Kabbalah (Cabala)

La cabala, cabbala, qabbaláh o kabbalah (in ebraico: קַבָּלָה‎, letteralmente ‘ricevuta’, ‘tradizione’) è l’insieme degli insegnamenti esoterici propri dell’Ebraismo rabbinico, già diffusi a partire dal XII-XIII secolo; in un suo significato più ampio, il termine intende quei movimenti esoterici sorti in ambito ebraico con la fine del periodo del Secondo Tempio.

Un cabalista tradizionale nell’ebraismo viene chiamato Mekubbal (in ebraico: מְקוּבָּל‎).

La definizione di Cabala varia a seconda della relativa tradizione e dei fini di coloro che la seguono, a partire dalla sua origine religiosa come parte integrale dell’Ebraismo, fino ai suoi adattamenti successivi Cristiani, New Age e occultisti. La Cabala ebraica comprende una serie di insegnamenti esoterici che intendono spiegare il rapporto tra un misterioso Ein Sof (infinità) e l’universo mortale e finito (creazione di DIO). Mentre è molto utilizzato da alcune correnti Ebraiche, non è una confessione religiosa in sé. Costituisce le fondamenta di interpretazione religiosa mistica. La Cabala cerca di definire la natura dell’universo e dell’essere umano, la natura e lo scopo dell’esistenza e varie altre questioni ontologiche. Presenta anche metodi per aiutare a comprendere i relativi concetti e raggiungere così una realizzazione spirituale.

La Cabala si sviluppò nell’ambito della tradizione Ebraica ed i cabalisti spesso usano fonti ebraiche classiche per spiegare e dimostrare i suoi insegnamenti esoterici. I seguaci Ebrei di tali insegnamenti sostengono che essa definisca il significato interiore della Bibbia (Tanakh) e della letteratura rabbinica tradizionale nella dimensione trasmessa precedentamente nascosta, come anche l’importanza delle pratiche religiose Ebraiche.

I praticanti tradizionali credono che le prime origini predatino le religioni del mondo, formando un modello primordiale delle filosofie, religioni, scienze, arti e sistemi politici della Creazione. Storicamente, la Cabala emerse, dopo le prime forme di misticismo ebraico, nella Francia meridionale e Spagna dei secoli XII e XIII, venendo reinterpretata durante il rinascimento mistico ebraico del XVI secolo a Safed. Fu resa popolare in forma di ebraismo chassidico dal XVIII secolo in poi.

L’interesse del ventesimo secolo nella Cabala ha ispirato un rinnovamento tra le confessioni religiose e ha contribuito ad una più ampia spiritualità contemporanea tra non ebrei, generando inoltre una fiorente rinascita e importanza storica grazie alla ricerca accademica di recente costituzione.

« Le forme particolari di pensiero simbolico in cui l’assetto fondamentale della Cabala ha trovato la propria espressione, possono rappresentare poco o nulla per noi (sebbene ancor oggi non riusciamo a sfuggire, a volte, alla loro potente attrazione). Ma il tentativo di scoprire la vita che si cela sotto le forme esteriori della realtà e di render visibile quell’abisso in cui la natura simbolica di tutto ciò che esiste si rivela: tale tentativo è importante per noi oggi quanto lo era per gli antichi mistici. Fintanto che la natura e l’essere umano sono concepiti quali Sue creazioni – e tale è la condizione indispensabile di una vita religiosa altamente sviluppata – la ricerca della vita nascosta dell’elemento trascendente in questa creazione formerà sempre una delle preoccupazioni più importanti della mente umana. »
(Gershom Scholem, Major Trends, p. 38)

Tradizione

Secondo la credenza tradizionale, la prima conoscenza cabalistica fu trasmessa oralmente dai patriarchi, dai profeti e dai saggi (in ebraico: חכםḥaḵam sing., ḥaḵamim e/o chakhamim plur.), successivamente “intrecciata” in cultura e scritti religiosi ebraici. Secondo questa visione, la prima Cabala verso il X secolo p.e.v., fu una conoscenza aperta praticata da oltre un milione di persone nell’antico Israele. Conquiste straniere portarono i capi spirituali Ebraici del tempo (il Sinedrio) a nascondere la conoscenza e renderla segreta, temendo che potesse essere usata impropriamente se fosse caduta nelle mani sbagliate. I capi del Sinedrio erano inoltre preoccupati che la pratica della Cabala da parte degli ebrei della diaspora ebraica, senza supervisione e senza la guida dei maestri, potesse condurli a pratiche errate e metodi proibiti. Di conseguenza, la Cabala nell’ambito dell’ebraismo rabbinico divenne segreta, proibita ed esoterica (Torat Ha`Sod תורת הסוד‎) per un millennio e mezzo.

In ebraico Qabbaláh significa «ricevere», ma anche «tradizione» (la parola Ebraica designa anche la ricevuta, ad esempio in una transazione commerciale, e la funzione di ingresso del Sabato, la maggiore festa Ebraica); secondo questi insegnamenti essa rappresenta il livello più elevato e profondo dell’Ebreo poi manifesto nel metodo d’interpretazione esegetico della Torah, definito in ebraico Sod, «segreto». La Cabala, secondo i suoi “cultori”, venne trasmessa da DIO anche ad Adamo e ad Abramo. Il cabalista tradizionale nell’Ebraismo rabbinico viene chiamato Mekubal (in ebraico: מְקוּבָל‎). Le differenti traslitterazioni oggigiorno tendono a denotare tradizioni alternative: la cabala ebraica non va quindi confusa con le cabale di tradizione occidentale, anche se queste sono ad essa direttamente ispirate.

La definizione di Cabala varia a seconda delle tradizioni e fini di coloro che la seguono, dalle sue origini religiose quale parte integrante dell’ebraismo, ai suoi più tardi adattamenti occidentali, New Age e sincretici occultisti. La Cabala è un insieme di insegnamenti esoterici intesi a spiegare il rapporto tra un immutabile, eterno e misterioso Ein Sof (“senza fine”) e l’universo mortale e finito (creazione di DIO). Sebbene sia molto utilizzata da alcune correnti Ebraiche, non è una confessione religiosa in sé e di per sé. Essa costituisce le fondamenta dell’interpretazione religiosa mistica. La Cabala mira a definire la natura dell’Universo e dell’essere umano, la natura e lo scopo dell’esistenza e varie altre questioni ontologiche. Presenta inoltre i metodi per aiutare la comprensione di questi concetti e raggiungere quindi la realizzazione spirituale.

La Cabala in origine si sviluppò interamente all’interno del pensiero Ebraico ed i cabalisti spesso utilizzano fonti Ebraiche classiche per spiegare e dimostrare i suoi insegnamenti esoterici. Questi insegnamenti sono ritenuti, dai praticanti dell’Ebraismo rabbinico, a definire il significato interiore sia del Tanakh che della letteratura rabbinica tradizionale, e la rispettiva dimensione tramandata precedentemente nascosta, nonché a spiegare il significato delle osservanze religiose.

Praticanti tradizionali credono che le sue prime origini precedano le religioni del mondo e formino la struttura primordiale delle filosofie, religioni, scienze, arti e sistemi politici. Storicamente, la Cabala è emersa, dopo le prime forme di misticismo Ebraico, nella Provenza del XII e XIII secolo e in Spagna, venendo reinterpretata nella rinascita mistica ebraica della Palestina ottomana del XVI secolo. Si diffuse insieme all’ebraismo chassidico dal XVIII secolo in poi. L’interesse per la cabala nel Novecento ha ispirato un rinnovamento ebraico intraconfessionale e ha contribuito ad una più ampia spiritualità contemporanea non Ebraica, nonché a coinvolgere la sfera accademica e storica con la recente costituzione di studi ebraici specialistici.

È difficile quindi chiarire con certezza i concetti esatti contenuti nella Cabala Ebraica. Esistono varie scuole di pensiero con prospettive molto diverse, tuttavia sono tutte accettate come corrette. Le autorità halakhiche moderne hanno cercato di restringere il campo di applicazione e la diversità all’interno della Cabala, limitandone lo studio ad alcuni testi, in particolare lo Zohar e gli insegnamenti di Isaac Luria come tramandati tramite Hayim Vital. Ciò nonostante anche tale proposizione fa ben poco per limitare l’ambito di comprensione e di espressione, poiché inclusi in quelle opere sono i commentari degli scritti di Abulafia, lo Sefer Yetzirah, gli scritti albotoniani e il Berit Menuhah, noto agli eletti e che, come ha descritto più recentemente Gershom Scholem, combina il misticismo estatico con quello teosofico. È quindi importante tener in mente, quando si discute di argomenti come le Sefirot e le loro interazioni, che si tratta di concetti altamente “astratti” e che, nella migliore delle ipotesi, possono essere compresi “solo intuitivamente”.

L’attività Cabalistica è stata tenuta nascosta per Secoli, i mistici ritenevano che questa pratica fosse troppo pericolosa da mettere in pratica per le persone comuni. Leggende antiche ci parlano di persone impazzite o persino morte perché impreparate alle forze spirituali liberate.
Se non sei abbastanza puro, o non sei abbastanza modesto, allora DIO potrebbe non eccettarti, quindi DIO potrebbe non lasciarti intraprendere quel Viaggio.

Aspetti del pensiero cabalistico ebraico

La Cabala non si discosta dagli insegnamenti tradizionali Ebraici e dalla pratica della Torah, di cui sarebbe l’espressione “interna” come l’anima in rapporto al corpo e lo studio della Torah rispetto alle Mitzvot: essa è quindi parte integrante della religione Ebraica. Gershom Scholem pur sottolineandone la tipicità Ebraica ha notato gli elementi comuni e le connessioni storiche tra questo misticismo e quello greco e cristiano.

