George Gurdjieff: il ricordo del vero sé stessi
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Introduzione

Una questione teologico/filosofica che accomuna molti pensatori e studiosi è: “Chi siamo veramente?” E “chi eravamo prima di essere ciò che siamo nel nostro presente?”. Per una mente che ricerca l’elevazione spirituale, sembra essere troppo semplicistico ipotizzare che esseri viventi tanto complessi, non siano il prodotto di esistenze precedenti. Così vengono introdotti concetti come la reincarnazione, la Vita dopo la morte, il Gilgul, e molte altre teorie riguardanti “ciò che siamo stati”.

Anche i teologi classici, come quelli cristiani, non possono sottrarsi alla visione reincarnazionistica, e nel Vangelo abbiamo attestazione di “Spiriti guida” che si reincarnano in personalità spirituali avanzate. Arrivano tra i credenti con uno scopo speciale, una reincarnazione per dare seguito all’innata ricerca umana di DIO

Quando Gesù giunse dalle parti di Casarea, a Fillipo, chiese ai suoi discepoli: “Chi dicono gli uomini che sia il figlio dell’uomo? Ed essi risposero: “Alcuni dicono Giovanni Battista, altri Elia, altri ancora Geremia o uno dei profeti”.
(Matteo 16:13)

Anche per il pensiero di George Ivanovich Gurdjieff siamo il prodotto di una moltitudine di esistenze, seppure quasi tutti non riescono a ricordare ciò che siamo stati. Eppure è possibile “risvegliarci” da questo stato di “sonno”, e vivere finalmente pianemente e con consapevolezza. Abbiamo tutti uno scopo molto più “grande” e “alto” di ciò che immaginiamo.

La vita

George Ivanovich Gurdjieff nato ad Alexandropol, Impero Russo e attuale Gyumri in Armenia, (1877- 29 ottobre 1949). Gurdjieff è stato un maestro di spiritualità, filosofo, mistico, guida spirituale, insegnò che la maggior parte degli esseri umani non possiede una coscienza unificata e quindi vive la propria vita in uno stato di “sonno vigile”, come ipnotizzati, seppure è possibile risvegliarsi, per raggiungere così uno stato di coscienza più “alto”. Descrisse anche un metodo per riuscire a “risvegliare” lo Spirito, chiamandolo la “disciplina del Lavoro”, che si riferisce al “lavoro su se stessi” per migliorarsi e illuminare le proprie menti.

“Esistono menti che si interrogano, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui.”
George Gurdjieff

Secondo il biografo Paul Beekman Taylor, Gurdjieff nacque da padre greco del Caucaso e da madre armena. Il nome Gurdjieff rappresenterebbe una forma russificata del cognome greco “Georgiades” (Γεωργιάδης ). Gurdjieff trascorse la sua infanzia a Kars, che dal 1878 al 1918, fu capitale amministrativa della provincia transcaucasica di Kars Oblast, governata dai russi, una regione di confine recentemente conquistata dall’Impero Ottomano. Altipiani e montagne abitate da una popolazione multietnica e multiconfessionale, che aveva una storia di tutto rispetto per i mistici, i pellegrini e i santi in generale. Sia la città di Kars che il territorio circostante ospitavano una popolazione estremamente diversificata: sebbene facesse parte dell’altopiano armeno, Kars Oblast ospitava armeni, russi, greci del Caucaso, georgiani, turchi, curdi e un numero minore di comunità cristiane dell’Europa orientale e centrale come tedeschi del Caucaso, estoni e altre comunità settarie russe. In questa società multietnica quindi Gurdjieff diventò fluente in armeno, greco, russo e turco, parlando l’ultimo in un misto di elegante Osmanlı e un po’ di dialetto.

Le prime influenze su di lui includevano suo padre, un falegname e poeta dilettante ashik o bardico, e il prete della chiesa russa della sua città, Dean Borsh, un amico di famiglia. Il giovane Gurdjieff leggeva avidamente la letteratura scientifica in lingua russa, e nel tempo, influenzato da questi scritti, e avendo assistito a una serie di fenomeni che non poteva spiegare, si formò in lui la convinzione che esistesse una verità nascosta che non può essere trovata nella scienza o nella religione tradizionale. Le sue esperienze e le domande di vita e di fede che iniziò a porsi lo spinsero a viaggiare moltissimo in cerca di risposte, sviluppando un suo pensiero e una sua filosofia che fece da subito breccia negli Spiriti di coloro che riuscirono ad ascoltarlo per il Mondo.

