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Gli ebrei credenti durante Yom Kippur si riuniscono, digiunando e pregando insieme (lo Yom Kippur 2022 inizia diversi minuti prima del tramonto il 4 ottobre e si conclude dopo il tramonto il 5 ottobre.), ma sarebbe una buona cosa osservare questa giornata anche per cristiani, musulmani e tutti coloro che riconoscono negli insegnamenti Biblici giustizia, conoscenza e verità.
Qui sotto riportiamo una breve lista di fatti riguardanti Yom Kippur che molti non conoscono, ma che sarebbero meritevoli da seguire.
1. Un giorno per perdonare
Più di 3.300 anni fa, dopo aver sentito parlare di DIO sul monte Sinai, i figli d’Israele peccarono fabbricando e adorando un idolo, il vitello d’oro. Mosè, quando scese dal monte Sinai, vide ciò che era successo e adirato ruppe le due tavolette su cui erano incisi i Dieci Comandamenti. Poi Mosè salì di nuovo sulla montagna e vi rimase per 40 giorni, e poi per altri 40. Il decimo giorno del mese di Tishrei scese, donando al popolo ormai pentito due nuove tavole dell’Alleanza.
Da allora, il giorno della discesa di Mosè dal monte è conosciuto come Yom Kippur, il giorno del perdono, ricorrenza solenne in cui chiedere a DIO di perdonarci per qualsiasi cosa abbiamo fatto di sbagliato.
“Accettazione del peccato”, “riconoscimento dei propri limiti”, “umiliazione davanti DIO per i peccati commessi”, e nel caso non ce ne ricordiamo di specifici, possiamo sempre chiedere clemenza verso quelli che magari abbiamo fatto senza accorgercene. Anche il solo perlare male o pensare male è peccato, dipende solo a che grado siete nella Scala dell’illuminazione, come ci piace chiamarla qui ad ASH.
2. Una settimana per prepararsi
Il Kohen Gadol (il Sommo Sacerdote) in questo giorno solenne si separava dalla propria famiglia e dalla sua comunità per una settimana prima dello Yom Kippur, rintanato nel “Lishkat Parhedrin”, una camera speciale nel Sacro Tempio. Questo processo di isolamento era un modo per il Kohen Gadol di assicurarsi che rimanesse ritualmente puro, non “distratto”, per concentrarsi sul servizio e sui peccati suoi e della comunità. Un momento opportuno per l’introspezione, quando poteva ultimare la sua preparazione spirituale per rappresentare il popolo ebraico nel giorno più santo, e nel luogo più santo della terra, il Tempio.
3. Benedizioni prima di Yom Kippur
C’è un’antica usanza di benedire i propri figli prima dell’inizio dello Yom Kippur, e sebbene non ci sia una formula specifica, è consuetudine nella tradizione ebraica dire:
Per un figlio: “Che DIO ti renda come Efraim e Manasse”.
Per una figlia: “Che DIO ti renda come Sarah, Rebecca, Rachele e Lia”.
Se invece si vule fare una benedizione per i i bambini in generale si può dire: “Che DIO vi benedica e vi protegga. ‘Possa IDDIO far risplendere il Suo volto su di voi ed essere gentile con voi. ‘Possa DIO volgere il Suo volto verso di voi e concedervi la pace”. Presa dalle benedizione che i padri danno ai loro figli durante lo Shabbat.
4. Kol Nidre è solo l’inizio
La prima invocazione di Yom Kippur, conosciuta come Kol Nidre, è spesso considerata la preghiera per eccellenza. Eppure in realtà, non è nemmeno una vera preghiera, ma semplicemente una dichiarazione per annullare tutti i nostri voti che non intendiamo o non possiamo portare a compimento.