Base del pensiero cabalistico è la Bibbia ebraica o Tanakh (acronimo per “Torah, Profeti, Scritti”). La secolare esegesi ebraica del Tanakh, già contenuta nell’halakháh (Mizvot e presentazione della casistica giuridica), nell’haggadáh (sotto forma narrativa), nei due Talmudím, il babilonese e il gerosolimitano, e nei molti midrashím, ormai da secoli posta l’interpretazione del testo sacro al centro della vita dell’Ebreo
Si fa risalire l’inizio della diffusione della visione cabalistica al libro Zohar (splendore), pubblicato intorno al XIII secolo ma, secondo la tradizione Ebraica, scritto da Rabbi Shimon bar Yohai nel II secolo, o al precedente Sépher Yetziràh (Libro della formazione) attribuito ad Abramo che però è, secondo alcuni, un’opera più esegetica che filosofica; la più importante diffusione del pensiero della Cabala anche tra la gente, sorge con il Chassidismo, inizialmente grazie al Besht.
Nell’ambito dell’era corrente (reputata dall’Ebraismo come “Era Messianica“) la Cabala è facilmente a disposizione di tutto il popolo d’Israele, secondo i Neviim pervaso dallo spirito profetico, come previsto anche nei testi Neviim del canone Ebraico della Torah.

Visione complessiva

Secondo lo Zohar, testo fondamentale del pensiero cabalistico, lo studio della Torah può procedere lungo quattro livelli di interpretazione (esegesi). Tali quattro livelli sono chiamati Pardes dalle rispettive lettere iniziali (PRDS in ebraico: פרדס‎, frutteto).

  • Peshat (פשט: semplice): letterale – interpretazioni letterali del significato.
  • Remez (רמז: allusione): allegorico – significati allegorici per via allusiva.
  • Drash (דרש: esposizione): omiletico – significati rabbinici midrashici, spesso con paragoni immaginativi di parole e/o versi simili.
  • Sod (סוד: segreto): esoterico – significati interiori, esoterici e metafisici, espressi nella Cabala.

La Cabala è considerata dai suoi seguaci come una parte necessaria dello studio della Torah – tale studio biblico (del Tanakh e della letteratura rabbinica) essendo un dovere inerente per gli Ebrei osservanti. La Cabala insegna dottrine che sono accettate da alcuni Ebrei come vero significato dell’Ebraismo, mentre altri Ebrei hanno rifiutato queste dottrine come eretiche ed antitetiche all’Ebraismo stesso. Dopo la Cabala medievale, e specialmente dopo il suo sviluppo e sintesi nel XVI secolo, la cabala sostituì la filosofia Ebraica (hakira) quale Teologia Ebraica tradizionale, sia nei circoli accademici che nell’immaginario popolare. Con l’arrivo del modernismo, tramite l’influenza dell‘haskalah, ciò è cambiato tra le correnti ebraiche non ortodosse, sebbene lo studio accademico e le applicazioni spirituali intraconfessionali del XX secolo (in particolare quelle del neochassidismo) abbiano risvegliato un seguito oltre l’ortodossia.

Gli studiosi dibattono se il termine “cabala” sia nato col filosofo ebreo Solomon ibn Gabirol (1021-1058) o con il cabalista spagnolo del XIII secolo Bahya ben Asher. Mentre altri termini sono stati utilizzati in molti documenti religiosi dal II secolo fino ad oggi, il termine “cabala” è diventato il descrittivo principale delle conoscenze e pratiche esoteriche ebraiche. La letteratura mistica ebraica, che è servita come base per lo sviluppo del pensiero cabalistico, si è sviluppata attraverso una tradizione teologica insita nell’Ebraismo sin dall’antichità, come parte di una più ampia letteratura rabbinica. Il suo sviluppo teorico può essere caratterizzato da scuole alternative e fasi successive. Dopo l’esperienza profetica della Bibbia ebraica (Tanakh), le prime scuole documentate di teoria e metodo specificamente mistici nell’Ebraismo si trovano nel I e II secolo, descritti nei testi delle Heikhalot (“palazzi” superni) e nel primo libro esistente sull’esoterismo ebraico, lo Sefer Yetzirah. Il loro metodo, noto come misticismo Merkabah (contemplazione del “Carro” Divino) durò fino al X secolo, dove è venne sussunto dalla comparsa dottrinale della Kabbalah nel Medioevo nell’Europa sud-occidentale dei secoli XII e XIII. I suoi insegnamenti, incorporati nello Zohar, che divenne il fondamento del successivo misticismo ebraico, venendo reinterpretato nei primi sviluppi moderni della Safed del XVI secolo, in Galilea, mediante il nuovo sistema di Isaac Luria. La Cabala lurianica venne diffusa popolarmente come una mistica sociale per l’intera comunità ebraica in tutto il XVIII secolo tra gli ebrei chassidici dell’Europa orientale, insieme alle sue nuove nozioni di leadership mistica.

Studi storico-accademici del misticismo Ebraico riservano il termine “cabala” a designare le dottrine particolari e distintive che emersero testualmente e furono pienamente espresse nel Medioevo, diversificate dai precedenti concetti e metodi mistici Merkabah. Secondo questa classificazione descrittiva, entrambe le versioni di teoria cabalistica, la zoharica-medievale e la lurianica della prima età moderna, insieme costituiscono la tradizione teosofica della Cabala, mentre la Cabala meditativa-estatica incorpora una tradizione medievale parallela correlata. Una terza tradizione, collegata ma più schivata, tratta delle argomentazioni magiche della Cabala pratica. Lo studioso Moshe Idel, per esempio, scrive che questi tre modelli basilari possono essere individuati come operanti in tutta la storia della mistica ebraica al di là del particolare contesto cabalistico dell’età medievale. tali modelli possono essere facilmente distinti per il loro intento primario rispetto a DIO:

  • La tradizione teosofica della Cabala teorica (fulcro principale dello Zohar e di Luria) cerca di capire e descrivere il regno divino. Quale alternativa alla filosofia Ebraica razionalista, specialmente l’aristotelismo di Maimonide, questa speculazione divenne la componente centrale della Cabala.
  • La tradizione estatica della Cabala meditativa (esemplificata da Abramo Abulafia e Isaac di Acri) cerca di ottenere un’unione mistica con DIO. La “Cabala profetica”, di Abraham Abulafia, ne è un esempio supremo, sebbene marginale nell’evoluzione cabalistica, ed era la sua alternativa al programma della Cabala teosofica.
  • La tradizione magico-teurgica della Cabala pratica (spesso in manoscritti non pubblicati) cerca di alterare sia i reami divini sia il Mondo. Mentre alcune interpretazioni di preghiera vedono come suo ruolo quello di manipolare le forze celesti, la Cabala pratica in realtà coinvolgeva atti di magia bianca ed i cabalisti la riservavano solo a coloro che erano di intenti assolutamente puri. Di conseguenza ha formato una tradizione minore separata della Cabala.

Differenze tra la Cabala ebraica e le altre

Dal Rinascimento in poi i testi cabalistici Ebraici entrarono nella cultura non Ebraica, dove furono studiati e tradotti da Ebraisti cristiani e occultisti ermetici. Le tradizioni sincretiche della Cabala cristiana ed ermetica si svilupparono indipendentemente della Cabala Ebraica, interpretando i testi Ebraici come saggezza antica universale. Entrambe hanno adattato liberamente i concetti Ebraici, scorporandoli dalla loro esegesi Ebraica, in modo da fonderli con altre teologie, tradizioni religiose e associazioni magiche. Col declino della Cabala cristiana nell’Età della Ragione, la Cabala ermetica ha continuato come tradizione centrale sotterranea dell’esoterismo occidentale. Attraverso queste associazioni non ebraiche con il magico, l’alchimia e la divinazione, la Cabala ha acquisito alcune connotazioni popolari occulte vietate all’interno dell’Ebraismo, dove la Cabala pratica teurgica ebraica è una tradizione minore consentita solo ad una ristretta élite. Oggigiorno, molte pubblicazioni sulla Cabala appartengono al New Age non ebraico e alle tradizioni occulte, non dando quindi un quadro preciso della Cabala ebraica. Pubblicazioni accademiche e tradizionali invece traducono e studiano la Cabala ebraica, presentandola ad un più vasto pubblico di lettori.

Origini del misticismo giudaico

Secondo l’interpretazione tradizionale, la Cabala risale all’Eden. È pervenuta da un passato remoto come rivelazione a tzadikim (giusti) eletti, e, per la maggior parte, è stata preservata solo da pochi privilegiati. Il Giudaismo talmudico registra la sua visione del corretto protocollo per insegnare questa saggezza, così come molti dei rispettivi concetti, nel Talmud, Trattato Hagigah, Capitolo 2.

Studi contemporanei asseriscono che varie scuole di esoterismo ebraico nacquero in differenti periodi della storia ebraica, ognuno a riflettere non solo forme precedenti di misticismo, ma anche l’ambiente intellettuale e culturale di quel periodo storico. Risposte a domande di trasmissione, lignaggio, influenza e innovazione variano molto e non possono essere facilmente riassunti.

Origine dei termini

In origine, la conoscenza cabalistica era reputata parte integrante della Torah orale, data da DIO a Mosè su Monte Sinai verso il XIII secolo p.e.v., anche se c’è un’opinione che la Cabala sia iniziata con Adamo. Quando gli Israeliti arrivarono a destinazione e si stabilirono a Canaan, per alcuni secoli la conoscenza esoterica venne conosciuta per il suo aspetto di meditazione pratica, nota come Hitbonenut (in ebraico: התבוננות‎), – l‘Hitbodedut (in ebraico: התבודדות‎) di Rebbe Nachman di Breslov, tradotto con “star solo” o “isolarsi” – o con un termine differente che descrive il fine desiderato di profezia pratica (“NeVu’a” in ebraico: נבואה‎).

