Epifania: significato e cosa si celebra veramente
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La parola Epifania deriva dal greco ἐπιφάνεια (epipháneia) che significa “manifestazione” o “apparizione”. In greco classico era usato per l’apparizione di una manifestazione Divina a un adoratore (una teofania ), ma anche per altre “importanti visioni”, come quella dell’alba, o addirittura di un nemico in guerra.
Nella Bibbia dei LXX (Settanta) questa parola è usata per indicare la manifestazione del DIO d’Israele (2Maccabei 15,27), e nel Nuovo Testamento (2Timoteo 1,10) si riferisce alla nascita di Gesù Cristo, o alla sua apparizione dopo la risurrezione, ma anche altre cinque volte riferendosi alla sua Seconda Venuta.

Il termine “epifania” è presente anche nell’Islam, dove indica la comparsa alla fine dei tempi di persone (tra cui il Mahdi) chiamate da DIO (ALLAH in arabo) a mettere fine alle ingiustizie e alle inadeguatezze umane.

L’ Epifania, nota anche come Teofania, è una festività che celebra la rivelazione (“teofania”) di DIO incarnato in Gesù Cristo. Nel cristianesimo occidentale, la festa commemora anche la visita dei Magi a Cristo Bambino.


Nella Cristianità

L’ Epifania, nota anche come Teofania nelle tradizioni cristiane orientali, è una festività che celebra la rivelazione (“teofania”) di DIO incarnato in Gesù Cristo.
Nel cristianesimo occidentale, la festa commemora anche la visita dei Magi a Cristo Bambino, e la manifestazione fisica di Gesù Cristo ai Gentili. A volte è chiamato il Giorno dei Re Magi, e in alcune tradizioni viene celebrato come il “Piccolo Natale”. Questa commemorazione ufficiale dell’arrivo dei Magi è anche una delle festività più antiche della cristianità.

I cristiani orientali, invece, commemorano il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, visto come la sua manifestazione al mondo come Figlio di DIO. Il punto segnato da Al-Maghtas in Giordania, adiacente a Qasr al-Yahud in Cisgiordania, è considerato il luogo originale del battesimo di Gesù e del ministero di Giovanni Battista.

La data tradizionale della festa è il 6 gennaio, Tuttavia, dal 1970, la celebrazione si tiene in alcuni Paesi la domenica successiva al 1° gennaio. Le Chiese orientali invece, che seguono ancora il calendario giuliano, osservano la festa il 19 Gennaio, a causa dell’attuale differenza di 13 giorni con il calendario gregoriano.

Storia dell’Epifania

Le origini dell’Epifania del Signore, secondo la liturgia Cristiana, sono incerte. Tuttavia si ritiene che potrebbe aver avuto origine nella metà orientale di lingua greca dell’Impero Romano, come festa per onorare il battesimo di Gesù. Intorno al 200 d.C., Clemente di Alessandria scrisse:

“Ma i seguaci di Basilide [uno tra i primissimi maestri religiosi gnostici cristiani] celebrano anche il giorno del Suo Battesimo, trascorrendo la notte precedente in letture. E dicono che era il 15 del mese di Tibi dell’anno 15 di Tiberio Cesare. E alcuni dicono che fosse celebrato l’11 dello stesso mese”.

Le date egiziane fornite corrispondono al 6 e 10 gennaio.

Il primo riferimento all’Epifania come festa cristiana risale al 361 d.C., ad opera di Ammiano Marcellino. La festività è elencata due volte, il che suggerisce una doppia festa del battesimo e della nascita. Il battesimo di Gesù fu originariamente assegnato alla stessa data della nascita perché Luca 3, 23 fu interpretato erroneamente nel senso che Gesù aveva esattamente 30 anni quando fu battezzato.

Epifanio di Salamina dice che il 6 gennaio è il “compleanno di Cristo, cioè la sua Epifania” ( hemera genethlion toutestin epiphanion ), affermando inoltre che il Miracolo di Cana è avvenuto nello stesso giorno.

I Re Magi e loro doni: cosa realmente rappresentavano

Nel Vangelo di Matteo è riportato che i Magi abbiano visitato Gesù dopo la sua nascita per omaggiarlo (oro=regalità, incenso=divinità, mirra=mortalità).

