Ciro II di Persia: Il Messia non Ebreo

Molti non sanno che nella storia la Bibbia riporta che ci fu un Messia non di stirpe Ebraica, ovvero Ciro II di Persia detto “Il Grande”, un Imperatore che è riuscito ad influenzare le culture più importanti della storia per arrivare fino ai nostri giorni come esempio di leader carismatico e giusto. Dai Macedoni ai Romani dell’Impero, dagli Ottomani e arrivando fino ai nostri giorni, gli esempi di correttezza che Ciro ha fornito sono rimasti immortali nella memoria dei popoli.

Le Origini

Il nome in persiano antico è scritto Kuruš (Anshan, 590 a.C. – Iassarte, 530 a.C.) e “Il Grande” sovrano è stato l’imperatore persiano discendente di Ciro I che liberò il suo popolo dal dominio dei Medi diventando così l’erede delle grandi monarchie mediorientali.
Le sue capacità di conquistatore e governatore sono rimaste scolpite nei secoli, ricoprì nella storia un ruolo quasi di mito, e questo non solo presso il popolo persiano, ma anche in molte altre culture.
Divenne un sinonimo del Reggente perfetto per il popolo, uomo delle grandi qualità morali, conquistatore sì, ma tollerante, coraggioso e audace, ma altrettanto magnanimo. Ciro quindi si distinse ugualmente come statista e come soldato, grazie anche all’infrastruttura politica da lui creata, l’impero achemenide durò a lungo dopo la sua morte.

L’ascesa della Persia sotto il governo di Ciro ebbe un profondo impatto sul corso della storia mondiale. La filosofia, la letteratura e la religione iraniane giocarono tutte un ruolo dominante negli eventi mondiali per il millennio successivo. Nonostante la conquista Islamica della Persia nel VII secolo d.C. da parte del califfato Islamico, la Persia continuò a esercitare un’enorme influenza in Medio Oriente durante l’Età d’Oro Islamica, e fu particolarmente determinante nella crescita e nell’espansione dell’Islam.

Anche Alessandro Magno era grande ammiratore di Ciro il Grande, fin da giovane leggendo la Ciropedia di Senofonte, che descriveva l’eroismo di Ciro in battaglia e nel governo e le sue capacità come re e legislatore.

Così scrive l’ateniese Senofonte:

E coloro che erano soggetti a lui, egli trattava con stima e riguardo, come se fossero suoi figli, mentre i suoi stessi sudditi rispettavano Ciro come loro “Padre” … Quale altro uomo se non “Ciro'” dopo aver rovesciato un Impero, è mai morto con il titolo di “Padre” da parte del popolo che aveva portato sotto il suo potere? Perché è chiaro che questo è un nome per uno che dona, piuttosto che per uno che toglie!

 

E ancora:

Ho pensato talvolta quanti regimi democratici sono stati abbattuti da chi preferiva qualunque altro regime piuttosto che la democrazia; e ancora quante monarchie e oligarchie sono state distrutte dalle fazioni popolari, e che, di quanti hanno tentato di farsi tiranni, alcuni furono fatti fuori immediatamente, altri invece – indipendentemente dalla durata del loro governo – sono stati ammirati come saggi e felici […] Considerando tutto questo mi ero convinto che un dato uomo su qualunque animale può governare fuorché su altri uomini. Ma quando ho riflettuto che c’era stato Ciro […] fui costretto a ravvedermi.
(Senofonte, Ciropedia, I, 1,1-3)

 

Insomma un uomo dalle grandi qualità, e se gli Iraniani, suo popolo, lo consideravano e lo fanno tutt’ora come un “padre”, per i Babilonesi era “il Liberatore”, questo solo per ricordare due tra i molti soprannomi che lo contraddistinsero eloggiandolo.

Il Messia non Ebreo

Il Libro di Esdra riporta questa parole del reggente Persiano che proclama la sua potenza:

Tutti i regni della terra mi ha dato l’ETERNO, il DIO del cielo, e mi ha incaricato di costruirgli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda
(Esdra 1, 2)

 

Quindi non una potenza avuta grazie alla sua spada in battaglia, ma solo per concessione di DIO. Così, proprio a causa di questa sottomissione all’Altissimo nel 538 a.C. emise un editto che consentiva agli Ebrei non solo di fare ritorno in patria, ma anche di ricostruire il Tempio di Gerusalemme.