Il pensiero

“Ti chiedo di non credere a nulla che tu non possa verificare da solo.

Gurdjieff sosteneva che il genere umano non abbia la capacità innata di percepire la realtà, e questo spinge la maggiorparte degli uomini e delle donne a vivere in uno stato di “sonno”, che come in una veglia ipnotizza i nostri esseri: “L’uomo vive la sua vita nel sonno, e nel sonno muore.” (PD Ouspensky (1949), Alla ricerca del miracoloso). Quindi di conseguenza ogni persona percepisce le cose da una prospettiva del tutto soggettiva, operando però come degli automi inconsci, ma questo destiono non è “per sempre”, in quanto ogni persona ha la capacità di “svegliarsi” e diventare un nuovo essere umano.

Autosviluppo

Gurdjieff ha sostenuto che molte delle forme esistenti di religione hanno perso la connessione con il loro significato e vitalità originali, e quindi non possono più davvero servire l’umanità nel modo in cui era stato inteso all’inizio. Di conseguenza, gli esseri umani non riuscivano a realizzare le verità degli antichi insegnamenti e stavano invece diventando sempre più simili ad automi, suscettibili al controllo dall’esterno e sempre più capaci di atti altrimenti impensabili di psicosi di massa come ad esempio la prima guerra mondiale. 

Secondo Gurdjieff, solo una delle tre dimensioni della persona (emozioni, il corpo fisico e la mente) tende a svilupparsi, e generalmente a scapito delle altre facoltà (chiamate anche “centri”). Di conseguenza, questi percorsi non riescono a produrre un essere umano adeguatamente equilibrato. Inoltre, chiunque desiderasse intraprendere uno dei percorsi tradizionali della conoscenza spirituale (che Gurdjieff ridusse a tre, ovvero il sentiero del fachiro, il sentiero del monaco e il sentiero dello yogi) doveva rinunciare alla vita nel mondo. Gurdjieff sviluppò così una “Quarta Via” che sarebbe suscettibile alle esigenze delle persone moderne che vivono una vita moderna, e questo sia per gli Occidentali che per gli Orientali (in Europa, in America e nel resto del Mondo). Invece di sviluppare corpo, mente o emozioni separatamente, la disciplina di Gurdjieff ha lavorato su tutti e tre per promuovere uno sviluppo interiore completo ed equilibrato. Parallelamente ad altre tradizioni spirituali, insegnò quindi che una persona deve fare uno sforzo considerevole per effettuare questa trasformazione che porta al risveglio. Questo sforzo viene denominato “Il lavoro” o “il lavorare su sé stessi”.
Sebbene Gurdjieff non abbia mai attribuito un significato importante al termine “Quarta Via”, e non abbia mai usato questo termine nei suoi scritti, il suo allievo PD Ouspensky dal 1924 al 1947 ha reso il termine e il suo uso al centro del proprio insegnamento delle idee di Gurdjieff.

L’insegnamento di Gurdjieff ha affrontato la questione del posto dell’umanità nell’universo e dell’importanza di sviluppare potenzialità latenti, considerate come la nostra dotazione naturale come esseri umani ma raramente portate a compimento. Insegnò che livelli più elevati di coscienza, corpi superiori, la crescita interiore e lo sviluppo sono possibilità reali che tuttavia richiedono un lavoro cosciente per essere raggiunte. Diede un significato distinto a vari testi antichi come la Bibbia e molte differenti preghiere religiose, ritenendo che tali testi avessero significati molto differenti rispetto a quelli che comunemente gli vengono attribuiti. “Non dormire”; “Svegliati, perché non conosci l’ora”; e “Il regno dei cieli è dentro” sono alcuni esempi di affermazioni bibliche che indicano insegnamenti la cui essenza è stata dimenticata.

Gurdjieff insegnò alle persone come aumentare e focalizzare la propria attenzione ed energia in vari modi e come ridurre al minimo i sogni ad occhi aperti e la distrazione. Secondo il suo insegnamento, questo sviluppo interiore di se stessi è l’inizio di un possibile ulteriore processo di cambiamento, il cui scopo è trasformare le persone in ciò che davvero dovrebbero essere, sottolineato sempre l’importanza della buona coscienza.