Durante il V secolo p.e.v., quando le scritture del Tanakh vennero redatte e canonizzate, e la conoscenza segreta cifrata all’interno dei vari scritti e delle pergamene (“Megilot”), tale conoscenza venne indicata come Ma’aseh Merkavah (in ebraico: מעשה מרכבה‎) e Ma’aseh B’reshit (in ebraico: מעשה בראשית?), rispettivamente “l’atto del Carro” e “l’atto della Creazione”. Il misticismo Merkavah allude alla conoscenza criptata dentro il libro del profeta Ezechiele che descrive la sua visione del “Carro Divino”. Misticismo B’reshit si riferisce al primo capitolo del Libro della Genesi (in ebraico: בראשית‎) nella Torah, che si crede contenga segreti sulla creazione dell’Universo e sulle forze della natura. Questi termini vengono anche citati nel secondo capitolo del trattato talmudico Hagigah.

Elementi mistici della Torah

Secondo i seguaci della Cabala, la sua origine inizia con segreti che DIO rivelò ad Adamo. Letta da successive generazioni di cabalisti, la descrizione Biblica della creazione nel Libro della Genesi svela i misteri circa la divinità stessa, la vera natura di Adamo ed Eva, il Giardino dell’Eden, l’Albero della conoscenza del Bene e del Male e l’Albero della vita, nonché l’interazione di queste entità con il Serpente che porta al disastro quando mangiano il frutto proibito, come riportato in Genesi 3.

La Bibbia offre ampio materiale aggiuntivo di speculazione mitica e mistica. Le visioni del Profeta Ezechiele, in particolare, hanno causato molta speculazione mistica, come anche la visione del Tempio di Isaia (Isaia 6). La visione di Giacobbe che sognò la scala verso il cielo, ha fornito un altro esempio di esperienza esoterica. Gli incontri di Mosè con il Roveto ardente e con DIO sul Monte Sinai, sono evidenze di eventi mistici nella Torah che costituiscono l’origine delle credenze mistiche ebraiche.

Le 72 lettere del Nome di DIO (Shemhamphorasch) che vengono utilizzate nel misticismo Ebraico per scopi di meditazione, derivano dall’espressione verbale Ebraica con cui Mosè parlò in presenza di un angelo, mentre il Mare di Giunco si apriva, permettendo agli ebrei di sfuggire ai loro aggressori che si avvicinavano. Il miracolo dell’Esodo, che portò Mosè a ricevere i Dieci Comandamenti, e l’interpretazione ortodossa dell’accettazione della Torah sul Monte Sinai, ha preceduto la creazione della prima nazione ebraica di circa 300 anni prima di Re Saul.

Dottrine mistiche dell’Era Talmudica

Nei primi mesi del giudaismo rabbinico (primi secoli del primo millennio e.v.), i termini Ma’aseh Bereshit (“Opere della Creazione”) e Ma’aseh Merkabah (“Opere del Trono/Carro Divino”) indicano chiaramente la natura midrashica di queste speculazioni: sono in realtà basate su Genesi 1 e Ezechiele 1:4-28, mentre i nomi Sitrei Torah (aspetti nascosti della Torah) e Razei Torah (i segreti della Torah) indicano il loro carattere di tradizione segreta. Un termine supplementare ha inoltre ampliato la conoscenza esoterica ebraica, cioè Chokmah Nistara (saggezza nascosta).

La dottrina talmudica proibì l’insegnamento pubblico di dottrine esoteriche e ammonì sui relativi pericoli. Nella Mishnah (Hagigah 2:1), i rabbini venivano avvertiti di insegnare le dottrine mistiche della creazione solo ad uno studente alla volta. Per evidenziare il pericolo, in un aneddoto aggadico (“leggendario”), quattro importanti rabbini del periodo della mishnaico (I secolo e.v.) si dice avessero visitato il Frutteto (cioè, il Paradiso, pardes, ebraico: פרדס‎, lett. “frutteto”):

« “Quattro uomini entrarono nel pardes — Ben Azzai, Ben Zoma, Acher (Elisha ben Abuyah), e Rabbi Akiva. Ben Azzai guardò e morì; Ben Zoma guardò e impazzì; Acher distrusse le piante; Akiva entrò in pace e ne uscì in pace.” »

In ragguardevoli letture di questa leggenda, solo Rabbi Akivaa era adatto a gestire lo studio delle dottrine mistiche. I Tosafot, commentari medievali del Talmud, dicono che i quattro saggi “non ascesero letteralmente al luogo, ma sembravano ascendere”. D’altra parte, Rabbi Louis Ginzberg (1873-1953) scrive nella Jewish Encyclopedia (1901–1906), che il trasporto in paradiso “deve essere preso letteralmente e non allegoricamente”. Per un’ulteriore analisi, si veda la voce “I quattro Rabbini nel Pardes”.

Maimonide interpreta pardes come fisica e non come misticismo.

Scuole precabalistiche

I metodi e le dottrine mistiche dei testi degli Hekhalot (“Camere/Palazzi” celesti) e Merkavah (“Carro/Trono” divino), denominati dagli studiosi moderni in base a questi motivi ripetuti, durarono dal I secolo p.e.v. fino al X secolo e.v., prima di lasciare il posto a documentati manoscritti della Cabala. Gli iniziati si diceva “scendessero dal carro”, forse un riferimento all’introspezione del viaggio celeste attraverso i reami spirituali. L’obiettivo finale era quello di arrivare davanti allo stupore del trascendente, piuttosto che alla vicinanza del Divino. Dall’VIII all’XI secolo, i testi Hekhalot e il protocabalistico Sefer Yetzirah (“Libro della Creazione”) si fecero strada negli ambienti ebraici dell’Europa.

Un altro movimento mistico influente separato, poco prima dell’arrivo della teoria cabalistica, è stato quello dei “Chassidei Ashkenaz” (חסידי אשכנז) o pietisti tedeschi medievali nel periodo 1150-1250. Questo movimento etico-ascetico sorse soprattutto presso una sola famiglia di studiosi, la famiglia Kalonymus della Renania francese e tedesca.

Cabala medievale

Studiosi moderni hanno identificato diverse confraternite mistiche attive in Europa a partire dal XII secolo. Alcune, come il “Circolo Iyyun” e la “Circolo Cherubino Unico”, erano veramente esoteriche, la maggioranza però rimanendo in gran parte anonime.

Ci sono stati alcuni Rishonim (“Saggi Anziani”) dell’Ebraismo che sono rinomati per essere stati esperti di Cabala. Uno dei più noti è Nachmanide (detto il Ramban) (1194-1270), il cui commentario alla Torah è considerato esser basato sulla conoscenza cabalistica. Anche Bahya ben Asher (detto il Rabbeinu Behaye) (m. 1340), combinava il commentario della Torah con la Cabala. Un altro era Isacco il Cieco (1160-1235), il maestro di Nachmanide, del quale si afferma abbia scritto la prima opera di Cabala classica, il Bahir (Libro della “Luminosità” ).

Sefer haBahir e un’altra opera, il “Trattato dell’Emanazione Sinistra”, probabilmente composta in Spagna da Isaac ben Isaac ha-Kohen, mise le basi per la composizione del Sefer Zohar (“Libro dello Splendore”), scritto da Moses de León e il suo circolo mistico alla fine del XIII secolo, ma attribuito al saggio talmudista Shimon bar Yohai. Lo Zohar dimostrò d’essere il primo vero scritto cabalistico “popolare”, ed il più influente. Dal XIII secolo in poi, la Cabala iniziò a venir diffusa largamente e si ramificò in molteplici opere letterarie. Gli storici del XIX secolo, per esempio Heinrich Graetz, hanno sostenuto che l’emergere pubblicamente dell’esoterismo ebraico in questo momento coincida e rappresenti una risposta alla crescente influenza della filosofia razionalista di Maimonide e dei suoi seguaci. Gershom Scholem ha cercato di refutare questo punto di vista come parte della sua resistenza al vedere la Cabala come una semplice reazione al razionalismo ebraico medievale. Sostenere un ascendente gnostico deve essere reputato come parte di questa strategia. Più di recente, Moshe Idel e l’ebraista Elliot Wolfson hanno sostenuto autonomamente che l’impatto di Maimonide può essere visto nel passaggio dall’oralità alla scrittura nel XIII secolo. Cioè, i cabalisti si impegnarono a registrare per iscritto molte delle loro tradizioni orali, in parte come risposta al tentativo di Maimonide di spiegare filosoficamente gli antichi argomenti esoterici.

Molti Ebrei ortodossi respingono l’idea che la Cabala abbia subito un notevole sviluppo storico o cambiamenti come sopra descritti. Dopo che la composizione nota col titolo di Zohar fu presentata al pubblico nel XIII secolo, il termine “Cabala” cominciò a riferirsi più specificamente agli insegnamenti derivati e relativi allo Zohar. In un tempo successivo, il termine iniziò ad essere generalmente applicato a insegnamenti zoharici come sviluppati da Isaac Luria (detto l’Arizal). Gli storici generalmente fanno risalire l’inizio della Cabala come sostanziale influenza nel pensiero e pratica ebraici con la pubblicazione dello Zohar e culminante con la diffusione degli insegnamenti dell’Arizal. La maggior parte degli ebrei haredi accettano lo Zohar come rappresentante del Ma`aseh Merkavah e Ma’aseh B`reshit ai quali si fa riferimento nei testi talmudici.