Comunque c’è da ricordare che Ciro aveva una politica generale di tolleranza religiosa in tutto il suo vasto impero. Le sue politiche riguardo al trattamento delle religioni minoritarie sono ben documentate nei testi babilonesi, così come nelle fonti ebraiche e nei resoconti degli storici. Il suo trattamento nei confronti degli ebrei durante il loro esilio a Babilonia dopo che Nabucodonosor II distrusse Gerusalemme è riportato nella Bibbia. Il Ketuvim (gli Scritti) della Bibbia nel Secondo Libro delle Cronache termina con il decreto di Ciro, che restituì gli esuli alla Terra Promessa da Babilonia insieme ad una commissione per ricostruire il tempio:

Così dice Ciro, re di Persia; L’ETERNO, il DIO dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di costruirgli una Casa in Gerusalemme, che è in Giuda. Chi di voi appartiene al suo popolo? L’ETERNO, suo DIO, sia con lui e parta.
(2Cronache 36, 23)

 

Questo editto è anche riprodotto integralmente nel Libro di Esdra (6, 3-5).

Gli ebrei quindi lo onorarono come un re dignitoso e giusto, ma la cosa più rilevante dal punto di vista Teologico, dottrinale, ma anche escatologico, è un passaggio biblico di Isaia in cui ci si riferisce a lui come Messia (lett. “il suo unto”). In Isaia 45, 1 Ciro diventa l’unico non Ebreo a cui venne assegnato questo titolo, e l’Alleanza tra Ciro e DIO viene resa esplicita:

Così dice il SIGNORE al suo Messia, a Ciro, che egli ha preso per la sua destra per sottomettere le nazioni davanti a lui e spogliare i lombi dei re, per forzare le porte davanti a lui affinché le loro porte non siano più chiuse: Io andrò davanti a te spianando le alture. Io frantumerò le porte di bronzo, spezzerò le sbarre di ferro. Ti darò i tesori nascosti, i tesori segreti, perché tu sappia che Io sono il SIGNORE.
(Isaia 45, 1-3)

 

Nel Libro di Isaia è anche riportato:

Io farò sorgere Ciro nella mia giustizia: Renderò diritte tutte le sue vie. Egli ricostruirà la mia città e libererà i miei esuli, ma non per un prezzo o una ricompensa, dice DIO Onnipotente.
(Isaia 45, 13)

 

Regno di Ciro il Grande di Persia

Come suggerisce il testo, Ciro alla fine liberò la nazione di Israele dal suo esilio senza compenso o tributo. Ciro fu quindi lodato nel Tanakh (Isaia 45, 1-6 ed Esdra 1, 1-11) per la liberazione degli schiavi, l’uguaglianza umanitaria e le costose opere di riparazione che fece. Tuttavia, ci fu una critica da parte degli Ebrei nei suoi confronti in quanto alcuni dei loro nemici, intenzionati perchè gelosi a fermare la costruzione del Secondo Tempio, li accusarono di cospirazione, e che il loro intento per la ricostruzione della cinta muraria era solo con lo scopo di ribellarsi al re Persiano non appena sarebbero state completate. Allora Ciro fermò la costruzione, che non sarebbe stata completata fino al 515 a.C., durante il regno di Dario I. Secondo la Bibbia fu il re Artaserse che fu convinto a fermare la costruzione del tempio di Gerusalemme. (Esdra 4, 7-24)

Ciro nel Corano

Moltissimi studiosi musulmani contemporanei hanno suggerito che la figura del Corano di Dhul-Qarnayn sia una rappresentazione di Ciro il Grande. Dhul-Qarnayn, (arabo: ذو القرنين ‘ḏū al-qarnayn’), o Zulqarnayn, “colui delle due corna” appare nella Surah 18 versetti 83-101 del Corano come una figura autorizzata da ALLAH (DIO scritto in Arabo) ad erigere un muro tra l’umanità e Gog e Magog, che rappresentano i miscredenti e il caos. Infatti Gog e Magog erano delle tribù selvagge dell’Asia centrale, conosciute in seguito con nomi diversi, tra i quali Sciti, Parti, Tartari, Mongoli e Unni, che avevano fatto incursioni in vari regni e imperi da tempi molto antichi. Forti baluardi erano stati costruiti nelle regioni meridionali della Caucasia, anche se non è ancora stato determinato storicamente se questi furono costruiti da Ciro. Dhul-Qarnayn doveva essere quindi un monoteista e un sovrano giusto. Anche i suoi nemici lodavano Ciro per la sua giustizia, ed Esdra afferma che era un adoratore di DIO e un re timorato di DIO che liberò gli israeliti a causa del suo culto e ordinò che il Tempio di Salomone fosse ricostruito.
Questa teoria è stata proposta da studiosi sunniti come Maulana Maududi e Abul Kalam Azad e approvata dagli studiosi sciiti Allameh Tabatabaei, nel suo Tafsir al-Mizan e Makarem Shirazi.