Metodi

“Il Lavoro” è essenzialmente un addestramento allo sviluppo della coscienza. Gurdjieff ha utilizzato una serie di metodi e materiali, inclusi incontri, musica, movimenti (danza sacra), scritti, conferenze e forme innovative di lavoro di gruppo e individuale. Parte della funzione di questi vari metodi era di minare e annullare gli schemi di abitudine radicati nella mente e portare a momenti di intuizione. Poiché ogni individuo ha esigenze diverse, Gurdjieff non aveva un approccio valido per tutti e si è adattato e innovato secondo le circostanze.
Riteneva che i metodi tradizionali di conoscenza di sé (fachiro, monaco e yogi) fossero acquisiti rispettivamente attraverso il dolore, la devozione e lo studio. Quindi di per sé solitamente inadeguati, e che conducono spesso a varie forme di squilibrio ed eccesso. Eppure i suoi metodi non si distaccarono mai dagli insegnamenti del passato rispettandoli, ma semplicemente vennero concepiti per migliorare i percorsi tradizionali per accelerare il processo di sviluppo. A volte chiamava questi metodi “La via dell’uomo furbo” perché costituivano una sorta di scorciatoia di un processo di sviluppo che altrimenti potrebbe proseguire per anni senza risultati sostanziali. L’insegnante, più abile, vede le esigenze individuali del discepolo e stabilisce compiti che sa risulteranno in una trasformazione della coscienza in quell’individuo. Istruttivi parallelismi storici possono essere trovati negli annali del Buddismo Zen, dove gli insegnanti impiegavano una varietà di metodi (a volte molto poco ortodossi) per provocare il sorgere dell’intuizione nello studente.

La Quarta Via

“La Quarta Via” è un approccio all’autosviluppo sviluppato da Gurdjieff nel corso di anni di viaggi in Oriente (1890-1912 circa). Combina e armonizza quelle che vedeva come tre “vie” o “scuole” tradizionali consolidate: quelle del corpo, delle emozioni e della mente (fachiri, monaci e yogi). Gli studenti spesso si riferiscono alla Quarta Via come “Il Lavoro”, “Lavoro su se stessi” o “Il Sistema”.

Il termine “Quarta Via” è stato ulteriormente utilizzato dal suo studente PD Ouspensky nelle sue lezioni e nei suoi scritti. Dopo la morte di Ouspensky, i suoi studenti hanno pubblicato un libro intitolato “The Fourth Way” basato sulle sue lezioni. Secondo questo sistema, le tre scuole tradizionali, o modi, “sono forme permanenti che sono sopravvissute nel corso della storia per lo più immutate e sono basate sulla religione. Laddove esistono scuole di yogi, monaci o fachiri, sono appena distinguibili dalle scuole religiose. la quarta via differisce in quanto “non è una via permanente. Non ha forme o istituzioni specifiche e va e viene controllata da alcune sue leggi particolari.”

La Quarta Via affronta la questione del posto dell’umanità nell’Universo e delle possibilità di sviluppo interiore. Sottolinea che le persone normalmente vivono in uno stato indicato come un “sonno di veglia” semi-ipnotico, mentre sono possibili livelli più elevati di coscienza, virtù e unità di volontà. La Quarta Via insegna come aumentare e focalizzare l’attenzione e l’energia in vari modi e come ridurre al minimo i sogni ad occhi aperti e la distrazione. Questo sviluppo interiore in se stessi è l’inizio di un possibile ulteriore processo di cambiamento, il cui scopo è trasformare l’uomo in “ciò che dovrebbe essere”.

Approfondimenti

Gurdjieff insegnò che i percorsi tradizionali verso l’illuminazione spirituale seguivano uno dei tre modi seguenti:

  • La via del fachiro: che lavora per ottenere la padronanza dell’attenzione (autocontrollo) attraverso lotte con il [controllo] del corpo fisico che implicano esercizi fisici e posture difficili.
  • La via del monaco che lavora per ottenere la stessa padronanza dell’attenzione (autocontrollo) attraverso la lotta con [il controllo] degli affetti, nel dominio, come si dice, del cuore, che è stato enfatizzato in occidente, e divenuto noto come via della fede per la sua pratica particolarmente nel cattolicesimo.
  • La Via dello Yogi che lavora per ottenere la stessa padronanza dell’attenzione (come prima: “padronanza di sé”) attraverso la lotta con le abitudini e le capacità mentali [di controllo].