Prima era moderna: Cabala lurianica

Dopo gli sconvolgimenti e le spaccature nel mondo ebraico quale risultato dell’antisemitismo durante il Medioevo, l’Inquisizione spagnola e il trauma nazionale dell’espulsione dalla Spagna nel 1492 (“Decreto di Alhambra“), che posero termine allo sviluppo Ebraico spagnolo, gli Ebrei iniziarono a cercare segni di quando il tanto atteso Messia sarebbe venuto a confortarli nel loro esilio doloroso. Negli anni 1500 la comunità di Safed in Galilea divenne il centro di mistica ebraica, di studi esegetici, giuridici e liturgici. I mistici di Safed reagirono all’espulsione spagnola inserendo un fuoco messianico nella dottrina e pratica cabalistiche. Moses Cordovero e la sua scuola popolarizzò gli insegnamenti dello Zohar, che fino ad allora era stato solo un lavoro limitato a pochi adepti. Le opere profonde di Cordovero diedero una sistematizzazione alla Cabala precedente. Anche l’autore dello Shulkhan Arukh (il “Codice della Legge” della normativa ebraica), Rabbi Yosef Karo (1488-1575), fu uno studioso della Cabala, tenendo un diario mistico personale. Moshe Alshich scrisse un commentario mistico sulla Torah e Shlomo Halevi Alkabetz scrisse commentari cabalistici e poesie esoteriche.

Il messianismo dei mistici di Safed culminò nel mondo ebraico con la più grande trasformazione della Cabala tramite la spiegazione della sua nuova interpretazione da parte di Rabbi Isaac Luria (1534-1572), proposta dai suoi discepoli Hayim Vital e Israel Sarug. Entrambi trascrissero gli insegnamenti di Luria (in forme varianti), provocandone una grande popolarità, con Sarug che diffuse la Cabala lurianica in tutta l’Europa, e Vital che redasse la versione infine diventata canonica. Gli insegnamenti di Luria vennero a rivaleggiare l’influenza dello Zohar e oggigiorno Luria, insieme a Mosè de Leon, rimane il mistico più influente della storia ebraica.

Proibizioni di studio cabalistico

La proibizione di studiare la Cabala fu tolta grazie agli sforzi del cabalista del XVI secolo Abraham Azulai (1570–1643).

“Ho visto scritto che il divieto dall’Alto di astenersi dallo studio allo scoperto della saggezza della verità è stato solo per un periodo limitato, fino alla fine del 1490, ma da allora il divieto è stato tolto e il permesso è stato concesso di studiare lo Zohar . Dal 1540 è stata una grande mitzvah (comandamento) per le masse di studiare in pubblico, vecchi e giovani… e questo perché il Messia arriverà grazie a ciò e non per qualsiasi altra ragione. Pertanto, non dobbiamo essere negligenti.”
—Rabbi Abraham Azulai, Introduzione al libro Ohr HaChama [Luce del Sole]
« Ho trovato scritto che tutto ciò che è stato decretato dall’Alto, che vieta la partecipazione aperta alla Sapienza della Verità [Cabala] era [solo rivolto al] periodo di tempo limitato fino all’anno 5250 (1490 e.v.). Da allora in poi, in quella che viene chiamata l'”Ultima Generazione”, ciò che è stato proibito è [ora] consentito. E il permesso è concesso di occuparsi nello [studio] dello Zohar. E a partire dall’anno 5300 (1540) è estremamente desiderabile che le masse, sia quelle grandi e che le piccole [nella Torah], debbano occuparsi [nello studio della Cabala], come dice il Raya M`hemna [una sezione dello Zohar]. E poiché in questo merito il Re Messia arriverà in futuro — e non per qualsiasi altro merito — non è giusto essere scoraggiati [dallo studio della Cabala]. »

La questione, tuttavia, è se il divieto sia mai esistito in primo luogo. Per quanto riguarda la citazione di Avraham Azulai di cui sopra, ci sono molte versioni in traduzione – eccone un’altra:

« …dall’anno 1540 in poi, i livelli basilari della Cabala devono essere insegnati pubblicamente a tutti, grandi e piccini. Solo attraverso la Cabala potremo eliminare per sempre la guerra, la distruzione, e la crudeltà dell’uomo verso i suoi simili. »

Le frasi riguardanti l’anno 1490 sono mancanti anche dall’edizione Ebraica di Hesed L’Avraham, la fonte primaria da cui citano entrambi. Inoltre, secondo Azulai il divieto fu revocato 30 anni prima della sua nascita, un periodo di tempo che sarebbe coinciso con la pubblicazione da parte di Hayim Vital dell’insegnamento di Isaac Luria. Moshe Isserles interpretò che ci fosse solo una restrizione minore, affermando: “La propria pancia deve essere piena di carne e vino, per discernere tra il proibito e il permesso.” Anche il Gaon di Vilna afferma: “Non c’è mai stato alcun divieto o promulgazione che limiti lo studio della saggezza della Cabala. Chiunque dice che ci sia stato [tale divieto], non ha mai studiato la Cabala, non ha mai visto il Pardes e parla come un ignorante.”

Sefarditi e Mizrahi

La Cabala degli studiosi biblici sefarditi (portoghesi e/o spagnoli) e mizrahi (Medio Oriente, Nordafrica e Caucaso) ha una lunga storia. La Cabala in varie forme è stata ampiamente studiata, commentata e ampliata dagli studiosi nordafricani, turchi, yemeniti e asiatici del XVI secolo in poi. Fiorì tra ebrei sefarditi in Tzfat (Safed), a Israele, anche prima dell’arrivo di Isaac Luria. Yosef Karo, autore dello Shulchan Arukh, faceva parte della scuola cabalista di Tzfat. Shlomo Halevi Alkabetz, autore dell’inno Lekhah Dodi, insegnò lì.

Il suo discepolo Moses Cordovero scrisse il Pardes Rimonim, una esaustiva compilazione di insegnamenti cabalistici su una varietà di argomenti fino al suo tempo. Cordovero diresse inoltre l’Accademia di Tzfat fino alla sua morte, quando Isaac Luria salì alla ribalta. Il discepolo del Rabbi Moses, Eliyahu de Vidas redasse l’opera classica Reishit Chochma, combinando insegnamenti cabalistici e mussar (morali). Anche Hayim Vital studiò sotto Cordovero, ma con l’arrivo di Luria divenne il suo principale discepolo. Vital affermò di essere l’unico autorizzato a trasmettere gli insegnamenti dell’Arizal, sebbene anche altri discepoli pubblicarono libri che presentano gli insegnamenti di Luria.

Cabala tradizionale dell’era moderna

Rabbi Mosè Luzzatto (1707–1746), basato in Italia, fu un precoce studioso del Talmud, che arrivò alla conclusione che ci fosse la necessità di un insegnamento e studio pubblico della Cabala. Stabilì una yeshivah di studi cabalistii e reclutò attivamente gli studenti e, in aggiunta, redasse abbondanti manoscritti in uno stile Ebraico chiaro e avvincente, che si guadagnò l’attenzione sia di ammiratori che di critici rabbinici timorosi del possibile avvento di un altro “potenziale Shabbetai Zevi (falso Messia)”. Fu costretto da questi avversari rabbinici a chiudere la sua scuola, consegnare e distruggere molti dei suoi più preziosi scritti cabalistici inediti, e ad andare in esilio nei Paesi Bassi. Infine si trasferì in Terra d’Israele. Alcune delle sue opere più importanti, come Derekh Hashem, sopravvivono e sono utilizzate come testi di base nel mondo della mistica ebraica.

Rabbi Elijah di Vilna (il Gaon di Vilna) (1720-1797), residente in Lituania, ebbe i suoi insegnamenti codificati e diffusi dai suoi discepoli, tra cui Rabbi Chaim Ickovits che pubblicò l’opera etico-mistica Nefesh HaChaim. Tuttavia, egli era fermamente opposto al nuovo movimento chassidico e aveva messo in guardia contro le loro manifestazioni pubbliche di fervore religioso ispirate dagli insegnamenti mistici del loro rabbini. Sebbene il Gaon non fosse favorevole al movimento chassidico, non vietava però lo studio e l’impegno nella Cabala. Ciò è evidente dai suoi scritti nel Even Shlema: “Colui che è in grado di capire i segreti della Torah e non cerca di capirli sarà giudicato severamente, possa Dio aver misericordia” (Gaon di Vilna, Even Shlema 8:24); “La Redenzione si realizzerà solo attraverso l’apprendimento della Torah, e l’essenza della Redenzione dipende dall’apprendimento della Cabala” (Gaon di Vilna, Even Shlema 11:3).

