Parole di sapienza: Lettera di Epicuro sulla felicità

Epicuro (Samo, 10 febbraio 342 a.C. – Atene, 270 a.C.) è stato un filosofo greco, discepolo dello scettico democriteo Nausifane e fondatore di una delle maggiori scuole filosofiche dell’età ellenistica e romana, l’epicureismo.

Una delle sue opere più importanti è la Lettera a Meneceo (detta anche Lettera sulla felicità). L’epistola inizia con l’esortazione a praticare la filosofia, ovvero nell’accrescere costantemente la conoscenza, unica vera fonte della vera felicità e benessere. Successivamente nella missiva Epicuro passa ad analizzare le cause dell’infelicità, e ribadisce le quattro massime che compongono il cosiddetto tetrafarmaco (tetrapharmakos che può essere tradotto con ilquadruplice rimedio“):

  1. Evitare il male causato dal timore gli Dèi.
    Nella religione dell’antica Grecia gli Dei erano concepiti come esseri trascendentali che vivevano in uno stato perpetuo di beatitudine, Entità immortali e completamente invulnerabili. In questa visione essi erano puri modelli per gli esseri umani che dovevano “emulare la felicità degli dei, entro i limiti imposti dalla natura umana”. Questo continuo provare ad eguagliare in terra una irragiungibile perfezione celeste, poteva portare grande squilibrio morale negli uomini, tutti estremanente così lontani dall’essere senza colpe. Questo sicuramente poteva causare grandissima infelicità anche al più grande tra gli uomini, e quindi andava evitato.
    Epicuro suggerisce di rifiutare l’opinione popolare che il volgo (la massa) ha degli Dei, in quanto “presunzione fallace”. Essi sono eterni e Santi, e ciò è possibile perché abitano nell’intermundia (metaksomia), cioè lo spazio tra i mondi reali. Quindi risiedendo in luoghi nettamente separati da quelli occupati dagli uomini, essi non possono (o semplicemente non hanno interesse) ad agire sulle nostre vite con punizioni o benefici.
  2. La morte è nulla per noi.
    Non vi è ragione di temere la morte, poiché nel perdere la vita, scompare anche la capacità di percepire piacere o dolore: “quando noi siamo, la morte non c’è, e quando la morte c’è, allora noi non siamo più”.
  3. Il bene è facile da ottenere.
  4. È facile sopportare il male.

Per spiegare le ultime due massime, che riguardano piacere e dolore, Epicuro deve prima analizzare i diversi tipi di desideri e piaceri. Questi vengono così classificati in questa analisi:

  • desideri naturali, che a loro volta possono essere:
    • necessari, cioè essenziali alla vita dell’uomo, che nascono da un dolore fisico, come bere, mangiare ecc.;
    • non necessari, come per esempio mangiare cibi raffinati o bere quando non si ha sete;
  • desideri vani, cioè quelli superflui, che anche se non saziati non comportano dolore fisico, come la brama di potere, il desiderio di ricchezze e via dicendo.

Si devono quindi assolutamente saziare i desideri naturali necessari, ma bisogna però avere grande moderazione con quelli non necessari ed evitare quelli vani, inquanto inutili e portatori di infelicità.
Solo tenendo presente questa classificazione dei desideri è possibile decidere quali azioni compiere, al fine di sopprimere i turbamenti e perseguire una vita beata.

Epicuro parte dal definire e chiarire la natura dell’uomo, riconoscendo che suo fine e principio è il piacere: il bene consiste nel realizzare questa natura e quindi nel perseguire il piacere. Il piacere, a sua volta, è privazione di dolore: ciò significa che non è possibile aumentarne l’intensità all’infinito, e soprattutto che piacere e dolore sono nettamente opposti. Non tutti i piaceri però devono essere ricercati, ma valutati in base a vantaggi e svantaggi che possono procurare.