Gurdjieff ha insistito sul fatto che questi percorsi, sebbene possano avere l’intenzione di cercare di produrre un essere umano pienamente sviluppato, tendono a coltivare determinate facoltà a spese di altre. L’obiettivo della religione o della spiritualità era, infatti, quello di produrre un essere umano equilibrato, reattivo e sano, capace di affrontare tutte le eventualità che la vita può presentare. Gurdjieff ha quindi chiarito che era necessario coltivare una via che integrasse e combinasse le tre vie tradizionali.

Il quarto modo

Gurdjieff disse che la sua Quarta Via era un mezzo più rapido delle prime tre perché combinava simultaneamente il lavoro su tutti e tre i centri piuttosto che concentrarsi su uno. Potrebbe essere seguito dalla gente comune nella vita di tutti i giorni, senza richiedere di “ritirarsi a vivere nel deserto” come i vecchi asceti. La Quarta Via implica alcune condizioni imposte da un insegnante, ma si consiglia sempre ad ogni studente di fare solo ciò che ha compreso, e di verificare sempre di persona le idee dell’insegnamento.

Ouspensky ha documentato che Gurdjieff affermava che “due o tremila anni fa c’erano ancora altri modi che non esistevano più e i modi allora esistenti non erano così divisi, erano molto più vicini l’uno all’altro. La quarta via differisce dalla vecchia e dalla nuove vie per il fatto che non è mai una via permanente. Non ha forme definite e non ci sono istituzioni ad essa collegate.” 

Ouspensky cita Gurdjieff che ci sono scuole false e che “è impossibile riconoscere un modo sbagliato senza conoscere il modo giusto. Ciò significa che è inutile preoccuparsi di riconoscere un modo sbagliato. Bisogna pensare a come trovare il modo giusto”.

Insegnamenti e metodi di insegnamento

Base degli insegnamenti

  • Presente qui e ora. L’unico tempo che davvero conta è quello presente, non ricordando il passato, né facendosi influenzare dal futuro (aspettative).
  • Non ci ricordiamo di noi stessi. Non è permesso a nessuno nascere con la consapevolezza di chi siamo, ma tutti possiamo arrivarci.
  • Il lavoro cosciente. Azioni in cui la persona che sta compiendo l’atto è “presente” in ciò che sta facendo, e non distratto.
  • La sofferenza intenzionale è l’atto di lottare contro automatismi come il sognare ad occhi aperti, il piacere, il cibo (mangiare per ragioni diverse dalla fame reale), ecc. Nel libro di Gurdjieff Beelzebub’s Tales afferma che “la più grande sofferenza intenzionale può essere ottenuta nelle nostre presenze costringendoci a sopportare le spiacevoli manifestazioni degli altri verso noi stessi” Per Gurdjieff, il lavoro cosciente e la sofferenza intenzionale erano la base di tutta l’evoluzione dell’uomo.
  • Auto-osservazione. Osservazione del proprio comportamento e delle proprie abitudini. Osservare pensieri, sentimenti e sensazioni senza giudicare o analizzare ciò che si osserva.
  • Il bisogno di sforzarsi. Gurdjieff ha sottolineato che il risveglio è il risultato di uno sforzo costante e prolungato nel tempo.
  • I molti “io”. Indica la frammentazione della psiche, i diversi sentimenti e pensieri dell'”io” in una persona: penso, voglio, conosco meglio, preferisco, sono felice, ho fame, sono stanco, ecc. Questi non hanno nulla in comune tra loro e sono inconsapevoli l’uno dell’altro, sorgendo e svanendo per brevi periodi di tempo. L’essere umano quindi non ha unità in se stesso, desiderando una cosa ora e un’altra, forse contraddittoria, dopo.
  • I centri. Gurdjieff classificò le piante come aventi un centro, gli animali due e gli umani tre. I centri si riferiscono ad apparati all’interno di un essere che dettano specifiche funzioni organiche. Ci sono tre centri principali in un uomo: intellettuale , emotivo e fisico , e due centri superiori: superiore emotivo e superiore intellettuale.
  • Corpo, Essenza e Personalità. Gurdjieff ha diviso l’essere delle persone in Essenza e Personalità. Essenza è una “parte naturale di una persona” o “con cosa è nata”, e questa è la parte di un essere che si dice abbia la capacità di evolversi. Personalità è invece tutto ciò che è artificiale che ha “imparato” e “visto”.