Ebraismo chassidico

Rabbi Israel ben Eliezer, detto il Baal Shem Tov (1698–1760), fondatore dello chassidismo nella zona dell’Ucraina, diffuse degli insegnamenti basati sulla Cabala lurianica, ma adattati ad uno scopo diverso di immediata percezione psicologica dell’Onnipresenza divina nel mondano. Il fervore emotivo, estatico del primo chassidismo si era sviluppato da precedenti circoli “Nistarim” di attività mistica, ma ora cercavano una rinascita comunitaria della gente comune ridefinendo l’Ebraismo attorno al principio centrale di deveikuth (congiunzione mistica con DIO) per tutti. Questo nuovo approccio trasformò per la prima volta la teoria cabalistica precedentemente esoterica ed elitista, in un movimento popolare di misticismo sociale, con le sue dottrine, i suoi testi classici, i suoi insegnamenti e pratiche. Dal Baal Shem Tov si originarono le vaste correnti di scuole chassidiche, ciascuna con interpretazioni e filosofie diverse. Lo Chassidismo istituì un nuovo concetto di leadership “Tzadik” nel misticismo Ebraico, dove i privilegiati studiosi di testi mistici assumevano ora un ruolo sociale come attuatori ed intercessori della Divinità a favore delle masse. Con il consolidamento del movimento nel XIX secolo, la sua guida divenne dinastica. Tra le scuole chassidiche successive si annoverano:

  • Rebbe Nachman di Breslov (1772–1810), pronipote del Baal Shem Tov, che rivitalizzò e ampliò ulteriormente gli insegnamenti di quest’ultimo, accumulando un seguito di migliaia in Ucraina, Bielorussia, Lituania e Polonia. In un amalgama unico di iniziative chassidiche e mitnagdiche, Rebbe Nachman raccomanda ai suoi discepoli lo studio sia della Cabala e sia della Torah. I suoi insegnamenti differiscono anche dal modo in cui altri gruppi chassidici si sono sviluppati, poiché ha respinto l’idea di dinastie chassidiche ereditarie e ha insegnato che ogni chassid deve “cercare lo tzaddik (‘santo/persona giusta’) “da sé e dentro di sé.”
  • La scuola intellettuale chassidica di Chabad Lubavitch si staccò dall’orientamento di fede emotiva proposta dallo Chassidismo generico e rese la mente il mezzo principale per raggiungere il “cuore interiore”. I suoi testi combinano l’indagine filosofica razionale con spiegazioni della Cabala tramite l’articolazione dell’unità in un’essenza divina comune. In tempi recenti, l’elemento Messianico latente nello Chassidismo è stato messo in grande rilievo dallo Chabad.

Influenze del XX secolo

Il misticismo ebraico ha influenzato il pensiero di alcuni dei più grandi teologi ebrei del XX secolo, al di là di possibili tradizioni cabalistiche o chassidiche. Il primo rabbino capo della Palestina mandataria, Abraham Isaac Kook, era un pensatore mistico che attinse pesantemente da concetti cabalistici nella propria terminologia poetica. I suoi scritti riguardano la fusione delle false divisioni tra sacro e profano, razionale e mistico, giuridico e fantasioso. Gli studenti di Joseph Soloveitchik, figura di spicco dell’Ebraismo ortodosso moderno apprendono l’influenza dei simboli cabalistici grazie alle sue opere filosofiche. Il Neochassidismo, piuttosto che la Cabala, ha formato la filosofia del dialogo di Martin Buber e l’Ebraismo conservatore di Abraham Joshua Heschel. I simboli lurianici di Tzimtzum e Shevirah hanno influenzato i teologi dell’Olocausto.

Concetti

DIO nascosto e rivelato

La natura del Divino spinse i cabalisti ad immaginare due aspetti di DIO: (a) DIO in essenza, assolutamente trascendente, inconoscibile, semplicità divina senza limiti, e (b) DIO nella manifestazione, la persona rivelata di DIO attraverso cui Egli crea e sostiene e si relaziona al genere umano. I cabalisti parlano di (a) come Ein/Ayn Sof (אין סוף “l’infinito/senza fine”, letteralmente “ciò che non ha limiti”). Dell’impersonale Ein Sof nulla può essere afferrato. Tuttavia, il secondo aspetto delle emanazioni divine è accessibile alla percezione umana, interagendo dinamicamente in tutta l’esistenza fisica e spirituale, a rivelare immanentemente il Divino e vincolato alla vita dell’uomo. I cabalisti credono che questi due aspetti non siano in contraddizione, ma si completino a vicenda, con le emanazioni che rivelano il mistero nascosto all’interno della Divinità.

Lo Zohar interpreta le prime parole del Libro della Genesi BeReishit Bara Elohim – In principio Dio creò come “Con il livello di “Reishit-Beginning” l’Ein Sof creò ELOHIM-la manifestazione di DIO nella Creazione:

« All’inizio il Re incise nella purezza superna. Una scintilla di tenebre emerse nel sigillato all’interno del sigillo, dal mistero di Ayn Sof, una nebbia nella materia, impiantata in un anello, non bianco, non nero, non rosso, non giallo, di nessun colore. Quando Egli misurò con lo standard di misura, fece i colori per procurare la luce. Dentro la scintilla, nella parte più interna, emerse una fonte, da cui i colori sono dipinti sotto; è sigillata tra le cose sigillate del mistero di Ayn Sof. Ha penetrato, ma non penetrò la sua aria. Non si sapeva niente fino a quando, dalla pressione della sua penetrazione, un unico punto brillò, sigillato, superno. Oltre questo punto non si sa nulla, quindi si chiama reishit (principio): la prima parola di tutto… »
(Zohar I, 15a)

La struttura delle emanazioni è stato caratterizzato in vari modi: Sefirot (attributi divini) e Partzufim (“facce” divine ), Ohr (luce e flusso spirituale), Nomi di Dio e la Torah superna, Olamot (mondi spirituali), Albero divino e Uomo archetipale, Carro angelico e Palazzi, maschio e femmina, strati investiti di realtà, santa vitalità interiore e gusci esteriori Qelipot, 613 incanalazioni (“membra” del Re) e anime divine dell’uomo. I cabalisti vedono tutti gli aspetti come unificati mediante la loro dipendenza assoluta dalla loro origine nell’Ein Sof.

Le Sefirot ed il Femminile divino

Le Sefirot (termine scritto anche “sephirot” o “sephiroth” – sefirah al singolare) sono le dieci emanazioni e gli attributi di DIO con cui Egli sostiene continuamente l’Universo in esistenza. Lo Zohar e altri testi formativi elaborano il loro emergere dal nascondimento e dal potenziale infinito nell’unità dell’Ein Sof. Cordovero li organizza come una luce versata in dieci vasi (kli) creati. Un confronto del suo conteggio con quello di Luria, li descrive il duplice aspetto razionali ed inconscio della Cabala. Due metafore vengono utilizzate per descrivere le Sefirot, la loro manifestazione teocentrica come Albero della Vita e Albero della conoscenza del bene e del male, e la loro corrispondenza antropocentrica nell’uomo, esemplificato come Adam Kadmon. Questa prospettiva bidirezionale incarna la natura inclusiva ciclica del flusso divino, dove hanno validità le prospettive alternative divine e umane. La metafora centrale dell’uomo permette la comprensione umana delle Sefirot, poiché corrispondono alle facoltà psicologiche dell’anima e incorporano gli aspetti maschili e femminili secondo Genesi 1:27 (“DIO creò l’uomo a sua immagine; a immagine di DIO lo creò; maschio e femmina li creò”). Corrispondente all’ultima sefirah della Creazione è la Shekhinah immanente (Presenza divina femminile). All’inizio del XIV secolo si cominciarono a diffondere le teorie dei Quattro Mondi (in ebraico: עולמותOlamot/Olamos, sing. Olam עולם) del creato: il flusso discendente della Luce divina nella Creazione forma i Quattro Mondi superni – Atziluth (mondo dell’emanazione), Beri’ah (mondo della creazione), Yetzirah (mondo delle forme) e Assiah (mondo della produzione o della fabbricazione), che manifestano la dominanza di successive Sefirot in azione in questo mondo. Si conoscono ora anche come i Cinque Mondi dato che si conta la fase precedente, Adam Kadmon, che viene aggiunta alle quattro categorie, descritte come regni spirituali della Cabala, nella catena discendente dell’Esistenza, della Creazione e dell’atto creativo di DIO: il Seder hishtalshelus (ebraico: סדר השתלשלות) che implica “l’ordine di sviluppo” o “ordine evolutivo” della Creazione Universale, quindi nel significato letterale “il processo di concatenamento”. Gli atti dell’uomo uniscono o dividono gli aspetti celesti maschili e femminili delle Sefirot, e con la loro armonia antropomorfa completano la Creazione. I cinque nomi indicano il variare del tipo di influsso delle Sephiroth – il quinto mondo primordiale, Adam Kadmon, è spesso escluso a causa della sua trascendenza e ci si riferisce quindi solo ai Quattro Mondi successivi. La componente materiale aumenta man mano che ci si allontana dall’Emanatore. Come fondamento spirituale della Creazione, le Sefirot corrispondono ai nomi di DIO nella Bibbia e alla particolare natura di qualsiasi entità.

Le dieci Sefirot quale processo creativo

Secondo la cosmologia lurianica, le Sefirot corrispondono ai vari livelli della creazione (dieci Sefirot in ciascuno dei Quattro Mondi, e quattro mondi all’interno di ognuno dei più grandi quattro mondi, ognuno contenente dieci Sefirot, che a loro volta contengono dieci Sefirot, con un numero infinito di possibilità), e sono emanate dal Creatore allo scopo di creare l’universo. Le Sefirot sono considerate rivelazioni della volontà del Creatore (ratzon), e non devono essere intese come dieci “dèi” differenti, ma come dieci modi diversi in cui il DIO Unico rivela la Sua volontà attraverso le Emanazioni. Non è DIO che cambia, ma la capacità di percepire DIO.

Le dieci Sefirot quale processo etico

La Creazione divina mediante le dieci Sefirot è un processo etico: rappresentano i diversi aspetti della moralità. “Benevolenza amorevole” è una possibile giustificazione morale presente in Chessed e Gevurah è la giustificazione morale di “Giustizia” ed entrambe sono mediate dalla “Misericordia” che è Rachamim. Tuttavia, questi pilastri della morale diventano immorali quando portati agli estremi. Quando Benevolenza diventa estrema può portare alla depravazione sessuale e alla mancanza di Giustizia ai malvagi. Quando la Giustizia diventa estrema, può portare alla tortura e all’assassinio di innocenti e ad ingiusta punizione.