Il bene più alto secondo questa dottrina è il sapersi accontentare di quello che si ha (autarkeia da αὐτάρκεια = αὐτός “stesso” e ἀρκέω “bastare”), ovvero l’accontentarsi del poco, così da essere liberi dai bisogni, e quindi dal dolore. Il piacere, in ultima analisi, è infatti “assenza di dolore nel corpo, e assenza di agitazione nell’Anima”. A fondamento della virtù e della felicità c’è allora la saggezza (phronesis), la quale si orienta di norma verso i piaceri essenziali che conducono il saggio epicureo, immune da ogni dolore e turbamento.
Questa condizione è pertanto paragonabile a quella di un Dio:

“[…] vivrai come un Dio fra gli uomini. Poiché in niente è simile a un mortale l’uomo che vive fra beni immortali.”
(Lettera a Meneceo 135)

Il Testo:

Saluti da Epicuro a Meneceo [Menoikos],
nessuno metta da parte l’amore della conoscenza [nota a] quando è giovane, né si stanca di esso quando è vecchio. Perché non è mai troppo presto o troppo tardi per la salute dell’Anima. E l’uomo che sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età per esserlo.
Giovani o vecchi, è necessario amare la conoscenza [filosofia], in modo che nella vecchiaia si possa essere giovani prendendo gioia nelle cose buone che si ricordano, e allo stesso modo nella gioventù si può essere maturi non temendo ciò che dovrà arrivare. Rifletti su ciò che porta felicità, perché se hai questa hai tutto, ma se non ce l’avrai, farai di tutto per raggiungerla.

Fai e pratica, quindi, le cose che ti ho sempre raccomandato, considerandole come una scala verso una vita bellissima.
Innanzitutto, credi che Dio sia un essere Santo [nota b], immortale, come è comunemente ritenuto. Non attribuire a Dio tutto ciò che è incoerente con l’immortalità e la beatitudine; invece, credi in Dio tutto ciò che può supportare l’immortalità e la beatitudine. Gli Dei esistono: la loro conoscenza è evidente a tutti. Eppure non sono come la maggior parte della gente crede; infatti la maggior parte delle persone non è affatto coerente in ciò in cui crede. Non è empio negare gli Dei in cui la maggior parte della gente crede, lo è invece attribuire agli Dei ciò che la maggior parte della gente crede. Le cose che la maggior parte della gente dice riguardo gli Dei si basano su false supposizioni, non su una solida comprensione dei fatti, perché si dice che i beni più grandi e i maggiori guai provengono dagli Dei. Poiché sono comodi con ciò che è meglio a loro stessi, accettano ciò che è simile a loro e considerano estraneo quello che è diverso. [nota c]

Inoltre abituati nel sostenere che la morte non è nulla per noi, perché il bene e il male consistono entrambi in sensazioni, e la morte è la rimozione delle sensazioni. Una corretta comprensione del fatto che la morte non è nulla per noi rende piacevole la mortalità della vita, non perché ti dà una quantità illimitata di tempo, ma perché rimuove il desiderio di immortalità. Non c’è nulla di terrificante nella vita di qualcuno che capisca veramente che non c’è nulla di terrificante in assenza della vita.

Solo uno sciocco dice di temere la morte, in quanto si procura dolore [inutile] prima del tempo, e non perché causerà dolore quando arriverà. In quanto, qualcosa che non crea problemi nel presente, causa solo un dolore senza fondamento quando invece è solamente previsto. Quindi la morte, il più terrificante dei mali, non è nulla per noi, perché finché esistiamo noi, la morte non è presente, e quando essa è presente siamo noi che non esistiamo. Non è nulla per coloro che vivono (poiché per loro non esiste) e non è nulla per coloro che sono morti (dal momento che non esistono più).

La maggior parte delle persone si allontana dalla morte come se fosse il più grande dei mali, o la esalta come una liberazione dai mali della vita. Eppure l’uomo saggio nè disonora la vita (dal momento che non è contro di essa) e nè ha paura di smettere di vivere (dal momento che non considera questo negativo). Proprio come egli non sceglie una grande quantità di cibo, ma il cibo più piacevole, così non gode del tempo più lungo, ma preferisce l’intervallo che porta a lui più gioia. È da sciocchi consigliare a un giovane di vivere bene e a una persona anziana di morire bene, non solo perché la vita comunque deve essere sempre accettata, ma anche perché è proprio comportandosi così che uno vive bene e muore bene. È anche peggio dire che è bello non essere mai nato, oppure:

Essendo nato, per passare il più presto possibile attraverso le porte dell’Ade [della morte/aldilà]. [nota d]

Se crede davvero a quello che dice, perché non si allontana allora dalla vita? Si fa facilmente, se questo è quello che ha veramente deciso. Ma se lo dice tanto per dire, è un’osservazione senza valore per coloro che non la accettano [la vita]. Ricordati che ciò che sarà non è completamente sotto il nostro controllo o completamente fuori dal nostro controllo, in modo che noi non ci aspettiamo completamente che cosa accada, o che non rimaniamo del tutto delusi se un qualcosa non dovesse accadere.