Accenni sulle leggi cosmiche e i simboli

Gurdjieff si concentrò su due principali leggi cosmiche, la Legge del Tre e la Legge del Sette.

  • La legge del sette è descritta da Gurdjieff come “la prima legge cosmica fondamentale”. L’uso fondamentale della legge del sette è spiegare perché nulla in natura e nella vita si verifica costantemente in linea retta, vale a dire che ci sono sempre alti e bassi nella vita che si verificano legalmente. Esempi di questo possono essere notati nelle prestazioni atletiche, dove un atleta di alto livello ha sempre cadute periodiche, così come in quasi tutti i grafici che tracciano argomenti che si verificano nel tempo, come i grafici economici, i grafici della popolazione, i grafici del tasso di mortalità e così via Su. Tutti mostrano periodi parabolici che continuano a salire e scendere. Gurdjieff ha affermato che poiché questi periodi si verificano legalmente in base alla legge del sette, è possibile mantenere un processo in linea retta se gli shock necessari sono stati introdotti al momento giusto.
  • La Legge del Tre è descritta da Gurdjieff come “la seconda legge cosmica fondamentale”. Questa legge afferma che ogni intero fenomeno è composto da tre fonti separate, che sono Attivo , Passivo e Riconciliante o Neutroale . Questa legge si applica a tutto nell’universo e nell’umanità , così come a tutte le strutture e processi. I “Tre Centri” in un essere umano (Intellettuale, Emozionale e Mobile), sono un’espressione della legge del tre. Gurdjieff insegnò ai suoi studenti a pensare alla legge delle tre forze come essenziale per trasformare l’energia dell’essere umano  Il processo di trasformazione richiede le tre azioni di affermazione, negazione e riconciliazione. Questa legge di tre fonti separate può essere considerata un’interpretazione moderna della prima filosofia indù dei Guna. Possiamo vederlo come i capitoli 3, 7, 13, 14, 17 e 18 della Bhagavad Gita discutono di Guna nei loro versi. (The Bhagavad Gita. Sargeant, Winthrop, 1903-1986., Chapple, Christopher Key, 1954- (25th anniversary ed.). Albany, N.Y.: State University of New York Press. 2009. ISBN 978-1-4416-0873-4. OCLC 334515703)

L’enneagramma di Gurdjieff. L’azione universale e coordinata delle due leggi è esemplificata dal simbolo dell’enneagramma: un cerchio che include un triangolo equilatero intrecciato con un’altra figura a sei lati. Dei nove lati che lo compongono, sei sono ottenuti da 1 diviso per 7 (che produce un numero infinito in cui non compare mai il 3, il 6 e il 9), gli altri da 1 diviso per 3 (che produce una serie infinita di 3, di 6 e di 9). I punti in cui i lati toccano il cerchio sono numerati da uno a nove. Il cerchio simbolizza lo zero, il serpente ermetico che si morde la coda: in realtà non si tratta di un cerchio ma di una spirale, perché il simbolo non è statico ma dinamico. L’ Enneagramma rappresenta ogni processo che si mantiene da solo per auto rinnovamento: per esempio la vita. Per questo, secondo Gurdjieff, è “il moto perpetuo ed anche la pietra filosofale degli alchimisti”.

Si dice che il modo in cui la Legge del Sette e la Legge del Tre funzionino insieme sia illustrato nell’Enneagramma della Quarta Via, un simbolo a nove punte che è il glifo centrale del sistema di Gurdjieff.

I simboli

Nelle sue spiegazioni Gurdjieff usava spesso simboli diversi come l’ Enneagramma e il Raggio di Creazione. Gurdjieff ha detto che “l’enneagramma è un simbolo universale. Tutta la conoscenza può essere inclusa nell’enneagramma e con l’aiuto dell’enneagramma può essere interpretata… Un uomo può essere completamente solo nel deserto e può tracciare l’enneagramma nel sabbia e in essa leggere le leggi eterne dell’universo, imparando ogni volta qualcosa di nuovo”. Il raggio di creazione è un diagramma che rappresenta il posto della Terra nell’Universo, ha otto livelli, e ciascuno corrispondente alle leggi delle ottave di Gurdjieff.
Attraverso l’elaborazione della legge delle ottave e del significato dell’enneagramma, Gurdjieff ha offerto ai suoi studenti mezzi alternativi per concettualizzare il mondo e il loro posto in esso.