Uomini “giusti” (tzadikim) ascendono a queste qualità etiche delle dieci Sefirot facendo azioni giuste. Se non ci fossero uomini giusti, le benedizioni di DIO verrebbero completamente celate e la creazione cesserebbe di esistere. Mentre le azioni umane reali sono la “Fondazione” (Yesod) di questo Universo (Malchut), tali azioni devono accompagnare l’intenzione consapevole della compassione. Azioni compassionevoli sono spesso impossibili senza la fede (Emunah), il che significa avere fiducia che DIO sostiene sempre le azioni compassionevoli, anche quando Egli sembra nascosto. In definitiva, è necessario mostrare compassione anche verso se stessi per poter condividere la compassione verso gli altri. Questo godimento “egoistico” della benedizione di DIO, ma solo al fine di spingere se stessi ad aiutare gli altri, è un aspetto importante della “Restrizione” e nella Cabala è considerato una sorta di “giusto mezzo”, corrispondente alla Sefirah di Bellezza (Tiferet) facente parte della “Colonna Centrale”.

Moses Cordovero nel suo Tomer Devorah (La Palma di Deborah) presenta un insegnamento etico dell’Ebraismo nel contesto cabalistico delle dieci Sefirot. Tomer Devorah è diventato anche un testo fondamentale della letteratura mussar.

Emanazioni e discesa nei mondi spirituali

I cabalisti medievali credevano che tutte le cose fossero collegate a Dio attraverso queste emanazioni, rendendo tutti i livelli della creazione parte di una grande scala naturae, gradualmente discendente. Tramite questa, qualsiasi creazione più in basso rispecchia le sue caratteristiche particolari dalla Divinità Superna.

Il pensiero chassidico estende l’immanenza divina della Cabala ritenendo che Dio sia tutto ciò che esiste realmente, con tutto il resto completamente indifferenziato dalla prospettiva divina. Questo punto di vista può essere definito come panenteismo monistico. Secondo questa filosofia, l’esistenza di Dio è superiore a qualsiasi cosa che questo mondo possa esprimere, pur tuttavia comprende tutte le cose di questo mondo nella Sua realtà divina in perfetta unità, cosicché la Creazione non ha effettuato nessun cambiamento in Lui. Questo paradosso è trattato a lungo nei testi Chabad

Origine del male

Tra i problemi considerati nella Cabala Ebraica vi è la questione teologica della natura e origine del male. Secondo le opinioni di alcuni cabalisti tale questione viene a considerare il ‘male’ come una ‘qualità di DIO’, affermando che nella essenza dell’Assoluto entra la negatività. In questa ottica si concepisce che l’Assoluto abbia bisogno del male per ‘essere quello che è’, cioè, esistere. Testi fondamentali del cabalismo medievale concepivano il male come un parallelo demoniaco del sacro, chiamato Sitra Achra (l'”altro lato”), e i Qelipot/Qliphoth (“Gusci”) che coprono e nascondono il sacro, si nutrono di esso, ma lo proteggono anche limitandone la rivelazione. Scholem ha definito questo elemento della Cabala spagnola un motivo “gnostico Ebraico”, nel senso di duplici poteri nel reame divino della manifestazione. Come concetto basilare, la radice del male si trova all’interno delle 10 Sefirot sante, a causa di uno squilibrio di Ghevurah, il potere della “Forza/Giustizia/Rigore”.

Gevurah è necessaria affinché la Creazione esista, in quanto si contrappone a Chesed (“benevolenza”), costringendo l’illimitata bontà divina all’interno di vasi adatti, in modo da formare i Mondi. Tuttavia, se l’uomo pecca (attualizzando un giudizio impuro nella sua anima), il Giudizio superno è reciprocamente potenziato al di sopra della Bontà, introducendo disarmonia tra le Sefirot nel reame divino e l’esilio da Dio in tutta la creazione. Il reame demoniaco, sebbene illusorio nella sua origine santa, diventa il vero regno apparente di impurità nella Creazione inferiore.

Ruolo umano

La dottrina cabalistica dà all’uomo un ruolo centrale nella Creazione, poiché la sua anima e il suo corpo corrispondono alle superne manifestazioni divine. Nella Cabala cristiana questo schema è stato universalizzato per descrivere harmonia mundi, l’armonia della Creazione all’interno dell’uomo. Nell’Ebraismo, ha dato una profonda ispirazione alla pratica e osservanza ebraiche. Sebbene il sistema cabalistico abbia dato uno sviluppo radicalmente innovativo, anche se concettualmente continuo, alle nozioni rabbiniche tradizionali midrashiche e talmudiche, il pensiero cabalistico sottolinea e rinvigorisce l’osservanza ebraica conservatrice. Gli insegnamenti esoterici della Cabala danno un ruolo centrale ai tradizionali precetti mitzvot nella creazione spirituale, anche qualora il praticante sia erudito in tale conoscenza o meno. L’accompagnamento dell’osservanza normativa e del culto con speciali intenzioni mistiche kavanot hanno assegnato loro poteri teurgici ma il rispetto sincero da parte della gente comune, in particolare nella diffusione popolare della Cabala effettuata dall’ebraismo chassidico, può sostituire le abilità esoteriche. Molti cabalisti sono stati anche esponenti giuridici dell’Ebraismo, si vedano per esempio Nachmanide e Joseph Karo.

La Cabala medievale elabora motivi particolari per ogni mitzvah biblica, e il loro ruolo nell’armonizzare il superno flusso divino, unendo nell’Alto forze maschili e femminili. Con ciò, la presenza divina femminile in questo mondo è ritratta dall’esilio verso il Santo Altissimo. Le 613 mitzvot sono incorporate negli organi e nell’anima dell’uomo. La Cabala lurianica integra questo nel sistema più inclusivo della rettifica messianica della divinità esiliata. Il misticismo ebraico, a differenza delle ragioni umane razionaliste di trascendenza divina per l’osservanza ebraica, ha dato un significato cosmico divino immanente e provvidenziale agli avvenimenti quotidiani della vita mondana dell’uomo in generale, e al ruolo spirituale di osservanza ebraica in particolare.

Livelli dell’anima

La Cabala postula che l’anima umana abbia tre elementi: nefesh, ru`ach e neshamah. Nefesh si trova in tutti gli esseri umani ed entra nel corpo fisico al momento della nascita. È la fonte della propria natura fisica e psicologica. Le altre due parti dell’anima non vengono impiantate al momento della nascita, ma possono essere sviluppate nel tempo: il loro sviluppo dipende dalle azioni e convinzioni della persona. Si dice che esistano pienamente solo nelle persone rivitalizzate spiritualmente. Un modo comune di spiegare le tre parti dell’anima è il seguente:

  • Nefesh (נפש): la parte inferiore, o “parte animale”, dell’anima. È connessa con gli istinti e con i desideri corporali. Questa parte dell’anima viene data alla nascita.
  • Ruach (רוח): l’anima mediana, lo “spirito”. Contiene le virtù morali e l’abilità di distinguere tra bene e male.
  • Neshamah (נשמה): l’anima superiore, o “anima superna”. Questa separa l’uomo da tutte le altre forme di vita. È correlata all’intelletto e permette all’uomo di godere dell’aldilà. Permette di avere una certa consapevolezza dell’esistenza e presenza di Dio.

Il Raaya Meheimna, una sezione di insegnamenti affini diffusi in tutta l’opera dello Zohar, discute la quarta e quinta parte dell’anima umana, la chayyah e yehidah (per la prima volta citata nel Midrash Rabbah). Gershom Scholem scrive che questi “si considerava rappresentassero i livelli più sublimi della conoscenza intuitiva, e fossero alla portata di pochi individui scelti”. Il Chayyah e lo Yechidah non entrano nel corpo come gli altri tre – quindi ricevono meno attenzione nelle altre sezioni dello Zohar.

  • Chayyah (חיה): la parte dell’anima che permette di acquisire consapevolezza della forza vitale divina.
  • Yehidah (יחידה): il piano più alto dell’anima, dove si può raggiungere l’unica unione possibile con Dio.

Sia le opere rabbiniche che quelle cabalistiche ipotizzano che ci siano alcuni altri stati temporanei dell’anima, che le persone possono sviluppare in certe occasioni. Queste ulteriori anime, o stati ulteriori dell’anima, non hanno alcun ruolo in schemi di vita ultraterrena, ma sono menzionati per completezza:

  • Ruach haQodesh (רוח הקודש) (“Spirito di Santità” o Spirito Santo): uno stato dell’anima che rende possibile la profezia. Dopo la fine dell’età della profezia classica, nessuno (fuori di Israele) riceve più l’anima di profezia.
  • Neshamah Yeseira: l'”anima supplementare”, che l’ebreo può percepire e comprendere durante lo Shabbat. Rende possibile un godimento spirituale migliore di tale giorno santo. Infatti esiste solo quando sta osservando lo Shabbat, ma può essere perso e/o guadagnato a seconda della propria osservanza.
  • Neshamah Kedosha: dato agli ebrei all’età della maturità (13 anni per i ragazzi, 12 per le ragazze) ed è relativo allo studio e alla realizzazione dei comandamenti biblici. Esiste solo quando si studia e si segue la Torah, ma può essere perso e/o guadagnato a seconda del proprio impegno e della rispettiva osservanza.

Reincarnazione: Gigul

La reincarnazione, la trasmigrazione dell’anima dopo la morte, è stata introdotta nell’Ebraismo come principio esoterico centrale della Cabala dal Medioevo in poi, ed era chiamata Gilgul neshamot (“Cicli dell’anima”). Il concetto non compare apertamente nella Bibbia o nella letteratura rabbinica classica, e fu respinta da vari filosofi ebrei medievali. Tuttavia, i cabalisti spiegano un certo numero di passi delle Scritture con riferimento ai Gilgulim. Il concetto è diventato centrale per la Cabala successiva di Isaac Luria, che la sistematizzò come parallelo personale al processo cosmico di rettifica (Tohu e Tikun). Mediante la Cabala lurianica e l’Ebraismo chassidico, la reincarnazione è entrata nella cultura ebraica popolare come motivo letterario.