5. Cinque cose che è buona regola non fare
È risaputo che durante lo Yom Kippur non si mangia né si beve, ma il digiuno è solo una delle cinque cose che si dovrebbero evitare in questo santo giorno. Le altre quattro sono le relazioni coniugali, di lavarsi, le lozioni o l’uso di oli e indossare calzature di cuoio.
Il digiuno e l’astinenza dai rapporti coniugali sono abbastanza comprensibili come divieti in questo giorno di pentimento, mentre per le ultime tre è opportuno ragionarci insieme.
Non lavarsi, e non mettere lozioni nè oli simboleggia il non volersi curare dell'”esteriore”, ma solo dello Spirito. Così come si dovrebbe fare per un lutto, o quando ci ritroviamo in grande tristezza e angoscia.
Essere scalzi era nel passato uno tra i primi “segni” di sofferenza, e quindi in questo caso di pentimento. Nella Torah, le scarpe spesso simboleggiano la propria essenza materiale, il suo legame fisico con il terreno. Nella lotta per uno stato di spiritualità più puro durante lo Yom Kippur, ci si toglie le scarpe in modo simile a quello di Moshe che lo fa al roveto ardente (Esodo 3:5), Yehoshua fuori Yericho, i kohanim nel tempio, e chiunque altro ascendente Har Habayit (Mishnah Berachot 9:5).
6. Yom Kippur è per ogni credente
È un giorno di unità. Anche se hai “dimenticato” DIO e i Suoi precetti, c’è sempre posto per te tra i Suoi figli. Proprio come eravamo al Sinai, “come un solo popolo con un solo cuore”, oggi se pentiti davanti a DIO possiamo essere perdonati. Qualsiasi cosa è perdonata a Yom Kippur se siamo profondamente pentiti e ci impegnamo a non compierla nuovamente.
7. Cinque preghiere
In un giorno qualunque per i credenti che seguono l’ebraismo, ci sono tre preghiere quotidiane: Maariv (preghiera serale), Shacharit (preghiera mattutina) e Minchah (preghiera pomeridiana). Durante lo Shabbat e le festività, aggiungiamo Musaf (preghiera aggiuntiva). Yom Kippur è l’unico giorno dell’anno in cui preghiamo Ne’ilah, la preghiera di chiusura, che si dice mentre il sole sta tramontando a ovest e questo giorno speciale sta volgendo al termine.
8. La pronuncia del Nome
C’è solo un giorno in cui è possibile conoscere dal Sommo Sacerdote la pronuncia del Nome di DIO. YHWH veniva pronunciato una volta l’anno, solo durante la celebrazione di Yom Kippur, perché pretendere troppa vicinanza al Creatore, anche attraverso la sola pronuncia del Suo Nome, era segno di superbia.
Ci viene riportato dalla tradizione che erano in molti che al sentire del Nome cadevano in estasi, o grandi pianti in mezzo alla folla, un’energia troppo grande da gestire per molti.
9. Le due capre e il filo rosso
Due capre venivano portate al Tempio da sacrificare. Il Sommo Sacerdote tirava a sorte: una era destinata “al Signore”, e l’altra, “ad Azazel“. La capra dedicata “al Signore” veniva offerta in sacrificio, mentre l’altra il Sommo Sacerdote la infondeva dei peccati della nazione, e poi veniva portata via, sulle colline deserte fuori Gerusalemme. Destinata alla morte, portando con sé i peccati del popolo.
La tradizione ci dice che un filo scarlatto veniva attaccato alle sue corna, e metà del filo veniva rimosso prima che l’animale fosse allontanato. Se il rito avesse avuto effetto, il filo rosso rimasto sarebbe poi diventato bianco, e questo simboleggiava la purezza di Israele.
10. L’esplosione di gioia finale
Il suono dello shofar (il famoso corno) alla conclusione dello Yom Kippur è il culmine di una giornata trascorsa a digiunare e pregare per un migliore anno nuovo. Il suono dello shofar ricorda quello che risuonò quando la Presenza Divina si allontanò dal Monte Sinai.