Scritti

Tre libri di Gurdjieff furono pubblicati in lingua inglese negli Stati Uniti dopo la sua morte: Beelzebub’s Tales to His Grandson pubblicato nel 1950 da EP Dutton & Co. Inc., Meetings with Remarkable Men , pubblicato nel 1963 da EP Dutton & Co. Inc., e Life is Real Only Then, When ‘I Am’, stampato privatamente da EP Dutton & Co. Questa trilogia è il legominismo di Gurdjieff, noto collettivamente come Tutto e tutto . Un legominismo, secondo Gurdjieff, è “uno dei mezzi per trasmettere informazioni su determinati eventi di epoche lontane attraverso gli iniziati”. Fu lui a coniare questo indicando i simboli lasciati nel passato di qualunque tipo: scritto, disegnato, scolpito, anche opere architettoniche, ogni cosa che racchiude una verità cosmica.Un libro dei suoi primi discorsi è stato anche raccolto dalla sua studentessa e segretaria personale, Olga de Hartmann , e pubblicato nel 1973 come Views from the Real World: Early Talks in Moscow, Essentuki, Tiflis, Berlin, London, Paris, New York e Chicago, come ricordano i suoi allievi .

Le opinioni di Gurdjieff furono inizialmente promosse attraverso gli scritti dei suoi allievi. Il più noto e ampiamente letto di questi è Alla ricerca del miracoloso: frammenti di un insegnamento sconosciuto di PD Ouspensky , che è ampiamente considerato come un’introduzione cruciale all’insegnamento. Altri si riferiscono ai libri di Gurdjieff (dettagliati di seguito) come testi primari. Numerosi resoconti aneddotici del tempo trascorso con Gurdjieff furono pubblicati da Charles Stanley Nott , Thomas e Olga de Hartmann , Fritz Peters, René Daumal , John G. Bennett , Maurice Nicoll , Margaret Anderson e Louis Pauwels , tra gli altri.

Libri

Conclusioni

Gli insegnamenti di questo maestro, se compresi nel profondo, possono cambiare davvero la nostra esistenza per il meglio. Gurdjieff era un religioso e credeva in DIO, ma non per questo si accontentava di seguire solamente ciò che gli veniva insegnato, provando a scavare più nel profondo nel suo Spirito. Un’altra grande mente che si è sforzata nel provare ad aiutare gli altri, per “vedere” ciò che “vedeva” lui, e stare “in pace” come lo era lui. Ognuno può scegliere se seguire la corrente, manifestando un’esistenza semi-conscia, o invece cercare di “essere e vivere pienamente”, di evolversi consapevolmente, muoversi verso la capacità di ricevere e generare energie più alte e raffinate. Possiamo quindi svolgere un'”Opera” più alta per le forze primordiali della creazione, dove regna la legge “nulla si crea e nulla si distrugge”. Tutto però si trasforma, niente viene sprecato, ogni cosa (anche noi stessi e i nostri Spiriti) è “cibo” per qualc’altra cosa, anche la più piccola particella viene utilizzata.
Quindi arriviamo alla conclusione che ongi vero insegnamento in realtà è già dentro di noi, dobbiamo solo riscoperto. Non “comprendiamo” perché ci viene solamente spiegato o lo leggiamo, ma in realtà lo sappiamo già nel nostro profondo, e lo verifichiamo con la nostra esperienza.

I poli della nostra identità sono esattamente orientati, dobbiamo però avvicinarci ai concetti che ricerchiamo ed investigare riguardo il ruolo e il compito che riassume il nostro impercettibile passaggio all’interno del Creato. I pensieri relativi alle finalità delle nostre esistenze sono però solitamente deboli, riflessi contenenti sporadici interrogativi che si dissolvono insolubili negli oceani delle nostre complesse quotidianità. Eppure avvicinarsi a queste pratiche, anche ingenuamente, corrisponde comunque ad essere pronti per recepire. Siamo tutti chiamati ad espandere la nostra Anima, ma dovremmo sacrificare il banale, il superfluo, l’inopportuno e soprattutto l’ingiusto.
C’è stato un passato e ci sarà sempre un futuro dove tutto è sembrato e sembrerà incredibilmente più vicino, reale e possibile, dobbiamo solo credere per far ciò che avvenga realmente.

 

Bibliografia

 

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