Tzimtzum, Shevirah e Tiqqun

Dopo la pubblicazione dello Zohar alla fine del XIII secolo, si è cercato di interpretare e sistematizzare le dottrine nell’ambito del suo immaginario. Ciò è culminato nelle successive esposizioni complete di Cordovero e di Luria nella Safed del XVI secolo. Sebbene Cordovero organizzasse la Cabala medievale in uno schema lineare influenzato razionalmente, ciò venne successivamente sostituito dallo schema mitologico dinamico di Isaac Luria, redatto da Hayim Vital e dagli altri suoi discepoli. La teosofia lurianica divenne il fondamento della Cabala moderna, incorporando la teosofia medievale nella sua esegesi più ampia. Le dottrine lurianiche sovrarazionali di Tzimtzum, Shevirat HaKeilim e Tiqqun riorganizzarono il cabalismo concentrandosi sulla crisi-catarsi dell’esilio divino e della redenzione, spiegando il messianismo ebraico della Cabala.

Tzimtzum (Costrizione/Concentrazione) è l’atto cosmico primordiale in cui Dio ha “contratto” la Sua luce infinita, lasciando un “vuoto” in cui è stata versata la luce dell’esistenza. Questo ha permesso l’emergere dell’esistenza indipendente, non annullata dalla Luce Infinita incontaminata, conciliando l’unità dell’Ein Sof con la pluralità della creazione. Ciò ha cambiato il primo atto creativo in uno di recesso/esilio, l’antitesi della Divina Volontà ultima. In contrasto, una nuova emanazione dopo il Tzimtzum ha brillato nel vuoto per iniziare la creazione, ma ha portato ad una instabilità iniziale chiamata Tohu (Caos), provocando una nuova crisi di Shevirah (Frantumazione) dei vasi delle Sefirot.[95] I frammenti dei vasi frantumati caddero nei regni inferiori, animati dai resti della loro luce divina e provocando l’esilio primordiale della Divina Persona prima della creazione dell’uomo. L’esilio e l’investitura del divino nei reami inferiori durante tutta l’esistenza richiede all’uomo di completare il processo di Tiqqun ‘Olam (“Rettifica”). La Rettifica Superna corrisponde alla riorganizzazione delle Sefirot indipendenti nei relativi Partzufim (Espressioni Divine), precedentemente citati obliquamente dallo Zohar. Dalla catastrofe deriva la possibilità della Creazione consapevole di se stessa, come anche il i Qelipot (gusci impuri) della precedente Cabala medievale. L’antropomorfismo metaforico dei Partzufim accentua le unificazioni metaforiche del processo redentivo, mentre la reincarnazione Gilgul emerge dallo schema. Il lurianismo, esclusivamente, fornisce ad un precedente misticismo privato l’urgenza di un coinvolgimento sociale messianico.

Secondo le interpretazioni di Luria, la catastrofe deriva dalla “mancanza di volontà” dell’impronta residua dopo lo Tzimtzum di relazionarsi con la nuova vitalità che ha iniziato la creazione. Il processo fu organizzato per armonizzare l’Infinità Divina con il potenziale latente del male. La creazione di Adamo avrebbe redento l’esistenza, ma il suo peccato causò nuova shevirah di vitalità divina, necessitando quindi il Dono della Torah per iniziare la rettifica messianica. La storia e l’individuo diventano quindi la narrazione del risanamento delle scintille divine in esilio.

Misticismo linguistico dell’Ebraico

Il pensiero cabalistico amplificò le nozioni bibliche e midrashiche secondo cui DIO ha attuato la Creazione mediante la lingua ebraica e tramite la Torah, in un misticismo linguistico completo. In ciò, ogni lettera ebraica, parola, numero, anche accento sulle parole della Bibbia ebraica contiene significati esoterici, che descrivono le dimensioni spirituali all’interno di idee exoteriche, e insegna i metodi ermeneutici di interpretazione per accertare questi significati. I Nomi di DIO nella Bibbia hanno ulteriore risalto, sebbene la fluidità del significato trasformi l’intera Torah in un nome divino. Come il nome ebraico delle cose è il canale della loro forza vitale, parallela alle Sefirot, così concetti come “santità” e “mitzvot” incarnano l’immanenza divina ontologica, poiché Dio può essere conosciuto in manifestazione così come in trascendenza. Il potenziale infinito del significato della Torah, come dell’Ein Sof, si riflette nel simbolo dei due alberi del Giardino dell’Eden: la Torah della Albero della Conoscenza è la Torah halakhica esterna, attraverso cui i mistici possono percepire la Torah illimitata dell’Albero della Vita. Nell’espressione lurianica, ciascuna delle 600000 anime di Israele trovano la loro propria interpretazione nella Torah:

« I mietitori del Campo sono i Compagni, maestri di questa sapienza, perché Malkhut viene chiamato il Campo delle Mele, e cresce germogli di segreti e nuovi significati di Torah. Coloro che creano costantemente nuove interpretazioni di Torah sono quelli che La raccolgono. »

Già nel I secolo e.v. gli ebrei credevano che la Torah (i primi cinque libri della Bibbia ebraica, il Pentateuco) e i testi canonici più estesi contenessero messaggi codificati e significati nascosti. La Ghematria è uno dei metodi per scoprire tali significati nascosti. Ogni lettera in ebraico rappresenta anche un numero; l’ebraico, a differenza di molte altre lingue, non ha mai sviluppato un alfabeto numerico separato. Convertendo le lettere in numeri, i cabalisti sono stati in grado di trovare un significato nascosto in ogni parola. Questo metodo di interpretazione è stato utilizzato estensivamente da varie scuole.

Esempi ed interpretazioni

Gli esegeti ebrei, abituati a permutare le lettere del Tanakh, possono quindi avere la possibilità di scoprire significati reconditi e più profondi.

  • La permutazione numerica è un metodo della ghimatréyah o ghematriah: ogni lettera dell’alfabeto ebraico indica un numero o più, dunque ciascuna parola della Bibbia ha un proprio valore numerico, somma dei valori numerici delle lettere che la compongono.
  • Una parola si può confrontare con un’altra dello stesso valore numerico (cfr. anche Siddur).
  • L'”arte” del notariqón permette di scoprire parole nascoste dentro altre parole.
  • L’atbash consiste nello scambio alfabetico, ad esempio la prima lettera dell’alfabeto con l’ultima, la seconda con la penultima, ecc.
Alcuni esempi
  • 1) EChaD in ebraico significa “unità/Uno” ed è uguale a 13 (A = 1 + Ch = 8 + D = 4).
Anche la parola “Amore”, Ahavah ha lo stesso numero (A=1, H=5, V=2, H=5).
In questa maniera come in un’equazione si può dire che:
AChaD = AHVH
  • 2) La parola ebraica “tseraf” risulta dalla trasmutazione secondo l’interscambio delle lettere dell’alfabeto (questo è un metodo ulteriore).

Testi primari

Come il resto della letteratura rabbinica, i testi della Cabala una volta facevano parte di una tradizione orale continuativa, sebbene nel corso dei secoli gran parte di tale tradizione orale sia stata messa per iscritto.

Forme ebraiche di esoterismo esistevano più di 2000 anni fa. Ben Sira (nato veso il 170 p.e.v.) mette in guardia contro tali forme, dicendo: “Tu non devi occuparti delle cose misteriose.” Ciò nonostante furono intrapresi studi mistici che hanno generato una letteratura mistica, tra cui la prima è la letteratura apocalittica degli ultimi due secoli precristiani, che contenevano elementi poi trasposti nella Cabala successiva.

Nel corso dei secoli successivi, molti testi furono prodotti, tra i quali le antiche descrizioni dello Sefer Yetzirah, la letteratura mistica ascensionale degli Heikhalot, il Bahir, lo Sefer Raziel HaMalakh e lo Zohar, il testo principale dell’esegesi cabalistica. Commentari biblici mistici classici sono inclusi nelle versioni più complete del Mikraot Gedolot (commentatori principali). La sistematizzazione cordoveriana è presentata nel suo Pardes Rimonim, l’articolazione filosofica nelle opere del Maharal, e la “rettificazione” luriana nel rispettivo Etz Chayim. Una interpretazione successiva della Cabala lurianica venne fatta negli scritti di Shalom Sharabi, in Nefesh HaChaim e nel XX secolo da Yehuda Ashlag. Lo Chassidismo ha interpretato le strutture cabalistiche secondo la loro corrispondenza nella percezione interiore. Lo sviluppo chassidico della Cabala incorpora una fase susseguente del misticismo ebraico dalla metafisica cabalistica storica.

Esegeti

I primi storici accademici moderni dell’Ebraismo, la scuola “Wissenschaft des JudentumsXIX secolo, lo strutturò solo nei in termini razionali della Haskalah emancipatrice nello spirito del loro tempo. Si opponevano alla Cabala e limitavano il suo significato nell’ambito della storiografia ebraica. Nella metà del XX secolo, fu lasciato a Gershom Scholem il compito di ribaltare la loro posizione, istituendo un’attuale e fiorente indagine accademica della mistica ebraica, e rendendo i testi cabalistici e chassidici oggetto di profondo studio critico-storico. Secondo l’opinione di Scholem, i componenti mitici e mistici dell’Ebraismo sono almeno tanto importanti quanto quelli razionali, e reputa questi, piuttosto che l’Halakhah exoterica, siano la corrente viva dello sviluppo storico ebraico.