Il capitolo 18 del Corano (al-Kāhf, “La grotta”) fu rivelato a Mohammed quando la sua tribù, i Quraysh, inviò due uomini per scoprire se gli ebrei, con la loro superiore conoscenza delle Sacre Scritture, potessero consigliarli sul fatto che Mohammed fosse un vero profeta di DIO. I rabbini dissero loro di chiedere a Mohammed tre cose, una delle quali “su un uomo che viaggiò e raggiunse l’est e l’ovest della terra, qual era la sua storia”. “Se vi dice queste cose, allora è un profeta, quindi seguitelo, ma se non ve le dice, allora è un uomo che si sta inventando le cose, quindi trattatelo come meglio credete”.

I versi del capitolo riprodotti qui sotto mostrano Dhul-Qarnayn che viaggia prima verso il confine occidentale del mondo dove vede il sole tramontare in una sorgente fangosa, poi verso l’est più lontano dove lo vede sorgere dall’oceano, e infine verso nord in un luogo tra le montagne dove trova un popolo oppresso da Gog e Magog:

83. Ti interrogheranno a proposito del Bicorne. Di’: «Vi racconterò qualcosa sul suo conto».
84. In verità gli abbiamo dato ampi mezzi sulla terra e modo di riuscire in ogni impresa.
85. Egli seguì una via.
86. Quando giunse all’[estremo] occidente, vide il sole che tramontava in una sorgente ribollente e nei pressi c’era un popolo. Dicemmo: «O Bicorne, puoi punirli oppure esercitare benevolenza nei loro confronti».
87. Disse: «Puniremo chi avrà agito ingiustamente e poi sarà ricondotto al suo SIGNORE che gli infliggerà un terribile castigo.
88. E chi crede e compie il bene avrà la migliore delle ricompense e gli daremo ordini facili».
89. Seguì poi una via.
90. E, quando giunse dove sorge il sole, trovò che sorgeva su di un popolo cui non avevamo fornito alcunché per ripararsene.
91. Così avvenne e Noi abbracciavamo nella Nostra scienza tutto quello che era presso di lui.
92. Seguì poi una via.
93. Quando giunse alle due barriere, trovò tra di loro un popolo che quasi non comprendeva alcun linguaggio.
94. Dissero: «O Bicorne, in verità Gog e Magog portano grande disordine sulla terra! Ti pagheremo un tributo se erigerai una barriera tra noi e loro».
95. Disse: «Ciò che il mio SIGNORE mi ha concesso è assai migliore. Voi aiutatemi con energia e porrò una diga tra voi e loro.
96. Portatemi masse di ferro». Quando poi ne ebbe colmato il valico [tra le due montagne] disse: «Soffiate!». Quando fu incandescente, disse: «Portatemi rame, affinché io lo versi sopra».
97. Così non poterono scalarlo e neppure aprirvi un varco.
98. Disse: «Ecco una misericordia che proviene dal mio SIGNORE. Quando verrà la promessa del mio SIGNORE, sarà ridotta in polvere; e la promessa del mio SIGNORE è veridica».
99. In quel Giorno lasceremo che calino in ondate gli uni sugli altri. Sarà soffiato nel Corno e li riuniremo tutti insieme.
100. In quel Giorno mostreremo l’Inferno ai miscredenti
101. che hanno avuto gli occhi velati di fronte al Mio Monito e che non potevano udire.
102. I miscredenti credono di potersi scegliere per patroni i Miei servi all’infuori di Me? In verità abbiamo preparato l’Inferno come dimora dei miscredenti.
103. Di’: «Volete che vi citiamo coloro le cui opere sono più inutili,
104. coloro il cui sforzo in questa vita li ha sviati, mentre credevano di fare il bene?».
(Surat al-Kahf -surah 18- versetti 83-101)

Testimonianze dei tempi recenti

Oltre alla Bibbia, tra le fonti storiche ebraiche troviamo Flavio Giuseppe (I secolo d.C.) che menziona Ciro quando liberò gli ebrei dalla cattività e li aiutò a ricostruire il Tempio. Scrisse anche ai governatori che dovevano contribuire alla ricostruzione del Tempio e li aiutò.

Il 10 dicembre 2003, nella sua accettazione del Premio Nobel per la pace, Shirin Ebadi ha evocato Ciro, dicendo:

Sono un’iraniana, una discendente di Ciro il Grande. Questo imperatore proclamò all’apice del potere 2.500 anni fa che “non avrebbe regnato sul popolo se questo non lo avesse voluto”. Promise di non costringere nessuno a cambiare religione e fede e garantì la libertà per tutti. La Carta di Ciro il Grande dovrebbe essere studiata nella storia dei diritti umani.

 


Bibliografia

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