I Magi del racconto biblico, (indicati anche come i “Tre Re Magi”) erano degli illustri uomini e studiosi che erano in viaggio.
Nel Vangelo di Matteo, secondo la tradizione cristiana, è riportato che abbiano visitato Gesù dopo la sua nascita per omaggiarlo, e secondo i resoconti tradizionali portarono in dono oro, incenso e mirra.
Quindi i
l Vangelo di Matteo è l’unico dei quattro vangeli canonici a menzionare i Magi, sostenendo che vennero “dall’oriente” per adorare il “re dei Giudei”. Non ne menziona mai il numero, ma sulla base dell’affermazione che portarono tre doni, si è ritenuto fossero tre.
Nella cristianità orientale, specialmente nelle chiese siriache, i Magi sono spesso dodici, e la loro identificazione come re negli scritti cristiani successivi è probabilmente collegata a Isaia 60, 1–6, che si riferisce a “re [che vengono] allo splendore della tua alba” portando “oro e incenso”.

I tre doni da Oriente

I racconti successivi della storia identificarono i magi per nome e le loro terre d’origine: Melchiorre proveniva dalla Persia, Gaspare (chiamato anche “Caspar” o “Jaspar”) dall’India e Baldassarre dall’Arabia.
I loro doni avevano anche significati simbolici speciali:

  • l’oro indicava lo status di Gesù come Messia, e “Re dei Giudei”
  • l’incenso rappresentava la divinità (accendendosi come offerta sull’Altare del Tempio del Signore), quindi il riconoscimento del neonato come Figlio di DIO
  • la mirra denotava la mortalità di Gesù come uomo (venendo usata principalmente come unguento per le salme durante i rituali funebri del tempo)

La befana in Italia: cosa c’entra con l’epifania?

Nel folklore italiano, la Befana è una vecchina che consegna doni ai bambini la notte dell’Epifania, in modo simile a Babbo Natale. Questa vecchina a cavallo di una scopa porta doni ai bambini, o un pezzo di “carbone” (in realtà una caramella nera) per quando non sono stati buoni durante l’anno. La leggenda che si racconta su di lei è che, avendo perso l’occasione di portare un dono al bambino Gesù insieme ai Magi biblici, ora porta doni ad altri bambini in quella notte.

In realtà l’Epifania è una festa nazionale se intesa come “Epifania del Signore”, ma non ha a che fare con la figura della befana, se non per una corruzione della parola “Epifania”, con “befana”. Quindi, come in altre festività, come per Natale, Halloween, assistiamo a fenomeni di “sincretismo”, di fusione tra festività cristiane e riti di origine pagane. Celebrazioni talmente radicate nella cultura popolare, da non poter essere eliminate del tutto.
Il termine “Epifania” dal greco “Bifania”, e ai tempi dell’antica Roma legata al culto di Diana, che festeggia (12 giorni dopo il Sol Invictus) la Dea dell’abbondanza e della cacciagione. Dodici giorni dopo il solstizio d’inverno si celebrava la morte e la rinascita della natura e quindi nei culti più antichi l’epifania di Madre Natura.
Seppure La Dea non era rappresentata ovviamente come brutta e vecchia, fu la Chiesa Cattolica dell’Alto medioevo che, per condannare i riti propiziatori pagani, identificò la Befana in una strega.

Conclusioni

Ogni tradizione e rito vanno rispettati, se si ritiene giusto, e conservati nella memoria, celebrati come si vuole. Eppure va anche studiata e conosciuta la storia, le origini dei nostri culti, e questo per riuscire a “trasferirli” al meglio ai nostri discendenti: da ogni festività deriva un grande insegnamento, ma se non sappiamo cosa celebriamo sarà difficile “coglierlo”. Quindi cosa celebriamo nell’Epifania? Perchè? A cosa serve restare “a casa” dal lavoro? Una festività “rossa” sul calendario, non serve a niente se pianifichiamo semplicemente di oziare sul divano, o fare una gita fuori città. Dobbiamo conoscere per migliorare noi stessi e i nostri discendenti, e l’Epifania, può essere un giorno per farlo. Possa IDDIO guidare ognuno che ricerchi il bene e la conoscenza, e possa benedire ognuno che nel riposo di un giorno festivo dedica tempo sufficiente per stare in famiglia, visitare un anziano, incrementare il proprio sapere, compiere un’opera buona, e uno dei mille altri modi per accrescere la nostra consapevolezza nel Mondo, come figli di DIO, ed eletti per rendere questo Mondo un posto migliore e di pace.

 

Riferimenti

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