L’Università Ebraica di Gerusalemme è stato uno dei fulcri di tale ricerca, con Scholem e Isaiah Tishby, e più recentemente Joseph Dan, Yehuda Liebes, Rachel Elior e Moshe Idel. Studiosi che spaziano le varie ere dell’misticismo ebraico in America e Gran Bretagna includono Arthur Green, Lawrence Fine, Elliot Wolfson, Daniel Matt e Ada Rapoport-Albert; in Italia si annoverano Abramo Alberto Piattelli, Giulio Busi e Betty Galanti.

Gli studiosi della generazione corrente hanno riesaminato le prime teorie, tra cui quelle di Scholem, specialmente su questioni come il misticismo Heikhalot e lo “gnosticismo” ebraico, le origini della Cabala e le fonti dello Chassidismo. Moshe Idel ha aperto la ricerca sulla Cabala estatica lungo le linee del teosofico e ha stimolato nuovi approcci multidisciplinari, al di là del filologico e dello storico fino ad ora dominanti, esortando ad includere studi di fenomenologia, psicologia, antropologia e studi comparativi.

Asserzioni di autorità

Gli storici hanno notato che la maggior parte delle asserzioni d’autorità sulla Cabala comportano un’argomentazione circa l’antichità della sua autorità. Come risultato, in pratica tutte le prime opere fondamentali affermano pseudepigraficamente un’antica paternità, o sono loro attribuite. Ad esempio, Sefer Raziel HaMalakh, un testo astromagico in parte basato su un manuale magico della tarda antichità – Sefer ha-Razim – è stato trasmesso, secondo i cabalisti, dall’angelo Raziel ad Adamo dopo essere stato cacciato dall’Eden.

Un altro testo famoso, il primo Sefer Yetzirah presumibilmente risalirebbe al patriarca Abramo. Questa tendenza verso la pseudoepigrafia ha le sue radici nella letteratura apocalittica, che sostiene che la conoscenza esoterica come la magia, la divinazione e l’astrologia sia stata trasmessa agli esseri umani in un passato mitico dai due angeli, Aza e Azaz’el (in altri testi, Azaz’el e Uzaz’el), che caddero dal cielo (cfr. Genesi 6:4).

La Cabala nella letteratura contemporanea

Il romanzo Il Golem (1915) di Gustav Meyrink contiene numerosi riferimenti a tradizioni cabalistiche, in particolare al mito della creazione di un essere d’argilla (come fece DIO con Adamo) al quale, secondo una leggenda risalente al Medioevo, può essere conferita la vita scrivendogli sulla fronte la parola ebraica emeth (verità), mentre per toglierli la vita è sufficiente cancellare la e iniziale, in modo che rimanga meth (morte). Giungiamo in questo modo ai nostri giorni e alla diffusione di questa dimensione magica a livello della cultura popolare per effetto della musica rock che tanto ha celebrato Aleister Crowley, ultimo esponente della tradizione della Golden Dawn, che ha pubblicato tutti i rituali di questo ordine e che ha dato un’interpretazione della Cabala così libera e potente da costringere i maestri della dottrina ebraica (come nel caso di Gershom Scholem) a dover fuoriuscire dal loro perimetro interno e spiegare il punto di vista ebraico su cosa debba intendersi per קבלה rivelando una tensione tra la Cabala come corrente esoterica del pensiero e del misticismo ebraico ed una Cabala moderna, secolarizzata, come quella che proviene dalla controtradizione della Golden Dawn. Da qui in avanti i riferimenti diventano interminabili. Anche la favola I Tarocchi degli Gnomi (1990) di Giordano Berti si ispira alla Cabala: i nomi delle ventidue lettere ebraiche sono distorti in modo da formare i nomi di altrettanti personaggi, mentre le 10 sephiroth sono i luoghi in cui si svolge la vicenda. In pratica, sotto il velo di un racconto per l’infanzia si nasconde un vero e proprio percorso iniziatico lungo l’Albero della Kabala.

Il racconto sette lunedì contenuto nella raccolta La prima indagine di Montalbano, scritta da Andrea Camilleri ha come motivo portante della storia l’interpretazione distorta (dalla follia) della cabala da parte di uno dei personaggi. In particolare tale personaggio distorce l’interpretazione della cabala di Mosè Cordovero e Isaac Luria.

Il romanzo Pendolo di Foucault di Umberto Eco utilizza, come artificio narrativo, la simbologia cabalistica e alchemica; curiosità: il nome attribuito al computer che custodisce “il Piano” è Abulafia. Il romanzo Il Cabalista di Lisbona (1998) di Richard Zimler contiene numerosi riferimenti a tradizioni cabalistiche.

La trama della serie animata giapponese Neon Genesis Evangelion fonde diversi elementi di escatologia e misticismo appartenenti alla cabala ebraica, e si basa in genere su quest’ultima; in particolare, nella sigla di apertura compare lo schema dell’Albero della vita e un testo con una callagrafia simile al Sefer Raziel HaMalakh. I mecha della serie inoltre, gli Evangelion, sembrano essere collegati alla figura del Golem.

Teorie storico-fenomenologiche sulla Cabala in Occidente

BRASHITH. In principio era Ein Sof, il Divino, l’autoesistente infinito principio, senza somiglianza o riflesso, l’incomprensibile, l’Uno inconoscibile, il beato e unico Sovrano, il Re dei Re e Signore dei Signori. Che da solo possiede l’immortalità, che abita nella Luce che nessun uomo può avvicinare, che nessun uomo ha mai visto né può vedere, davanti al Quale il grande arcangelo con il volto sotto le ali si piega in segno di umile riverenza e adorazione, gridando: «Santo! Santo! Santo! Che era, è e più sempre sarà.»L’inizio era iniziato. Il suo grande pendolo, le cui battute sono i secoli, cominciò a vibrare. L’era della creazione o manifestazione era finalmente arrivata. Il nekuda reshima, punto primordiale o nucleo primario, apparve. Da esso emanava e si espandeva la sostanza vitale, l’etere fosforescente illimitato, della natura della luce, informe, incolore, non essendo né nera né verde né rossa. In essa, latente ma potenzialmente come in un immane grembo, si gettavano le miriadi di prototipi e le innumerevoli forme di tutte le cose create ancora impercettibili, indistinguibili. Con l’azione segreta e silenziosa della volontà divina, da questo punto luminoso primordiale irradiò la vivificante scintilla essenziale che, pervadendo e operando nel grande oceano enterico delle forme, è diventata l’anima dell’universo, la fonte e l’origine di tutta la vita mondana e il moto e l’esistenza terrestre, e nella sua natura ed essenza e funzione segreta rimane ineffabile, incomprensibile e indefinibile. È stata concepita come Logos divino, la Parola, e chiamata Brashith, poiché essa stessa era in principio presso Dio.
Zohar, Sez. I, 15a, p. 85

La Tradizione della Qabbalah riverbera nel genere letterario dell’apocalittica. Prima di giungere in età neo-testamentaria e trovare il famoso Libro dell’Apocalisse (che chiude la Bibbia nella forma in cui la conoscono i moderni), si dovranno ricordare testi fondamentali di questa tradizione tra cui i libri apocrifi (non inclusi nel canone biblico) di Enoch e il canonico Libro del profeta Ezechiele (il cui primo capitolo è la base della dottrina della Merkavah), scritto al tempo dell’uscita dalla cattività in Babilonia e la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme.

Gli scavi archeologici di Qumran e Nag Hammâdi hanno rivelato quanto fosse viva questa tradizione e quanti altri scritti l’abbiano arricchita prima di svanire con la distruzione del secondo Tempio e la Diaspora. Nel Medioevo, questa tradizione tornò visibile mediante la pubblicazione (soprattutto in Spagna, ad opera degli Ebrei Sefarditi) di scritti come il Bahir (Libro della Chiarezza) e lo Zohar (Libro dello Splendore), che furono le basi della penetrazione della Qabbalah nel pensiero occidentale. Tuttavia, l’espulsione degli ebrei dalla Spagna ad opera di re Ferdinando il Cattolico eclissò nuovamente questa tradizione, che riparò a Saféd, in Galilea. Qui attecchirono nuove importantissime opere, tra le quali svetta Etz Chaim “L’Albero della Vita”, in cui sono riportati gli insegnamenti di Isaac Luria, che aprì la Qabbalah al pensiero moderno.[121]

Dagli insegnamenti di Isaac Luria derivò la dottrina di Nathan di Gaza, che individuò in Shabbatai Tzevi, un ebreo di Izmir, il nuovo Messia che avrebbe dovuto riportare gli ebrei della diaspora in Israele. Su questa operazione investirono ingenti risorse molti ebrei europei, soprattutto i banchieri d’Olanda e Germania; tuttavia non andò a buon fine e, addirittura, Shabbetai Tzevi si convertì all’Islam. Questo paradosso fu accolto come necessità di comprendere la Diaspora. La conversione forzata al cattolicesimo che avevano dovuto subire gli ebrei d’Europa si apriva adesso anche all’Islam (trovando nella dottrina Sufi l’equivalente analogo della Qabbalah).

In ogni caso, la dottrina di Isaac Luria (che contiene elementi di interpretazione della trasmigrazione delle anime e del significato profondo della vita), venne importata in Europa – soprattutto da Jakob Frank – e in Germania, dove divenne riferimento dottrinale di alcuni ambienti massonici presso i quali l’Ordine degli Illuminati aveva influenza. Soprattutto a questa connessione si deve il distacco di alcune ruote massoniche dall’alveo tradizionale occidentale del cristianesimo esoterico per entrare nella dimensione pienamente cabalistica.[121]

Per via dei contatti tra ambienti tedeschi e inglesi (precisamente: tra Theodor Reuss e William Wynn Westcott), dobbiamo considerare come la dottrina della Cabal abbia fatto il suo ingresso nel moderno mondo occidentale per mezzo della controtradizione della Golden Dawn.

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