Terzo, tieni presente che alcuni desideri sono naturali mentre altri sono infondati; che tra i desideri naturali alcuni sono naturali e necessari, mentre altri sono soltanto naturali; e che tra i desideri necessari alcuni sono necessari per la felicità, altri per la salute fisica, e altri ancora per la vita stessa. La costante contemplazione di questo ti consente di comprendere tutto ciò che accetti o rifiuti in termini di salute del corpo e serenità dello Spirito, poiché questo è l’obiettivo di una vita completamente felice. Ogni nostra singola azione viene fatta in modo tale da non farci provare in seguito dolore o paura. Non appena otteniamo questo, lo Spirito viene liberato da ogni tempesta, poiché un animale non ha altro bisogno al di fuori di questo, e non deve cercare nient’altro per completare il benessere del corpo e dell’Anima. Quindi abbiamo bisogno del piacere solo quando siamo nel dolore causato dalla sua stessa assenza; ma quando non abbiamo dolore, allora non abbiamo bisogno del piacere.

Questo è il motivo per cui noi diciamo che il piacere è il principio e la fine di una vita completamente felice. In quanto lo riconosciamo come il bene primario ed innato dentro di noi, lo onoriamo in tutto ciò che accettiamo o che rifiutiamo, e lo raggiungiamo se giudichiamo ogni cosa buona in base a come questa cosa ci influenza [nota e]. E poiché questo è il bene primario ed innato, non scegliamo qualunque piacere. Noi invece rinunciamo a molti piaceri quando sappiamo che otterremo ancora di più, di ciò di cui abbiamo bisogno, nel farlo. E consideriamo che alcuni dolori siano migliori di alcuni piaceri, se ci rendiamo conto che, dopo aver sopportato quei dolori, raggiungiamo un piacere maggiore, per un tempo più duraturo. Quindi ogni piacere è una cosa buona perché la sua natura è a noi favorevole, ma non ogni piacere deve essere scelto, proprio come ogni dolore è una cosa cattiva, ma non ogni dolore deve sempre essere evitato. È corretto prendere tutte queste decisioni misurando le cose fianco a fianco e osservandone così sia i vantaggi che gli svantaggi, perché a volte trattiamo il bene come il male e il male come bene.

Quarto, riteniamo che il bastare a se stessi [nota f] sia un grande bene, non in modo che possederemo sempre poche cose, ma nel modo che, se non avremo molto, ci rallegreremo delle poche cose che abbiamo, essendo fermamente convinti che coloro che necessitano di lussi, meno godono del “di più”, e questo perchè tutto ciò che davvero serve è facile da ottenere, mentre tutto ciò che è privo di fondamento [inutile] difficile da ottenere. Così i sapori semplici portano tanto piacere quanto quelli di una dieta raffinata se tutto il dolore del bisogno vero è stato rimosso, e il pane e l’acqua danno il più alto piacere quando si danno a qualcuno nel bisogno. Allenarti a vivere in modo semplice e senza lusso ti porta ad una completa salute, ti dà energie infinite per affrontare le necessità della vita, ti prepara al meglio per il lusso occasionale e ti rende senza paura, indipendentemente dalla tua fortuna nella vita.

Quindi, quando diciamo che il piacere è l’obiettivo, noi non intendiamo quei piaceri delle persone dissolute o il godere dell’ozio, così come viene creduto da coloro che sono ignoranti, che non capiscono o che sono a noi maldisposti, ma l’essere liberi dal dolore fisico e dai disturbi mentali. Perché una vita piacevole non proviene dal bere, far feste senza fine, godendo dei ragazzi e delle donne, e dal consumar pesce e altre prelibatezze in un tavolo stravagante, ma da ragionar moderatamente [essere bilanciati / in equilibrio], ricercando la causa di tutto ciò che accettiamo o rifiutiamo, e allontanando le opinioni che causano il più grande problema nell’Anima.

La saggezza pratica è il fondamento di tutte queste cose ed è il bene più grande. Quindi la saggezza pratica è più preziosa della filosofia ed è la fonte di ogni altra vitrù, insegnandoci che non è possibile vivere gioiosamente senza vivere anche saggiamente, splendidamente [Santamente] e giustamente, né vivere con saggezza, bellezza e giustizia senza vivere gioiosamente. Perché le virtù crescono insieme alla vita piacevole, e la vita piacevole è inseparabile da loro.

