riferisce a “Nazaret”, e non intendendo una reale città, ma un luogo abitato da queste comunità monastiche (essene) del tempo.

La città costruita dalla teologia

Nel III secolo la dottrina del Padre della Chiesa Origene conosceva benissimo la storia evangelica della città di Nazareth, eppure non aveva la precisa idea di dove fosse, seppur vivesse a Cesarea (soli 60 Km circa dalla città). Durante il tempo in cui visse Origene, mentre la Chiesa si faceva più istituzionalizzata, si sviluppò un’intensa rivalità tra i patriarchi di Cesarea e quelli di Gerusalemme. Questa rivalità fu risolta (a favore di Gerusalemme) a Calcedonia nel 451. Parte della rivalità era incentrata proprio sul controllo dei “luoghi santi”. Quindi, “trovare” la città perduta di Nazareth era una questione di grandissima importanza.

Questo compito spetto ad una importantissima figura femminile della storia Romana e paleocristiana, la vedova ottantenne Imperatrice di Roma Elena, mamma del futuro leader Cristiano e grande riformatore religioso Costantino. Preparando la strada per un incontro imminente con il CREATORE con un programma di “Opere”, la religiosissima Elena, compì un pellegrinaggio coscienzioso in Palestina.
Nella zona di Nazaret non riuscì a trovare nulla se non un antico pozzo (in effetti l’unica fonte d’acqua della zona). Indubbiamente incoraggiata dagli abitanti del luogo, Elena etichettò prontamente la cisterna con il “Pozzo di Maria” e fece costruire una piccola basilica sul posto. Convenientemente, i vangeli non erano riusciti a chiarire esattamente dove fosse stata Maria quando l’Arcangelo Gabriele le apparve, così il sito del pozzo acquisì il supporto locale per la visita divina dell’Arcangelo, e a Nazareth venne fondata la prima chiesa.
Elena ha iniziato dunque l’attività del pellegrinaggio che ad oggi non è mai cessata, si era finalmente stabilita la posizione precisa per la “Nazara” (Nazaret) dei vangeli.

La mappa Romana di Peutinger del IV Secolo con l’assenza della citta di Nazaret

La Tabula Peutingeriana

La  cosiddetta mappa di Peutinger o “tavola” (tabula Peutingeriana), con ovest rivolto verso l’alto, è una mappa completa (larga circa 7mt) e così chiamata a seguito dell’antiquario Conrad Peutinger, tedesco del XVI secolo e attualmente custodita a Vienna. La mappa è in realtà una copia medievale (XII o XIII secolo) di un originale romano del IV secolo (mostra Costantinopoli, ovvero l’odierna Istanbul fondata nell’anno 328). Il mondo intero conosciuto dai Romani è rappresentato, dalla Spagna nell’ovest all’India nell’est, e nella sezione mostrata sopra (sotto la città di Aelia Capitolina nel centro-sinistro), la mappa mostra un sito che in questa fase è entrato nella concezione del sogno cristiano, il Monte degli Ulivi (in rosso). Il cartografo di questo documento di archivio, ha mensionato più di 3000 luoghi, e di Nazareth ancora nessuna traccia.

Verso la fine del IV secolo, quando la Chiesa aveva ormai il controllo della correttezza teologica mondiale, Nazareth veniva correttamente descritta da Girolamo come “un piccolo villaggio in Galilea” (Onom. 141: 3). Dovrebbe saperlo: era fuggito dallo scandalo in Italia per organizzare un ritiro ecclesiastico nella zona per romani benestanti. Il villaggio doveva la sua stessa esistenza all’itinerario imperiale mezzo secolo prima.
Dal V secolo il presunto sito di Nazaret, segnato dalla sua coppia di chiese, era diventato una destinazione chiave per i pellegrini devoti. Sappiamo di una visita di Piacenza nel 570, di un Arculf in visita nel 638, un Wilhebald nel 724, un Al Mas’udi nel 943. Sewulf nel 1102, come i precedenti visitatori, riferì che solo la chiesa dell’Annunciazione doveva essere vista.
Nel 636 gli eserciti arabi invasero i possedimenti bizantini in Palestina, incluso Nazaret. Una presenza cristiana continuò nell’area, sebbene fosse soggetta a restrizioni e tasse pesanti. Quasi cinque secoli dopo, i crociati occuparono la valle e costruirono un forte. Sulle fondamenta della precedente chiesa bizantina della “grotta” costruirono qualcosa di più grandioso, più adatto al loro vescovo residente.
Oggi più di un milione di visitatori (il cinquanta per cento dei turisti in visita in Israele) si reca a Nazareth, specialmente nel sito dell’Annunciazione.

Le prove per l’esistenza della città di Nazareth del I secolo non esistono, non in letteratura, non in archeologica, e non per la storia, è una città costruita. Possa DIO colmare il Suo popolo di Conoscenza, guidandolo alla Verità.

 


Approfondimenti:
Nazaret appare in 12 versetti del Nuovo Testamento

Matteo 2:23

e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno.

Matteo 4:13

E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare, ai confini di Zabulon e di Neftali,

Matteo 21:11

E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea».

Marco 1:9

Battesimo e tentazione di Gesù Cristo
=(Mt 3:13-17; 4:1-11; Lu 3:21-23; 4:1-13) Gv 1:31-34
In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano.

Luca 1:26

Annuncio della nascita di Gesù Cristo
Is 7:14; Mt 1:18-23; Sl 110
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret,

Luca 2:4

Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide,

Luca 2:39

Ritorno a Nazaret
Mt 2:22-23
Com’ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città.

Luca 2:51

Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

Luca 4:16

Gesù nella sinagoga di Nazaret
Is 61:1-3; Mr 6:1-6; Gv 1:11; Lu 19:42
Si recò a Nazaret, dov’era stato allevato e, com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga. Alzatosi per leggere,

Giovanni 1:45

Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe».

Giovanni 1:46

Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere».

Atti 10:38

vale a dire, la storia di Gesù di Nazaret; come DIO lo ha unto di Spirito Santo e di potenza; e com’egli è andato dappertutto facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano sotto il potere del diavolo, perché DIO era con lui.

Fonti:
René Salm, The Myth of Nazareth (Kevalin, 2007)

Dan Cohn-Sherbok, The Crucified Jew (Harper Collins,1992)
Henry Hart Milman, The History of the Jews (Everyman, 1939)
Josephus, The Jewish War (Penguin, 1959)
Jonathan Reed, Archaeology and the Galilean Jesus: A Re-examination of the Evidence (Trinity, 2002)
Leslie Houlden (Ed.), Judaism & Christianity (Routledge, 1988
Karen Armstrong, A History of Jerusalem (Harper Collins, 1999)
Jonathan N. Tubb, Canaanites (British Museum Press, 1998)
Norman Cantor, The Sacred Chain – A History of the Jews (Harper Collins, 1994)

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