In breve, chi tu consideri sia migliore di qualcuno che ha opinioni devote sugli Dei, che è sempre senza paura di fronte alla morte, che ha ragionato in merito allo scopo naturale della vita, e che ha capito che i beni che servono per farti essere appagato sono facili da raggiungere, mentre le cose cattive sono limitate e di breve durata o provocano poco dolore? Qualcuno che ride del destino, che è ritenuto da molti come maestro in tutte le cose? Perchè sostiene che siamo responsabili di ciò che otteniamo, anche se alcune cose accadono a prescindere, alcune per caso, e altre per nostro potere, perché sebbene il destino non sia responsabile, egli vede che la sorte è instabile, mentre le cose che sono in nostro potere nessuno le controlla, così che naturalmente merito e colpa sono inseparabilmente connessi a loro. In effetti vede che sarebbe persino meglio aderire ai miti sugli Dei (in modo che si possa lasciare una certa speranza di ottenere da loro favori [nota g] attraverso l’adorazione) piuttosto che essere soggetti al destino dei fisici [nota h] (poiché in questo modo si trova un’inesorabile necessità). E tale uomo sostiene che il destino non è un dio (come la maggior parte della gente crede) perché un dio non fa nulla di disordinato, e sostiene che il destino non è una causa incerta, perché nulla di buono o di cattivo con rispetto di una vita completamente felice, è dato agli uomini per caso, sebbene è principio di entrambi, grandi beni e grandi mali. E ritiene che sia meglio essere rezionalmente sfortunati che irrazionalmente fortunati, dal momento che è meglio per una bella scelta avere i risultati sbagliati, che per una brutta scelta avere i giusti risultati solo per caso.

Quindi pratica queste e simili cose giorno e notte, da solo e con un amico che la pensa come te, e non sarai mai disturbato se sveglio o se dormi, e vivrai come un Dio tra gli uomini: Poiché in niente è simile a un mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

 

(vedi la comparazione dei testi in Englese e in Greco)


Note:

[nota a] Letteralmente il testo Greco scrive “di filosofare”, ma per filosofia gli scrittori antichi intendono la ricerca della sapienza, ovvero della conoscenza che accresce per mezzo di qualsiasi esperienza (studio, discussioni, esperienze di vita, ecc) in qualsiasi campo possa apportare una crescita nell’essere umano. Non importa quale direzione l’uomo o la donna prendono (teologia, scienza, filosofia, arte, ecc), l’importante è continuare a crescere senza aver paura di sbagliare e rialzandosi sempre quando inevitabilmente su questa strada si inciamperà.

[nota b] Si potrebbe tradurre anche con “Beato

[nota c] Questa è una frase difficile da tradurre. Alcuni traduttori la riferiscono agli “Dei” dalla frase precedente, quindi che gli Dei non interferirebbero nelle vicende umane perché non si preoccupano delle creature mortali “considerate come aliene” che sono così diverse da Loro.
Altri traduttori la intendono riguardo alla “maggior parte delle persone” dalla frase precedente, ovvero con il significato che la maggior parte della gente comune suppone che gli Esseri immortali così diversi da loro debbano voler interferire negli affari umani.

[nota d] “once born make haste to pass the gates of Death” riprende Theognis, 427 (“The best lot of all for man is never to have been born nor seen the beams of the burning Sun; this failing, to pass the gates of Hades as soon as one may, and lie under a goodly heap of earth.”)

[nota e] “in base a come questa cosa ci influenza”: La frase κανόνι τῷ πάθει viene spesso tradotta come “lo standard del sentimento” o “lo standard dell’emozione”, ma tali interpretazioni possono far sembrare che Epicuro sia un emotivo nell’etica, che è lontano dalla verità. Alla radice, la parola greca πάθος significa “che cosa ti è successo” o “ciò che hai vissuto”. Sebbene “lo standard dell’esperienza” sia una possibile traduzione, ciò oscilla nella direzione opposta dell’empirismo. 

[nota f] autarkeia da αὐτάρκεια = αὐτός “stesso” e ἀρκέω “bastare”, ovvero inteso come “il sapersi accontentare di quel che si ha”, o anche ben traducibile come “l’indipendenza dai bisogni” (non necessari).

[nota g] “Ottenere favori” può essere anche tradotto diversamente, ma comunque riferito al compiacerli,  o placarli attraverso le prehiere.

[nota h] Traducibile anche con “uomini di scienza”, ma che si riferisce ai “gentili” ovvero i “non credenti”.

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